EDITORIALE
Ad esempio in politica estera guardando al nord Africa
In questi tempi di “euroscetticismo” ci sono pur sempre segnali positivi, anche dalla piccola Austria nel cuore del continente. Da un sondaggio rappresentativo condotto su 1.025 giovani austriaci è emerso che il 76% degli intervistati è del parere che l’Austria debba continuare a far parte dell’Ue. E un europarlamentare austriaco – Othmar Karas (Partito popolare) -, insieme con un collega socialdemocratico e una collega dei Verdi, ha avviato un’iniziativa per “più Europa”. Intervistato dal quotidiano viennese “Die Presse”, Karas ha detto: “La crisi ci ha mostrato in modo chiaro che l’Euro non può reggersi su una sola gamba. L’unione monetaria richiederà un’unione politica”. Karas e i suoi colleghi sono a favore di un’unione economica con un bilancio comune, che consenta una “capacità d’agire politica e non sia semplicemente uno strumento di ridistribuzione”. E l’europarlamentare austriaco ha aggiunto: “Proprio in tempi di crisi è necessario diventare capaci di agire e non dipendere dall’unanimità di tutti gli Stati membri”. Non basta: “Dobbiamo coordinare la politica economica degli Stati membri e imporre soprattutto l’innovazione, la ricerca e la formazione. Per poter svolgere un ruolo forte a livello globale, abbiamo bisogno di un’Unione per la difesa e di un’Unione di politica estera”. Sante parole! Proprio ora, in considerazione dei movimenti di libertà nelle sponde meridionali del Mediterraneo, si vede quanto sarebbe necessaria una politica estera comune dell’Unione europea. Ma una politica di questo genere si vede solo in forma abbozzata. Da cosa dipende? Gli europei hanno capito che l’area mediterranea è sempre stata un’entità unitaria? Anche l’avanzata dell’Islam si è tradotta unicamente in una linea di demarcazione che nell’arco degli ultimi 1.400 anni si è continuamente spostata – una volta verso nord, un’altra verso sud. Si trattava – e si tratta ancora oggi – solo di una “linea di demarcazione” che in tutti questi secoli non ha potuto impedire lo scambio di persone, idee e beni. Occorre ricordarlo, oggi. E c’è anche un altro aspetto: l’Europa non è una fortezza. L’Europa è più grande. Gli abitanti di Madrid o di Lisbona si sentono più a casa a Ciudad de Mexico, a Lima, Buenos Aires, a Santiago de Chile o a Rio de Janeiro, Sao Paulo, Luanda, che a Vienna, Berlino o Varsavia. Se si parla di Europa, è sempre bene pensare al fatto che questo continente non è una piccola appendice dell’Asia, bensì una parte del mondo che si è irradiata in molti altri continenti. Questa “irradiazione” ha contribuito a far sì che oggi il cristianesimo sia presente in tutto il mondo. E anche questo non va dimenticato…