FORUM SOCIALE MONDIALE

Ascoltare i popoli

Il cardinale Sarr (Dakar) parla delle rivolte in Tunisia, Egitto e dell’Africa

(dall’inviata SIR a Dakar) – I cristiani non possono “tacere sulle rivolte popolari contro chi si appropria del potere solo per vantaggio personale, per le proprie famiglie e amici, come in Tunisia e in Egitto e senza dubbio anche in altri Paesi”. I cristiani devono “rifiutare e lottare contro ogni forma di corruzione del potere”, per mettersi invece al servizio del prossimo”. E’ una posizione chiara e netta su quanto sta accadendo in Tunisia ed Egitto, e un riferimento a situazioni esistenti in tanti altri Paesi africani, quella espressa oggi dal cardinale Théodore Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar, durante la messa che per migliaia di cattolici ha segnato l’apertura del Forum sociale mondiale (6-11 febbraio) nella capitale senegalese. L’inaugurazione ufficiale è nel pomeriggio, con una grande marcia dal centro della città fino all’università Cheikh Anta Diop, sede dell’evento. Nella parrocchia dei Martiri dell’Uganda erano presenti rappresentanti della rete Caritas, di organizzazioni non governative, associazioni, sacerdoti e religiosi/e senegalesi e di tutto il mondo. Nell’omelia il card. Sarr ha invitato i partecipanti ad essere “cristiani luminosi, coraggiosi ed impegnati” e “a non restare indifferenti rispetto alla sorte dei nostri simili, cercando le cause delle loro sofferenze, denunciando e combattendo le ingiustizie, per essere luce nelle tenebre del malgoverno e delle ingiustizie dei sistemi economici nazionali e mondiali”. Lo abbiamo intervistato a conclusione della messa, colorata ed animata come solo le celebrazioni africane sanno essere.

Eminenza, cosa pensa delle rivolte popolari che stanno infiammando l’Egitto, la Tunisia e rischiano di estendersi anche in altri Paesi?
“Quello che sta accadendo oggi in Egitto e Tunisia interpella i governi di tutta l’Africa. Le popolazioni stanno dimostrando che possono reagire in massa per mostrare il loro scontento ed esprimere le loro attese. Queste manifestazioni popolari possono convincere i governi che il loro modo di agire non è il migliore. Non è ciò di cui hanno bisogno le popolazioni”.

Intravede la possibilità di una “nuova primavera” orientata verso la democrazia?
“Se le situazioni saranno ben gestite potranno contribuire ad una nuova era per le popolazioni maghrebine, ma anche per molti Paesi africani. Le popolazioni stanno prendendo coscienza che possono esprimere bisogni, aspettative e desideri, e manifestare delusione nei confronti dei governi. Di fronte alla pressione popolare i governi saranno obbligati a tener conto della gente”.

Situazioni di questo tipo riguardano anche il Senegal?
“Sì. Qui, ad esempio, la gente protesta in piazza contro la mancanza di corrente elettrica. Le manifestazioni dovrebbero essere più coordinate, coerenti e di massa. Ma oggi la gente manifesta ed esprime il proprio scontento, per cui il governo dovrà mettere tra le priorità d’azione la fornitura di energia elettrica”.

Tra i tanti problemi dell’Africa quali, secondo lei, le priorità? “Parlare di tutta l’Africa vuol dire generalizzare, comunque ci sono degli aspetti positivi che i media occidentali non vogliono vedere. A livello sociale ed ecclesiale in alcuni Paesi africani sono stati fatti grandi progressi: in campo educativo, sanitario, nella formazione universitaria, politica, a livello di democrazia. Le elezioni sono sempre più credibili. Ma persistono gravi e reali problemi: in ambito sanitario abbiamo ancora la malaria, il virus Hiv, ecc.; la scolarizzazione non è ancora universale in molti Paesi; lo sviluppo economico è rallentato da fenomeni di corruzione e da politiche governative poco lungimiranti nell’agricoltura, nella lotta alla disoccupazione, in campo energetico. In più ci sono i conflitti, che rappresentano un freno enorme allo sviluppo, e la situazione difficilissima dei profughi e degli sfollati”.

Quali responsabilità?
“Bisogna fare appello ai governi africani perché promuovano il benessere, la salute, l’educazione della popolazione. Ma ricordiamo che i governi africani non sono gli unici responsabili di questa situazione. Ci sono interventi esterni non positivi, che antepongono i propri interessi a quelli della popolazione. I Paesi africani più ricchi di minerali e risorse naturali sono l’oggetto primario di questo interesse. Perché la Repubblica democratica del Congo, da decenni, non riesce ancora a conoscere la pace e la democrazia? E’ a causa delle sue ricchezze enormi. Chiedo quindi alle potenze straniere di prestare attenzione al bene delle nostre popolazioni. La Tunisia non ha tenuto conto dei bisogni della gente. Ma anche Paesi come gli Usa e la Francia devono fare attenzione e chiedersi se gli africani sono soddisfatti”.

Il Forum sociale mondiale per la prima volta a Dakar: cosa si aspetta?
“E’ una buona cosa che quest’anno il Forum si svolga a Dakar, perché permetterà alle società civili africane di esprimersi, di prendere coscienza della propria forza e fare pressione sui governi”.