CHIESE IN BREVE

Francia, Italia

Francia: il card. Ricard a tutela dell’embrioneMartedì 8 febbraio è iniziato presso l’Assemblea nazionale francese l’esame del progetto di legge in materia di bioetica che, secondo il card. Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux, “è attraversato da una contraddizione interna”. Dopo la nota dei vescovi francesi ai deputati (cfr. SIR Europa n. 4/2011), il card. Ricard ritorna sul tema e nell’editoriale del giornale “L’Aquitaine”, pubblicato il 4 febbraio sul sito www.eglisecatholique.fr, si sofferma sugli articoli del provvedimento riguardanti la ricerca sull’embrione umano. Il progetto di legge, osserva, “da una parte mantiene il divieto della ricerca sull’embrione umano e sulle cellule staminali embrionali umane”, disposizione “coerente con l’insieme del nostro corpus giuridico sulla protezione della vita umana”; dall’altra “stabilisce una deroga a favore della ricerca scientifica” perché in certe condizioni “gli embrioni soprannumerari potranno essere utilizzati e distrutti”. Nel 2004, in occasione del primo riesame della legislazione sulla bioetica, la legge aveva stabilito una deroga “per un periodo limite di cinque anni, sperando che presto non sarebbe stata più necessaria”. Invece “l’attuale progetto di legge – afferma il porporato – rende questa deroga permanente. Ma non si vede perché qui l’etica dovrebbe farsi da parte davanti ai supposti progressi della ricerca scientifica. Questa non autorizza tutto. Non autorizza ad esempio la commercializzazione del corpo umano. E questo divieto non ammette deroghe”. Il progetto di legge “pone come condizione all’uso dell’embrione per la ricerca l’impossibilità di condurre una ricerca similare senza ricorrere alle cellule staminali embrionali o a agli embrioni”. “Ma le scoperte scientifiche sulle cellule staminali adulte – si chiede l’arcivescovo di Bordeaux – non aprono la strada a un metodo alternativo?”. Dopo aver definito “non pertinenti” le distinzioni tra “pre-embrione” ed “embrione umano”, e tra “embrioni congelati oggetto di un progetto dei genitori e quelli estranei a tale progetto”, il porporato auspica che l’esame del provvedimento non porti ad una “opposizione frontale tra scienza ed etica”, e richiama il Rapporto degli “États généraux de la bioéthique”, secondo il quale i cittadini “si aspettano che lo Stato sia in grado di tutelare tutti, in particolare i più deboli, contro le derive mercantilistiche, gli esperimenti e le pratiche che tradiscono il principio di integrità del corpo umano”. Di qui la conclusione: “Proteggendo in modo incondizionato l’essere vulnerabile per eccellenza, l’embrione umano, la legge civile risponderebbe pienamente a questa attesa”. Italia: la risposta alle inquietudiniA pochi giorni dalla chiusura del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana (Cei) che si è tenuto ad Ancona dal 24 al 27 gennaio, è stato reso noto il “messaggio d’invito al XXV Congresso eucaristico nazionale” (Ancona, 3-11 settembre). Il testo, diffuso il 7 febbraio, si sofferma sulla “centralità dell’Eucaristia” intesa “come il ‘culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù'”. La parte centrale del messaggio è dedicata ai contenuti teologici e pastorali sui quali i fedeli sono chiamati a concentrare l’attenzione, in questa fase preparatoria del Congresso: “Aiutare a scorgere in Gesù, Parola e pane per la vita quotidiana, la risposta alle inquietudini dell’uomo d’oggi – scrivono i vescovi -, che spesso si trova di fronte a scelte difficili, dentro una molteplicità di messaggi: è questo l’obiettivo posto al cuore del cammino verso il Congresso eucaristico”. Il messaggio richiama poi il “rapporto tra liturgia e bellezza del mistero celebrato” e i vescovi sottolineano che “dall’unità di Parola di Dio ed Eucaristia nasce così un atteggiamento contemplativo, in grado di dare ‘forma eucaristica’ ai contenuti della vita quotidiana”. Dopo aver ricordato quanto “i cristiani siano riconosciuti e apprezzati come uomini e donne di carità, esperti di umanità, socialmente solidali, anche da quelli che non frequentano la vita della comunità cristiana”, i vescovi indicano un collegamento tra il congresso eucaristico e il decennio pastorale della Cei sull’educazione 2010-2020: “L’agire pastorale deve concorrere a suscitare nella coscienza dei credenti l’unità delle esperienze della vita quotidiana, spesso frammentate e disperse, in vista di ricostruire l’identità della persona. Essa, infatti – si legge nel messaggio -, si realizza non solo con strategie di benessere individuale e sociale, ma con percorsi di vita buona, capaci di stabilire una feconda alleanza tra famiglia, comunità ecclesiale e società, promuovendo tra i laici nuove figure educative, aperte alla dimensione vocazionale della vita”.