BIOETICA
I vescovi francesi sulla fecondazione guidata in vitro
I vescovi francesi sono interventi sulla vicenda del bambino nato il 26 gennaio scorso a Clamart in Francia che, grazie alla fecondazione guidata in vitro, permetterà ai medici di curare un suo fratellino. Il tutto è avvenuto alla vigilia della riapertura in Francia dell’esame del progetto di legge in materia di bioetica. Riportiamo il parere di mons. Pierre d’Ornellas, acivescovo di Rennes e presidente del Gruppo di lavoro sulla bioetica della Conferenza episcopale francese.Di fatto la nascita del primo “bébé-médicament”, il “bambino cura”, in Francia mette in luce la posta in gioco d’umanità che si nasconde dietro la revisione delle leggi della bioetica. Si tratta di trovare una strada che unisca da una parte il rispetto incondizionato della dignità umana per tutti gli esseri umani, in particolare quelli più vulnerabili, e dall’altra parte l’impiego di quelle tecniche biomedicali che sono consentite dal progresso scientifico. È su questa strada che si trova il vero progresso dell’umanità.Noi ci troviamo all’incrocio di queste strade. Si tratta di riflettere “ex novo” sulla tecnica e sul suo impiego. Si tratta di fare attenzione al rapido aumento dell’uso sconsiderato delle tecniche, man mano che impariamo a padroneggiarle. Ciò ci sarebbe rimproverato dalle generazioni future: ciò che è tecnicamente possibile non è necessariamente ragionevole né in sé né per l’interesse generale. Una tecnica che volesse sopprimere qualsiasi vulnerabilità sarebbe fuori strada, in quanto la vulnerabilità appartiene alla stessa condizione umana. È per tale motivo che nessuna società può vivere senza amore. L’amore verso i più vulnerabili e il rispetto per la dignità di ciascuno sono i fondamenti della nostra convivenza. La posta in gioco d’umanità consiste nel misurare qualsiasi prodezza tecnica sulla base del rispetto del più vulnerabile. La posta in gioco dell’umanità consiste anche nel valutare qualsiasi ricerca scientifica sulla base della libertà responsabile, che sceglie il rispetto come via del progresso. Occorre essere chiaroveggenti per apprezzare la posta in gioco di questo rispetto per l’interesse generale della società e per il suo avvenire. Perché le persone vulnerabili fanno sorgere risorse insospettate di umanità, indispensabili alla nostra società sempre più tecnica e stressata. Occorre essere coraggiosi per non cedere alla tentazione della prodezza tecnica a scapito del rispetto. Questo coraggio permette di fare buone scelte in materia di ricerca finalizzata alla guarigione. Le generazioni future ci ringrazieranno per questo coraggio. Conciliare l’etica del rispetto e della vulnerabilità con l’utilizzo delle tecniche biomedicali significa fare opera di saggezza per la donna e per l’uomo, oltre che per i loro figli. Aprire questo cammino di saggezza spetta alla nostra responsabilità comune per le generazioni che verranno. Questa non può essere esclusivamente opera di esperti che decidono per gli altri. È per questo motivo che il dialogo è la condizione indispensabile di un vero progresso.La Chiesa cattolica si è molto interessata ai dibattiti relativi alla revisione delle leggi sulla bioetica. Numerosi cattolici, nella loro professione o nei loro impegni associativi, si trovano di fronte alle questioni sollevate dal progresso delle tecniche biomedicali. Hanno partecipato agli Stati generali della bioetica offrendo il proprio contributo, frutto di numerosi scambi e di esperienze varie. Lo hanno fatto in qualità di cittadini tra gli altri cittadini. Si sono anche impegnati nel dialogo.Da parte sua, la Conferenza episcopale francese ha partecipato al dialogo in ogni tappa preparatoria dell’attuale revisione della legge sulla bioetica. Ha lavorato intensamente e ha fatto capire le questioni sollevate per un giusto discernimento, in relazione alla dignità e alla vulnerabilità dell’essere umano, e incoraggiando la ricerca scientifica. Un dialogo illustrato da quattro pubblicazioni e dal blog www.bioethique.catholique.fr. Questo dialogo poggia su convinzioni spirituali, ma consiste prima di tutto in una linea di azione razionale che permette numerose convergenze con i non cristiani e con i non credenti. È molto significativo che tutte le posizioni etiche della Chiesa cattolica siano condivise anche da un certo numero di non credenti. Il dialogo esige molto lavoro e molto ascolto. Suscita queste convergenze razionali per il bene di tutti. Rifiuta il pressappochismo e l’oscurantismo. Allarga gli orizzonti individuali al di là degli interessi particolari. Permette di trovare la via del progresso. Favorisce il coraggio richiesto sia dall’etica del rispetto sia dall’etica della vulnerabilità. Ci auguriamo che i deputati si lascino guidare dalla propria coscienza all’interno di un dibattito sereno e approfondito.