TURCHIA

Ci vuole ancora tempo

Il ruolo chiave del Paese in Europa

Negli ultimi tempi, le crescenti rivolte nel mondo arabo e la costante instabilità del Medio Oriente hanno fatto distogliere lo sguardo dei mezzi di comunicazione dalla Turchia, che per posizione geografica e collocazione nell’area islamica risulta sempre un Paese particolarmente importante nei confronti dell’Europa. Gianni Sartori per SIR Europa ne ha parlato con Baykar Sivazliyan, docente di lingua e letteratura armene all’Università statale di Milano. Il premier turco Recep Tayyip Erdogan, finora considerato un leader moderato e dialogante, sembra volersi fare portavoce – soprattutto in politica estera – di un rinnovato “orgoglio islamico” e rivendicare con forza il ruolo di potenza emergente della Turchia. Come interpretare questo cambiamento?“Forse eravamo stati troppo ottimisti prima. La Turchia di oggi è senza dubbio l’erede dell’Impero Ottomano e – come si sa – questo enorme Impero multietnico è stato assai longevo nella storia moderna dell’umanità e ha lasciato ai governanti attuali una formidabile esperienza di governo e diplomazia. Negli ultimi tempi, mi tornano in mente le lucide parole di Jonathan C. Randal, giornalista del New York Times, che nel suo libro ‘I curdi’, del 1997, scrisse: ‘Gli ottomani erano veri maestri nell’arte della corruzione e degli intrighi tribali, tanto che persino quando trionfavano in battaglia, i leader curdi venivano sistematicamente ingannati nei negoziati successivi e finivano in esilio, in prigione o assassinati’. È vero che la Turchia desidera ricoprire un ruolo di potenza emergente, ma non è ancora nella situazione di poterlo fare in quell’area. Sappiamo bene che le sue relazioni con il mondo arabo non sono così eccellenti come vorrebbero farci credere. Nessun Paese arabo ha dimenticato gli anni di schiavitù e di dura repressione, durati, in qualche caso, secoli. La politica di zero problemi con i vicini non ha dato alcun risultato tangibile. Ormai nella politica internazionale contano i fatti, perché i popoli stessi sono più vigili e informati; le parole o le carte firmate, se non supportate immediatamente da atti concreti, non fanno più sognare nessuno. L’esempio più lampante sono i due protocolli concordati con l’Armenia e pomposamente firmati in Svizzera. Da circa due anni rimangono lettera morta, in quanto la parte turca ha immediatamente frapposto delle precondizioni per iniziare a discutere. Era una goffa manovra per impedire il riconoscimento definitivo del Genocidio Armeno da parte del mondo intero”.Quali sono le implicazioni per la prevista integrazione della Turchia in Europa?“Non penso che il cammino della Turchia verso l’Europa possa subire rallentamenti o accelerazioni per queste ‘strane’ aperture verso l’Islam. Come sappiamo bene, l’entrata di un Paese nell’Unione europea dipende sostanzialmente dal livello del raggiungimento dei parametri richiesti da parte di quest’ultima. Sui circa 36 capitoli, fino a oggi la Turchia è riuscita a centrarne solo due. Qui nasce un’altra questione basilare: oggi, il numero dei turchi che desiderano veramente integrarsi in Europa sta sensibilmente diminuendo”.In passato, la Turchia aveva buoni rapporti di collaborazione con Israele, almeno fino alla tragica conclusione dell’attacco israeliano alla nave di aiuti umanitari per Gaza.“Le relazioni della Turchia con Israele e, in generale, con il mondo ebraico sono state eccellenti per tanti decenni. La Turchia ha tanti, troppi e importantissimi legami diplomatici-militari con Israele e penso che questo pseudo confronto sia semplicemente di facciata. I due Paesi sono legati l’uno all’altro con interessi che oserei chiamare vitali. Del resto, l’operazione maldestra di un corpo speciale israeliano che ha causato la morte di nove cittadini turchi è stata criticata moltissimo anche in Israele”.Di recente, alcuni intellettuali armeni residenti in Francia hanno accusato il presidente Sarkozy di aver fatto marcia indietro sulla denuncia del Genocidio degli Armeni. Qual è, in proposito, l’atteggiamento delle principali nazioni europee?“Finché la Turchia non avrà il coraggio civile di interloquire direttamente con i vicini armeni con onestà e correttezza, le terze parti si adegueranno di volta in volta. La questione armena, quella curda, quella cipriota e la questione dei Diritti umani in Turchia devono sottostare agli interessi concreti. È questo il punto che i governanti turchi, se veramente onesti e amanti degli interessi della Turchia, dovrebbero capire”.Cosa pensa della distruzione di un monumento per la fratellanza turco-armena nella città di frontiera di Kars?“Non fa altro che confermare il mio pessimismo. Il premier Erdogan, di passaggio nella città di Kars, posta a pochi chilometri dall’Armenia, ha trovato molto “strano” il monumento. Ha, quindi, raccomandando al sindaco di distruggere l’opera d’arte, del resto realizzata da un bravissimo artista turco. Più voci hanno confermato che questa presa di posizione così drastica aveva lo scopo di garantirsi i voti dei turchi-azeri residenti in città (il 10%). Voti che possono ribaltare l’ago della bilancia politica a favore del proprio partito islamista”.