EGITTO
Intervista con il card. Antonios Naguib
È stato definito il "venerdì della partenza": oggi, infatti, scade l’ultimatum delle opposizioni al rais perché abbandoni il potere. Ma Mubarak, in un’intervista all’emittente americana Abc, ha dichiarato che non lascerà il Paese, in quanto teme la salita al potere dei Fratelli Musulmani. Dopo i sanguinosi scontri degli ultimi due giorni sembra essere tornata la calma al Cairo e nelle altre città del Paese da dove continuano ad arrivare notizie di manifestazioni contro e pro Mubarak. L’esercito vigila nelle piazze e nelle strade anche in vista della preghiera del venerdì. Il rischio è che con i loro sermoni gli imam possano provocare un nuovo innalzamento della tensione. Sugli ultimi sviluppi il SIR ha intervistato il patriarca copto-cattolico di Alessandria, il card. Antonios Naguib, che esorta a recuperare il senso originario delle proteste, ovvero la volontà di cambiamento.
Eminenza, la violenza sta prendendo il sopravvento e gli eventi sembrano andare in direzione opposta a quella transizione democratica invocata pacificamente dai manifestanti…
"Sì, purtroppo gli eventi sono andati in una direzione opposta a quella iniziale. Infatti la prima manifestazione dei giovani, il 25 gennaio, era totalmente pacifica. Essa chiedeva una riforma sostanziale e una soluzione ai problemi sociali che la popolazione vive quotidianamente. Purtroppo si sono infiltrati altri elementi politici che hanno trovato l’occasione per imporre le loro agende, usando anche della violenza. Così abbiamo assistito a scontri, in cui ci sono stati numerosi feriti e parecchi morti".
Perché questa violenza? Le pressioni internazionali non bastano per assicurare all’Egitto un futuro di libertà e giustizia?
"Questa violenza distruttiva, mai vista prima in Egitto, è il risultato di una strategia ben preparata dai fautori del disordine per la destabilizzazione dell’ordine, probabilmente in vista di accaparrare il potere. Dall’altra parte, credo che il desiderio e la volontà degli stessi egiziani di compiere il cambiamento siano molto più importanti ed efficaci di qualunque pressione esterna".
In una sua recente dichiarazione lei invocava preghiere per il suo Paese e per la riconciliazione. Ma quali sono le riforme utili a raggiungere questo scopo?
"Siamo convinti che la preghiera sia il mezzo più potente per il cambiamento delle menti e dei cuori, perche solo Dio lo può fare. Perciò chiediamo ancora tante preghiere per la pace del nostro Paese e di tutti i Paesi che soffrono disordine e violenza".
Circa le riforme da attuare?
"Nel Paese, molti scrittori, intellettuali e politici avevano già scritto e parlato della necessità di riforma politica, educativa e sociale. Dopo il dramma di Alessandria, la notte del primo dell’anno, moltissimi hanno chiesto la riforma dei programmi scolastici per purificarli di tutto ciò che crea rifiuto e odio dell’altro. Ora il Paese si orienta verso cambiamenti sostanziali, annunciati dal presidente Mubarak stesso e programmati dal governo provvisorio. Il presidente non si presenterà per un nuovo mandato, la costituzione sarà modificata, dei personaggi importanti sono stati arrestati e presentati alla giustizia. Sono sicuro che altre misure seguiranno".
Alla luce di quanto sta accadendo ci sono concrete possibilità di dialogo?
"È stata formata una commissione di dialogo. Ma il problema essenziale consiste ora nell’ostinazione dei gruppi dell’opposizione a non intraprendere il dialogo con il nuovo governo per una soluzione di transizione, se non a condizione delle dimissioni del presidente Mubarak. Egli da parte sua si è dichiarato desideroso di lasciare il potere, ma vuole prima che il Paese recuperi la sua stabilità e tranquillità per non cadere nel caos".
Qual è l’atteggiamento che stanno tenendo le comunità cristiane davanti alla violenza degli ultimi giorni?
"Il fenomeno meraviglioso in questi eventi è che non ha toccato il lato religioso. Al contrario, ha rinforzato i legami tra musulmani e cristiani. Nessuna persona e nessun luogo di culto, né cristiano né musulmano, è stato ingiuriato. Le ‘commissioni popolari’ che fanno la guardia tutti i giorni, durante il tempo del coprifuoco, sono formate da giovani e uomini musulmani e cristiani, che passano la notte insieme, condividendo il mangiare e il bere. In tutte le moschee e le chiese si prega quotidianamente per il ritorno della pace e dell’ordine. Questo è un aspetto molto positivo scaturito da questi drammatici eventi. Ci auguriamo che questo spirito duri per sempre".