UE E MONDO

Segnali d’allarme

Preoccupazioni per i mercati, i debiti nazionali e le tensioni sociali

Dalle nevi della località alpina svizzera di Davos ai palazzi delle istituzioni Ue di Bruxelles: molti chilometri di distanza, ma le medesime preoccupazioni per l’economia mondiale e continentale. Il World Economic Forum punta l’indice sugli squilibri dei mercati, sui pesanti debiti nazionali che frenano lo sviluppo dell’Occidente, sulla crescita irruenta ma disomogenea e sregolata dei Paesi perennemente “in via di sviluppo”. Nel mondo si accentuano anche le diseguaglianze sociali e la povertà, cui si guarda con preoccupazione: troppi Stati – lo ricordano i casi di Tunisia ed Egitto – corrono il rischio di “esplodere”. Dall’Unione europea si raccolgono, almeno a parole, i segnali d’allarme.La stessa musica. L’appuntamento annuale di Davos ha visto la consueta carrellata di big della politica, dell’economia, delle imprese. Aumentano gli squilibri planetari, si affacciano sulla scena nuovi competitori (Mozambico, Uganda, Vietnam, Uzbekistan, America latina…), che vedono consolidare il Prodotto interno lordo senza peraltro accrescere la distribuzione delle ricchezze fra la popolazione. Lo sguardo è a tutto tondo: la finanza, le fonti energetiche e il prezzo del petrolio, le riforme di sistema per ammodernare lavoro, welfare, pensioni. Intervengono i principali leader europei: la tedesca Angela Merkel (politicamente in cima a una Germania che è tornata a correre), il francese Nicolas Sarkozy, il britannico David Cameron. Ognuno ha la propria ricetta, ma tutti convergono nel sottolineare la necessità della stabilità finanziaria e di prevenire nuove possibili crisi, l’urgenza di affrontare i debiti pubblici che bloccano la crescita e di rafforzare il mercato interno e la partnership con gli Stati Uniti. Si torna a Bruxelles e la musica è la stessa. Si affrontano i nodi dell’energia, delle materie prime, della ricerca; il fondo di stabilità finanziaria (ribattezzato “salvastati”) da potenziare, le agenzie per il controllo macrofinanziario da rendere efficaci, il “semestre europeo”, appena avviato, inteso a promuovere un reale coordinamento delle politiche economiche e di bilancio. Si tratta di punti posti all’ordine del giorno del summit del 4 febbraio, inizialmente convocato per trattare solo di energia e innovazione, salvo poi ricalibrare l’attenzione sulle urgenze imposte dalla cronaca, con una priorità per le rivolte popolari in nord Africa. Agire insieme. Energia, economia e innovazione sono comunque rimasti – accanto alla politica estera – i tre temi fondamentali attorno ai quali ruota il Consiglio europeo, straordinariamente fissato a inizio febbraio. La lettera di invito ai 27 capi di Stato e di governo Ue, spedita dal presidente Herman Van Rompuy, segnala che sul “futuro orientamento della nostra politica energetica” è già stato compiuto “un grande lavoro di preparazione”, ma alcuni aspetti essenziali devono essere definiti. Fra questi Van Rompuy indica la sicurezza energetica: “Da un lato, essa richiede il rapido completamento di un mercato interno interconnesso. Dobbiamo discutere le implicazioni di questo obiettivo, sia in termini di regolamentazione sia di infrastrutture fisiche. D’altra parte, la sicurezza energetica è determinata anche dai nostri rapporti con i partner chiave”. Il presidente indica una riflessione doverosa sulle relazioni con la Russia. Il Consiglio si deve poi soffermare sulla risposta dell’Ue e dei Paesi aderenti alla crisi economica e finanziaria: per questo è stato invitato il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet. La discussione preparerà il prossimo summit di marzo, interamente dedicato all’economia. Investire e innovare. “L’energia e l’innovazione sono elementi essenziali per lo sviluppo economico e il rilancio dei nostri mercati” pesantemente provati dalla crisi. José Manuel Barroso ha ribadito, alla vigilia del Consiglio europeo, alcune osservazioni sulla situazione, insistendo sulla perdita dei posti di lavoro e sulle pesanti realtà debitorie di vari Paesi. Ma ha cercato anche di “guardare avanti”, di individuare una “strategia di uscita”, come va predicando da mesi. “Energia e innovazione sono anche i campi in cui il livello comunitario può costituire un valore aggiunto”: per questo occorre concordare azioni “e muoversi a livello di Ue”. Vanno individuati – per Barroso – “obiettivi concreti e realizzabili. Ad esempio sul piano dell’approvvigionamento energetico dobbiamo approfondire la nostra collaborazione, come indica il Trattato di Lisbona” e bisogna scommettere “sulla dimensione esterna della politica energetica” per essere “più forti” sui mercati mondiali. Ma il politico portoghese non ha trascurato di citare il risparmio e l’efficienza energetica, annunciando un “piano d’azione”. A proposito dell’innovazione ha affermato: “Siamo già in emergenza. L’Ue è in ritardo sul piano della ricerca e delle nuove applicazioni tecnologiche. Nonostante il difficile periodo finanziario, dobbiamo aumentare gli investimenti”.