EGITTO
Un gesto che ha convinto Mubarak a dimettersi
Tahrir significa liberazione e il milione in piazza Tahrir ha gridato e pianto di gioia sentendosi finalmente liberato all’annuncio delle dimissioni di Mubarak. Le bandiere hanno iniziato a sventolare e la gente canta, balla, si abbraccia. Il cielo ormai buio è illuminato dai fuochi d’artificio. Un passaggio storico per l’Egitto. Una clamorosa occasione mancata per Hosni Mubarak.
Mubarak, infatti, ieri ha parlato alla nazione. Sembrava un grande discorso. Il rais ha detto che il popolo deve essere autore e protagonista del suo futuro. Ha dichiarato che il sangue dei martiri non è stato versato invano. Ha raccontato commosso di quando la bandiera egiziana è tornata sul Sinai, di quanto l’Egitto ha fatto da quel giorno in favore della pace. Ha detto commosso che ama il suo Paese e che nel suo Paese vuole morire ed essere sepolto. Ma quando tutti si aspettavano il passaggio finale, che lo avrebbe riscattato e consegnato alla storia come un uomo che riusciva a riconciliarsi con la sua gente, anziché annunciare le elezioni e le sue dimissioni, ha cominciato a inveire contro i nemici del popolo, contro i giornalisti, contro chi irresponsabilmente lavora contro il Paese e monta false accuse contro di lui e il governo, contro chi dall’estero getta discredito e vorrebbe imporre i propri diktat. E senza rendersi conto dell’assurdo ha parlato di riforme costituzionali, di nuova azione del governo e di nuove responsabilità affidate al suo vice Suleiman.
La gente in piazza è ammutolita, poi è esplosa mostrando le scarpe. Un gesto fortissimo, col quale gli arabi manifestano un disprezzo totale, assoluto e non recuperabile. È un gesto umiliante e definitivo, nello stesso tempo molto più potente e molto meno volgare di quelli che vediamo fare in Italia con le dita anche da membri del governo. Un gesto che segnava la determinazione di un popolo che non ha avuto paura in questi giorni di sfidare il coprifuoco, l’esercito, i falsi sostenitori di Mubarak pagati dal potere. Non si trattava più di semplici manifestanti, la rivoluzione è dilagata coinvolgendo tutte le fasce sociali e professionali, dai lavoratori del Canale di Suez ai giudici della Corte Suprema, a giovani, donne, internauti… Si calcola che ieri notte e oggi fossero in strada, in tutto l’Egitto, da otto a dieci milioni di persone, un quarto del Paese, che chiedevano, anzi ‘facevano’ il cambiamento, mostrando fieri i cartelli “Yes we can too”, sì, possiamo cambiare anche noi.
Quella determinazione ha fatto crollare la resistenza del vecchio presidente, che oggi ha ceduto, lasciando il potere ai militari. Che cosa accadrà ora? I militari erano apparsi indecisi, divisi tra chi come l’esercito era favorevole ad una evoluzione democratica liberale e chi come la Guardia Repubblicana e l’Aviazione, l’arma di provenienza di Mubarak era fedele al rais. In queste ore sembra stia prevalendo la scelta di mettersi dalla parte della gente, con la consapevolezza, almeno pragmatica, che un Paese non può essere governato a lungo contro il popolo. Ora il primo passaggio sarà stabilire data e regole per libere elezioni. I Fratelli musulmani fondamentalisti continuano a ribadire che non presenteranno candidati alla presidenza. Anche El Baradei ha annunciato che non si presenterà, ma la sua sembra la mossa corretta di chi non vuole dare l’idea di cavalcare l’onda della protesta arrivando con opportunismo dall’estero. È probabile che molti, soprattutto tra gli alleati esteri, gli chiedano di ripensarci. Interessante sarà capire nelle prossime settimane se la piazza e la rete, i due teatri della mobilitazione della gente, avranno fatto maturare nuovi leader. Ancora più interessante vedere che cosa accadrà ad Algeri, dove la gente si è data appuntamento da domani per tentare di imitare i cugini tunisini ed egiziani.
Questa sera rimane la gioia della gente e la delusione per l’arroganza di un leader che ha occupato il potere trent’anni e non ha saputo fare un passo indietro con dignità. Ieri, sentendosi assediato, ha deciso di ruggire, come un animale ferito. Oggi è prevalsa la fuga, senza mostrare il viso. Scelte meschine. Meschine e pericolose, praticate spesso dagli uomini che ormai vecchi, assediati dalle conseguenze delle proprie azioni, non riescono più a guardare alla realtà, ma vedono solo gli innumerevoli specchi di cui si circondano.