EDITORIALE

Il successo è nel metodo

Il futuro dell’Unione europea

I progressi nel processo nell’unificazione europea presuppongono l’accordo e la determinazione della Germania e della Francia. Questa è una delle esperienze fondamentali della storia dell’integrazione. Perciò vi è un’aspettativa generale, soprattutto quando la politica europea stagna, che i governi di Parigi e Berlino prendano l’iniziativa. Ciononostante, ogniqualvolta si configura un’iniziativa franco-tedesca, i due “grandi” vengono accusati di voler istituire un direttorio per assoggettare l’Unione europea ai propri interessi senza curarsi degli altri partner. Questa reazione si è manifestata anche stavolta, quando Angela Merkel, in accordo con Nicolas Sarkozy, ha presentato al Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo la proposta di un “patto per la competitività”. Dopo le turbolenze sulla divisa comune causate dalla crisi di indebitamento di alcuni Stati membri, questo patto intende rafforzare la forza economica degli Stati dell’Eurozona, conferendole una nuova stabilità. La proposta contiene diversi elementi che richiederebbero intereventi considerevoli nelle Costituzioni e nelle leggi dei Paesi membri, tra cui l’inserimento di un divieto dell’indebitamento, l’innalzamento dell’età pensionabile, l’abolizione dei meccanismi automatici di adeguamento salariale all’inflazione, regole per il controllo delle banche, l’armonizzazione di determinate imposte, nonché investimenti nelle infrastrutture, nella ricerca e nella formazione. Si tratta di un programma compatto che ha incontrato resistenze non solo a causa della questione procedurale, poiché misure di questo genere non sono facilmente attuabili. I capi di Stato e di governo si consulteranno l’11 marzo per decidere se e come reagire a questa nuova sfida franco-tedesca. La proposta di Merkel contiene il programma di un “governo economico”, richiesto espressamente da più Stati membri da tempo, ma finora rifiutato dal governo tedesco. Perciò ci si potrebbe rallegrare del fatto che nel frattempo a Berlino sia prevalso un orientamento che ritiene necessario attuare una politica economica comune per integrare e garantire la divisa comune. Ma c’è un problema: nell’idea della cancelliera tedesca (e anche del presidente francese), il governo economico dovrebbe essere controllato dai capi di Stato e di governo dell’Eurozona, ossia al di fuori della procedura prevista dal trattato e dalle istituzioni comunitarie. Il Parlamento europeo ha reagito molto negativamente a questa ipotesi. E in realtà, con questa idea, Angela Merkel si muove su un terreno scivoloso, in cui si rischia di slittare in una sorta di intergovernamentalismo, che oltre a non poter garantire il successo dell’obiettivo prefissato mette a repentaglio la coesione dell’Unione. Anche questa è una esperienza fondamentale della storia dell’integrazione europea. Ciò che sarà determinante per la coesione comunitaria e il successo delle proposte franco-tedesche è l’applicazione del “metodo comunitario” definito nei Trattati di Roma e confermato dal Trattato di Lisbona, utilizzato per elaborare e concordare la politica comunitaria. Questa scaturisce da un’interazione delle istituzioni che consente che tutti gli interessi vengano considerati, proponendo la miglior soluzione possibile nell’interesse di tutte le parti coinvolte. In questa cooperazione, la Commissione europea, che opera in modo indipendente rispetto ai singoli governi ed è vincolata solo al bene comune, ha il compito di elaborare proposte sulla base dell’interesse comunitario da essa individuato; nel far ciò essa può ovviamente avvalersi anche degli stimoli e delle iniziative degli Stati membri. Tali proposte vengono presentate contemporaneamente ai due organi legislativi per la consultazione e la decisione: al Parlamento europeo, che rappresenta gli interessi delle cittadine e dei cittadini, e al Consiglio dei ministri dell’Unione europea, che rappresenta gli interessi degli Stati membri. Da ciò nascono le leggi, quando il Consiglio dei ministri e il Parlamento raggiungono una posizione unitaria nella valutazione delle proposte della Commissione, che nel corso della procedura possono naturalmente essere sottoposte a modifica sulla base delle obiezioni dei parlamentari e dei ministri. E per aver successo anche in futuro, l’Unione europea dovrà applicare il metodo comunitario in modo coerente nei settori in cui finora si è seguito il metodo intergovernativo – con esiti assolutamente insoddisfacenti. Ciò vale, ad esempio, per la politica estera, ma in particolare per la politica economica, soprattutto se si considera che in questo caso esiste un rapporto fondato, logico, con la politica monetaria pienamente integrata e che perciò è indispensabile agire in modo comunitario. Inoltre, non ci sono alternative all’opzione di sviluppare la comunità in direzione di un’unione politica democratica, costituita come federazione, sfruttando ogni occasione per cercare di avvicinarsi a questo obiettivo.