CONSIGLIO D'EUROPA

Più forza per i diritti

Apce: un minuto di silenzio per la strage di Domodevodo

Oggi, 28 gennaio, si conclude a Strasburgo la sessione invernale dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Apce), apertasi il 24 gennaio con un minuto di silenzio per le vittime dell’attentato kamikaze che poche ore prima aveva colpito l’aeroporto moscovita di Domodevodo causando 35 vittime e oltre 150 feriti. Di “inquietante onnipresenza della minaccia terroristica” aveva parlato inaugurando i lavori il segretario generale CdE, Thorbjørn Jagland. Partenariato CdE-Ue. In una risoluzione adottata il 26 gennaio sulla base del rapporto di Jean-Claude Mignon (Francia) relativo al follow-up della riforma del Consiglio d’Europa, i parlamentari hanno ribadito il proprio sostegno alla prima tranche di misure introdotte dal segretario generale per “riformare l’Organizzazione, darle nuova linfa, renderla più idonea ai bisogni dei cittadini europei”. A tale fine l’Apce raccomanda di “stabilire una maggiore sinergia tra gli organi, le istituzioni e i meccanismi dell’Organizzazione”, “identificare soluzioni politiche per porre rimedio al crescente sovraccarico di lavoro della Corte europea dei diritti dell’uomo”, “accrescere la portata delle conferenze ministeriali specializzate” e “instaurare un vero partenariato strategico” tra CdE e Ue.Traffico di organi. L’Assemblea parlamentare ha inoltre chiesto alle autorità di Albania e Kosovo di “collaborare senza riserve” all’inchiesta internazionale sul presunto traffico di organi nei due Paesi alla fine degli anni Novanta ai danni di prigionieri serbi e albanesi. La risoluzione – approvata il 25 gennaio a grande maggioranza con 169 voti a favore, 8 contrari e 14 astensioni – fa seguito alla presentazione del rapporto di Dick Marty (Svizzera), che lo stesso rapporteur definisce una “raccolta di elementi (soprattutto testimonianze, ndr) sulla base dei quali gli organi competenti devono avviare una inchiesta”. Nelle 27 pagine del documento, Marty afferma che alcuni prigionieri furono deportati in centri segreti per l’espianto di organi rivenduti poi all’estero. Nella vicenda, secondo il rapporteur, sarebbe coinvolto l’attuale premier kosovaro Hashim Thaci, all’epoca leader dell’Uck (Esercito di liberazione del Kosovo) che avrebbe avuto il controllo di questi centri. “La verità e il rispetto per il popolo kosovaro e per le vittime dei crimini esigevano di dare un nome ai responsabili” ha affermato Marty, che ha inoltre chiesto efficaci programmi di protezione dei testimoni. L’Apce ha ordinato l’apertura di indagini su questi presunti centri segreti, sulle scomparse di persone e sulla “collusione” tra “ambienti mafiosi e politici”. Dall’Assemblea anche la richiesta che Eulex (European Union Rule of Law Mission in Kosovo, missione civile Ue istituita nel 2008 per promuovere lo Stato di diritto in Kosovo dopo la proclamazione della sua indipendenza, ndr) venga dotata di “un mandato chiaro” e di “sostegno politico ad alto livello” per “adempiere il suo mandato”. Lotta a criminalità organizzata. “Le atrocità commesse nelle situazioni di conflitto e post-conflitto” rischiano di “minare le fondamenta stesse delle nostre democrazie e di mettere in pericolo la vita dei nostri figli”, ha dichiarato il presidente serbo Boris Tadic invitando ad una “alleanza strategica” tra i Paesi europei contro “la criminalità organizzata” che “avvelena la democrazia”. L’Europa, ha sottolineato il presidente turco Abdullah Gül, sta tentando di “uscire dalla morsa di una grave crisi economica”, ma essa non deve dimenticare che “rappresenta la culla” di “democrazia, stato di diritto e rispetto dei diritti umani”. Per questo deve guardarsi dai “crescenti episodi di intolleranza e discriminazione, dall’indebolimento del tessuto sociale e dal divario tra le diverse comunità religiose, etniche e culturali”. Libertà di stampa. In un dibattito sulla libertà di stampa Arne König, presidente European Federation of Journalists, ha ammonito: “È necessario fare di più per proteggere la libertà dei media, la sicurezza dei giornalisti e la protezione delle loro fonti”. König ha ricordato che sono 94 i giornalisti assassinati nel mondo nel 2010; 6 dei quali uccisi in Europa, e ha criticato la nuova legge sui media entrata in vigore il 1° gennaio in Ungheria, che a suo dire “riflette l’emergere, da parte di alcuni governi, di un approccio totalitaristico ai mezzi di comunicazione”. Di qui l’importanza che i 47 Stati CdE “traducano nella loro legislazione interna le raccomandazioni” della Conferenza dei ministri responsabili dei media di Reykjavik (2009). Sulla stessa linea Dunja Mijatovic (Osce), secondo la quale “troppo spesso i governi invocano la lotta contro il terrorismo e la sicurezza nazionale per giustificare legislazioni restrittive”. Infine l’Assemblea parlamentare ha affermato che la divulgazione di informazioni identificanti una fonte giornalistica dovrebbe “essere limitata a situazioni eccezionali” nelle quali siano “in gioco interessi pubblici o privati vitali” per cui “l’interesse legittimo alla divulgazione sopravanzi chiaramente l’interesse pubblico alla non-divulgazione”.