RADIO VATICANA

Senza frontiere

Gli 80 anni dell’emittente della Santa Sede

Una "grande famiglia che non conosce frontiere", nella quale, "nella molteplicità delle culture e delle lingue, tutti sono fratelli e sorelle, e così rappresentano una grande forza per la pace". Il card. Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, ha citato queste parole – pronunciate a braccio da Benedetto XVI in occasione del 75° anniversario – per definire Radio Vaticana, in occasione della conferenza per l’80° dell’emittente della Santa Sede, che si è svolta il 10 febbraio presso i Musei Vaticani. Nel 2011, ha ricordato il porporato, "cadono insieme due anniversari importanti: i 150 anni dell’Osservatore Romano e gli 80 anni della Radio Vaticana". L’Osservatore Romano nasce nel 1961, "insieme all’unità d’Italia e quindi al tramonto del potere temporale dei Papi, e dà voce alle ragioni della Santa Sede di fronte all’opinione pubblica italiana ed europea in tutto il lungo periodo della non risolta ‘questione romana’". "Ben diverso", ha fatto notare il card. Lajolo, "il contesto in cui nasce la Radio Vaticana, proprio in concomitanza della fondazione del nuovo Stato della Città del Vaticano", anzi "proprio come una delle strutture che lo caratterizzeranno nella sua sovranità e libertà di azione internazionale".

La "sfida" dei nuovi media. "Non basta più andare in onda, pubblicare, scrivere. Oggi bisogna essere presente nei forum, aggiornare le ‘web pages’, per poter raggiungere un mondo sempre più affamato di notizie". Lo ha detto mons. Peter Bryan Wells, assessore agli Affari sociali della Segreteria di Stato. "Non avere a propria disposizione nuovi mezzi tecnici o non sapere di strumenti all’avanguardia implica che il messaggio comunicato arrivi tardi, male e persino inutilmente", ha sottolineato mons. Wells, secondo il quale "è indispensabile per Radio Vaticana continuare ad adattarsi a questi nuovi mezzi". "La globalizzazione mediatica non può farci paura perché ne siamo stati noi i primi artefici", ha ricordato mons. Wells, secondo il quale è la Chiesa cattolica "ad essere stato il primo network sociale globale". "I nuovi mezzi di comunicazione – ha detto mons. Wells – intelligentemente impiegati e sapientemente integrati con le strutture esistenti, possono essere importanti veicoli per la trasmissione del messaggio della radio, assicurando ampissima diffusione a costi estremamente contenuti". "La convergenza fra la radio e i new media non snaturerà l’essenza della comunicazione radiofonica, ma la potenzierà", ha assicurato, a partire dal "ruolo specifico" di Radio Vaticana come "parte integrante degli strumenti a disposizione della Santa Sede per l’evangelizzazione".

Novità e progetti. Si chiama "Vatican Tic", ed è "un sistema organizzato in base al calendario delle attività del Papa, grazie a cui con un semplice clic si possono richiamare tutti i contributi pubblicati nel sito che si riferiscono a un determinato evento dell’agenda del Papa". A parlarne è stato padre Federico Lombardi, direttore di Radio Vaticana, come una delle novità predisposte dall’emittente della Santa Sede in occasione dell’80° anniversario di fondazione. "Vatican Tic", ha annunciato padre Lombardi, "si può estendere facilmente agli altri siti vaticani con cui collaboriamo, cosicché potrà diventare uno strumento molto potente e condiviso per il nuovo portale d’informazioni vaticane che il Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali sta sviluppando". Tra i progetti futuri dell’emittente vaticana, proprio all’interno del nuovo portale, c’è anche quello – ha reso noto padre Lombardi – di "superare la nuova frontiera, su cui riflettiamo da tempo ma che non abbiamo ancora veramente superato, del coinvolgimento nel mondo dei social network". Grazie alla collaborazione con il Centro televisivo vaticano, inoltre, Radio Vaticana ha pubblicato nell’ultimo anno, sul nuovo canale vaticano su "You Tube", oltre 500 videonews sull’attività del Papa in quattro lingue diverse". "Una grande comunità di comunicatori e tecnici al servizio della missione del Santo Padre, che – coinvolta nelle grandi trasformazioni dell’era digitale – cerca di usare le vie migliori per comunicare, in collaborazione con tutti quelli che possono contribuire a tale missione". Padre Lombardi ha tracciato in questi termini l’identikit di Radio Vaticana, e ha aggiunto: "Siamo una comunità di lavoro originariamente e appassionatamente internazionale e multiculturale", che trasmette in quaranta lingue e quindici alfabeti diversi. Tra le "nuove entrate", padre Lombardi ha citato una pagina web in lingua macedone e una pagina in ebraico moderno, "messaggio molto chiaro di dialogo con il mondo ebraico e ben recepito", e ora "si studia la possibilità di una pagina coreana". Altro obiettivo di Radio Vaticana, "cercare di raggiungere tutti, in particolare quanti sono in difficoltà, lontani o separati dalle grandi possibilità di comunicazione": ad esempio, "il servizio per i cattolici in Cina e Vietnam è stato ed è gigantesco, l’equivalente di migliaia e migliaia di pagine".

CENNI STORICI – “Audite caeli”
Radio Vaticana dal 1931 ad oggi

"Audite caeli quae loquor… Udite, o cieli, quello che sto per dire, ascolti la terra le parole della mia bocca. Udite, o genti tutte …". Erano le 16.30 del 12 febbraio 1931, quando per la prima volta nella storia la voce del Papa – il passo era della Sacra Scrittura – poté essere udita in tutte le parti del mondo. Era nata la Radio Vaticana, la radio del Papa, come fu subito chiamata. Pio XI aveva scelto per l’inaugurazione il giorno del nono anniversario della sua incoronazione. Alle sue spalle, mentre pronunciava quello che sarebbe stato il primo della serie dei radiomessaggi pontifici, il cardinale segretario di Stato Eugenio Pacelli, il padre gesuita Giuseppe Gianfranceschi, capostipite dei direttori dell’emittente vaticana (era tra l’altro rettore della Gregoriana) e Guglielmo Marconi. Lo scienziato, amico di Pacelli e di Pio XI, fu l’artefice di tutto l’apparato trasmettitore, da lui progettato con caratteristiche e potenza (10 kW a onde corte, due antenne omnidirezionali) all’avanguardia per quei tempi. Il microfono a polvere di carbone da cui Pio XI "irradiò per la prima volta il verbo di Dio al mondo" (così è scritto nella targa ricordo) fa ancora bella mostra nell’attuale sede dell’emittente. Nel 1937, grazie a un nuovo trasmettitore, la potenza dell’impianto aumentò a 25 kW e le frequenze in onde corte a 10. Nel 1940 iniziarono programmi regolari in dieci lingue. Durante il periodo della guerra la Radio Vaticana fu una delle stazioni radio più ascoltate, se non la più ascoltata al mondo.
A fianco dei programmi informativi e degli storici radiomessaggi con cui Pio XII fece udire a tutti i popoli parole di conforto e di speranza, la radio del Papa svolse un’intensa attività di scambio di messaggi tra civili, militari impegnati su tutti i fronti, prigionieri o dispersi, e le loro famiglie. In cinque anni furono diffusi oltre un milione e 240 mila messaggi. Nel 1948, grazie a Pio XII che credeva fermamente nel mezzo radiofonico, le trasmissioni furono estese a 19 lingue. Allo stesso Pontefice i cattolici olandesi donarono un trasmettitore da 100 kW.
Nel 1950 ebbero inizio i programmi musicali. Pio XII inaugurò nel 1957 il Centro radiotrasmittente di S. Maria di Galeria, a 25 km da Roma. La Radio Vaticana fu poi mobilitata da Giovanni XXIII per il Concilio Vaticano II. Un efficace compendio di quelli che sono gli scopi precipui della Radio Vaticana lo fece Paolo VI in occasione del 40° anniversario della fondazione dell’emittente: unire direttamente il centro della cattolicità con i diversi Paesi del mondo; dare al Papa la possibilità di rivolgersi direttamente a tutti i fedeli della terra e diffondere la sua parola e il suo pensiero; informare sull’attività della Santa Sede; farsi eco della vita cattolica nel mondo; mostrare il modo di vedere della Chiesa; esporre il messaggio cristiano. Attualmente la Radio Vaticana dispone di cinque reti di diffusione terrestre, satellitare e telematica e trasmette in 39 lingue per circa 438 ore settimanali, in direzione dei cinque continenti. All’interno dei Giardini vaticani, presso la Palazzina di Leone XIII dove ha sede la Direzione (da sempre affidata ai Gesuiti) sono state costruite due antenne paraboliche, destinate alle trasmissioni via satellite dei programmi radio. Con questo sistema si ridurrà di molto l’utilizzo delle antenne, collegato ai sistemi tradizionali di trasmissione, eliminando le polemiche sorte negli ultimi tempi circa il presunto inquinamento da radiazioni elettromagnetiche in particolare per il Centro di S. Maria di Galeria.