CRISTIANI PERSEGUITATI

L’Europa non indietreggi

Ccee e Comece su mancato accordo dichiarazione ministri Esteri Ue

Fa discutere il mancato accordo dello scorso 31 gennaio tra i 27 ministri degli Esteri Ue su una dichiarazione congiunta di condanna delle persecuzioni religiose, saltato per l’omissione nella bozza del testo di un riferimento esplicito al caso delle minoranze cristiane in Medio Oriente. Sul tema delle persecuzioni contro i cristiani Italia, Francia, Ungheria e Polonia avevano sollecitato un dibattito dopo gli attentati nella chiesa di Baghdad dello scorso ottobre che ha causato 46 vittime, e quello nella chiesa copta di Alessandria d’Egitto, a dicembre, nel quale hanno perso la vita 21 persone. A chiedere il ritiro della bozza perché “generica” e priva di un minimo di impegni concreti a tutela delle comunità perseguitate – dopo gli energici pronunciamenti del Parlamento europeo (20 gennaio) e del Consiglio d’Europa (27 gennaio) – è stato, dopo il fallito tentativo di far approvare alcune modifiche al testo, il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini che aveva fatto mettere la questione all’ordine del giorno. Contro gli emendamenti proposti dall’Italia si sono pronunciati Irlanda, Lussemburgo, Portogallo e Spagna. L’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza, Catherine Ashton, si è impegnata a presentare una nuova bozza per una prossima riunione dei capi delle diplomazie Ue.Ue sia in prima linea. “Il mancato raggiungimento di un accordo per una comune dichiarazione dei ministri degli Esteri dei Paesi membri dell’Unione europea circa la protezione dei cristiani e la libertà di religione nel mondo ci preoccupa e ci deve interrogare”, ha dichiarato il 2 febbraio a SIR Europa padre Duarte da Cunha, segretario generale del Ccee (Consiglio Conferenze episcopali d’Europa), auspicando che “questo rinvio non sia a tempo indeterminato” ma costituisca piuttosto “un’occasione per migliorare la dichiarazione”. “I cristiani – afferma il segretario Ccee -, siano essi in maggioranza o in minoranza, hanno il diritto, come tutte le persone, di essere protetti in modo esplicito. L’Unione europea deve essere in prima linea in questa difesa con affermazioni chiare e politiche conseguenti. È previsto infatti che l’accordo venga discusso e, speriamo approvato, nel corso di una prossima sessione. Nel caso in cui ciò non avvenisse sarebbe una forma di imbavagliamento della verità”. Secondo padre da Cunha, “nessuna disposizione motivata da considerazioni di carattere nazionale, economico, religioso o culturale può legittimamente contravvenire ai principi sanciti dagli strumenti di cui l’Europa si è dotata quali il Trattato sull’Unione europea, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, e alle dichiarazioni del Consiglio europeo. Sarebbe un passo indietro per l’Europa, sarebbe un passo indietro rispetto a quanto compiuto qualche giorno fa dal Comitato dei ministri dei 47 Paesi del Consiglio d’Europa e soprattutto dall’Assemblea parlamentare che non solo aveva denunciato le persecuzioni dei cristiani ma dato anche indicazioni chiare per un impegno concreto da parte dei Paesi membri e del CdE”. Gli atti di violenza “cui abbiamo assistito – conclude il segretario Ccee – testimoniano chiaramente che il modello democratico è molto precario e che la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è ancora lontana dall’essere iscritta nel cuore degli uomini”.Misure concrete e azioni politicamente significative. In una nota diffusa il 1° febbraio la Comece (Commissione episcopati Comunità europea) esprime “rammarico” per la vicenda e si aspetta che gli impegni al riguardo contenuti nei Trattati Ue vengano tradotti “in azioni politiche significative”. “Questa titubanza diplomatica è tanto più incomprensibile” in quanto vite innocenti sono oggetto di “atroci attacchi contro i cristiani e le altre minoranze in tutto il mondo”, afferma la Comece sottolineando che causa del mancato accordo è stato “il disaccordo interno tra i ministri sull’inserimento” nel testo di “uno specifico riferimento ai cristiani come vittime di persecuzione religiosa”. La Comece esprime “stupore” per questa “titubanza dal momento che l’opinione pubblica europea è già stata resa consapevole della particolare situazione dei cristiani in Medio Oriente dopo i recenti attacchi alle chiese in Iraq ed Egitto”, e rammenta che l’Europarlamento, con l’esplicita risoluzione di condanna delle persecuzioni contro i cristiani adottata il 20 gennaio, e il Consiglio d’Europa, con l’analoga raccomandazione del 27 gennaio, “hanno già aperto la strada alla specifica condanna” di tali violenze”. Secondo la Comece “i recenti attacchi contro i cristiani non sono casi isolati” e le persecuzioni anticristiane sono “particolarmente allarmanti”. Poiché “l’impegno dell’Ue di proteggere i diritti fondamentali e la libertà religiosa è chiaramente affermato nel Trattato sull’Ue e nella Carta dei diritti fondamentali”, ed è stato “ribadito in diverse dichiarazioni”, la Comece “si aspetta che l’Ue intraprenda misure concrete per tradurre questi principi in azioni politiche significative”.