EGITTO

Tra timori e speranze

Suleiman nel dialogo governo-opposizioni.

Sono giunte alla terza settimana le proteste al Cairo e i dimostranti, accampati in piazza Tahrir, continuano a chiedere le dimissioni di Hosni Mubarak. Il 7 febbraio si è svolta la prima riunione del nuovo governo che ha assunto alcune decisioni per allentare la tensione. Tra queste la liberazione di un dirigente di Google, Wael Ghonim, arrestato il 28 gennaio, e simbolo dei manifestanti poiché è il fondatore di un gruppo Facebook chiamato "Siamo tutti Khaled Said", l’attivista dei diritti umani ucciso dalla polizia ad Alessandria a giugno dello scorso anno. Altre decisioni sono state l’aumento dei salari pubblici e delle pensioni del 15%, l’istituzione di un fondo di 840 milioni di dollari per i commercianti che hanno subito furti e vandalismi. È di oggi, poi, la notizia che Mubarak ha firmato un decreto per formare una Commissione che si occuperà di emendare la Costituzione. Decisioni che giungono dopo che domenica è stato avviato un dialogo "per una transizione pacifica" tra governo e forze di opposizione, tra le quali per la prima volta i Fratelli musulmani. Ma il dialogo resta a rischio senza l’addio di Mubarak. I timori dell’amministrazione Usa, secondo cui elezioni troppo ravvicinate rischiano di assicurare una vittoria alla fratellanza musulmana, sembrano rafforzare il vicepresidente dell’Egitto, Omar Suleiman, alla guida della transizione. Sulla fase politica egiziana il SIR ha intervistato Janiki Cingoli, presidente del Cipmo, il Centro italiano per la pace in Medio Oriente (www.cipmo.org).

"Si sta facendo strada – spiega Cingoli – la consapevolezza che non è possibile andare ad elezioni immediate in quanto non darebbero spazio ai protagonisti delle manifestazioni di questi giorni, ai giovani in particolare, che non hanno una struttura politica organizzata, cosa che invece possiede il movimento dei Fratelli musulmani. Nel recente vertice internazionale sulla sicurezza a Monaco è emersa l’esigenza di un percorso ‘ponderato, comprensivo e trasparente’ che consenta alla democrazia egiziana di ristrutturarsi con necessarie riforme costituzionali e alla società civile di organizzarsi visto che è stata disarticolata da 30 anni di dominazione di Mubarak".

In questo contesto cosa rappresenta la figura di Suleiman?
"Si tratta di una figura di equilibrio. Legato alla vecchia guardia e amico di Mubarak, è anche qualcosa di più: è uomo del negoziato segreto, da un lato con Israele, e dall’altro con Hamas, per il rilascio del caporale Gilad Shalit. Ha negoziato perché reggesse la tregua tra Hamas e le altre fazioni armate di Gaza e Israele al termine della guerra di alcuni anni fa. È l’uomo che tiene contatti con i servizi segreti israeliani. Si tratta di una figura complessa e certamente non sprovveduta. È un uomo dell’esercito, di quell’esercito che durante le proteste è stato percepito dai manifestanti come elemento di garanzia rispetto agli attacchi portati dalla polizia".

Quasi un modello "Turchia", Stato laico oggi guidato da un partito d’ispirazione islamica, e dove l’esercito è custode della laicità dello Stato…
"Nel caso di una presenza dei Fratelli musulmani nel futuro governo, molto probabile in caso di prossime elezioni libere, l’esercito, come in Turchia, verrà visto quale garante di laicità, ma con tutti i limiti della cosa. Esso, infatti, non è estraneo al processo di mummificazione della società egiziana e anche dell’economia. L’Egitto è un Paese molto fiero di se stesso e del suo ruolo nel mondo arabo ed è difficile che assuma un modello, in questo caso la Turchia, per la sua transizione. Più facile che voglia imporsi come esempio alla possibile onda che potrebbe ripercuotersi nel mondo arabo".

Usa e Ue sembrano aver preso un po’ tardi le misure a questa crisi. È così?
"Gli Usa, in particolare, prima hanno appoggiato Mubarak considerandolo uomo di garanzia, poi hanno avuto paura di essere presi in contropiede e hanno sposato le posizioni di chi che ne chiedeva le dimissioni. Ora prevale la posizione di medio periodo, quindi non elezioni immediate ma una fase di transizione che le prepari. Idea analoga a quella della componente meno organizzata della protesta, promotrice delle manifestazioni, e che ora ha paura di essere fagocitata dai Fratelli musulmani".

Prevede dei cambiamenti nei rapporti diplomatici tra Israele e il nuovo Egitto?
"Sarà difficile per il futuro governo egiziano mettere in discussione il Trattato di pace con Israele. Suleiman è uomo di collegamento con Israele. Tuttavia, qualunque governo si formerà, sarà distaccato e meno pronto a tenere in considerazione le esigenze di sicurezza di Israele e meno disponibile ad assumere atteggiamenti di ostilità verso Hamas che è una costola dei Fratelli musulmani. La presenza di questi ultimi in un governo di transizione potrebbe avere gli effetti di indiretta legittimazione dello stesso Hamas e di indebolimento dell’Autorità nazionale palestinese che non a caso ha promosso manifestazioni pro-Mubarak reprimendo quelle di sostegno ai manifestanti".