PARLAMENTO UE
Lo sguardo sempre più rivolto a Nord Africa e M.O. senza dimenticare i rom
L’Egitto e la polveriera mediterranea e mediorientale; gli sbarchi di immigrati sulle sponde meridionali del continente; uno sguardo rivolto all’Iran; la strategia per promuovere l’integrazione dei rom. Ma anche le modifiche al Trattato di Lisbona necessarie per rafforzare la vigilanza finanziaria, i diritti dei minori, gli accordi commerciali con la Corea del Sud, il futuro comunitario della Croazia, lo stato di diritto in Russia… La sessione plenaria dell’Europarlamento (14-17 febbraio) rappresenta una sintesi dei temi che l’Ue sta affrontando in questa fase.“È un nuovo ’89”. Egitto, Algeria, Tunisia: lo sguardo degli eurodeputati si orienta verso il Maghreb, mentre si chiede agli Stati membri di agire, finalmente, per una cooperazione più stretta in politica estera, per una vera politica euromediterranea, nonché per interventi coordinati e solidali sul piano delle migrazioni dall’Africa. Edward McMillan-Scott, vice presidente del Parlamento Ue, è un esperto di politica estera e conosce in particolare la realtà mediorientale. Di ritorno da una missione in Egitto (l’aula ha in calendario il voto per una risoluzione comune) formula alcune riflessioni su quanto sta accadendo al Cairo e parla di “un nuovo 1989”, evocando la caduta della Cortina di ferro e un cambiamento epocale nella politica internazionale. “I moti egiziani sono stati indotti da quelli della Tunisia. Ma da tempo la situazione era in fermento e c’erano gruppi, ristretti, che operavano per favorire una transizione. Nei giorni scorsi ho incontrato esponenti della protesta, rappresentanti della società civile, partiti. Si concorda sul fatto che le dimissioni di Mubarak porteranno a un futuro democratico e anche io ne sono convinto. Sarà un passaggio difficile, in cui l’esercito avrà un ruolo di stabilità”. Anche se la pervasiva presenza dei militari nella società e nell’economia egiziane genera più di un interrogativo.Una tattica persuasiva. Britannico di Cambridge, istruzione impartita dai frati Domenicani, McMillan-Scott è stato capo degli osservatori parlamentari alle elezioni palestinesi del 2006: per questo tende a inserire i fatti egiziani nel più vasto quadro mediorientale: “Serve una vera politica estera dell’Unione – afferma nella sede dell’Assemblea, a Strasburgo – e occorrono ingenti aiuti materiali, così come devono giungere dagli Stati Uniti. Le condizioni della popolazione sono pessime, l’economia è ferma e c’è una realtà molto critica per quanto riguarda scuole, sanità e ambiente”. “Ora spetta agli egiziani fare i conti con il passato regime, punire gli autori dei crimini, anche i più recenti, con le centinaia di vittime registratesi nel corso delle proteste”. Edward McMillan-Scott appare scettico sul ruolo che potrà svolgere Catherine Ashton, anch’ella britannica, Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, che in questi giorni ha fatto tappa in Tunisia e in Terra Santa: “Ashton è vista come una figura debole in Medio Oriente”. Occorrerà – afferma l’eurodeputato – “verificare le sue mosse, capire chi incontrerà”. Quindi aggiunge: “La nostra politica estera si fonda sulla democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani. Possiamo contare solo sulla moral suasion, su una tattica persuasiva, perché l’Ue fortunatamente non ha una sesta flotta da schierare” nel Mediterraneo. “Bisogna agire con la politica”. Rom, politiche inclusive. Sempre da Strasburgo la commissione parlamentare libertà civili lancia un segnale sulla questione-rom. Nelle sedi Ue è attesa, da parte della Commissione Barroso, la presentazione di una strategia complessiva tendente alla integrazione delle popolazioni “zingare”. Le notizie di discriminazioni ed esclusioni sociali segnano le cronache di mezza Europa. Per questa ragione gli europarlamentari sottolineano l’urgenza di misure adatte a promuovere l’inserimento sociale, economico e culturale, “l’istruzione per i minori, la parità d’accesso al lavoro”, la protezione dei diritti essenziali, “la partecipazione delle donne”, un uso “mirato” dei fondi europei. Il lavoro svolto dalla relatrice, Livia Jaroka, popolare ungherese di etnia rom, ha raccolto un sostegno pressoché unanime (in commissione si sono registrati 50 voti favorevoli, un no e un’astensione). Il testo passerà ora in aula a marzo, mentre l’Esecutivo dovrà presentare la sua proposta in aprile. Un forte appoggio su questo versante giunge anche dalla presidenza semestrale del Consiglio dei ministri Ue, detenuto dall’Ungheria, che ha inserito i problemi dei rom tra le sue priorità politiche. La relazione Jaroka conferma che le popolazioni rom si devono confrontare con “sistematiche discriminazioni” e “un livello intollerabile di esclusione”. Non si nascondono peraltro problemi di adattabilità, forme di discriminazione e violenza all’interno dei gruppi rom (soprattutto a danno delle donne e dei bambini); ma Járóka insiste sul fatto che l’inclusione dei rom “rappresenta un obbligo per l’Europa, non solo in termini morali, ma anche economici”.