UE
Il ministro degli Esteri riflette sul semestre di presidenza
La tutela della libertà religiosa dentro e fuori i confini comunitari: Radoslaw Sikorski, ministro degli esteri polacco, assume un impegno per il semestre di presidenza che il suo Paese eserciterà nella seconda metà del 2011. Il capo della diplomazia di Varsavia sta preparando l’importante ruolo che il suo Paese ricoprirà dopo l’Ungheria mediante una rete di incontri, tra Bruxelles e Strasburgo, con le altre istituzioni comunitarie. Dalla parte dell’Ue. “Vogliamo impegnarci per la salvaguardia della libertà religiosa – spiega Sikorski a SIR Europa -, senza avere pregiudizi nei confronti delle altre fedi religiose”. Il ministro era stato tra i fautori di un pronunciamento del Consiglio affari esteri sulla libertà di religione e di credo nel mondo, poi effettivamente varata durante la riunione del 21 febbraio. “Certamente il tema della tutela dei cristiani è oggi rilevante”. Nella sua recente tappa nella sede dell’Europarlamento, Sikorski ha incontrato molti deputati e gruppi politici. “Sono venuto per ascoltare”. Ma deve anche rispondere alla raffica di domande dei mass media. L’opinione pubblica polacca è ancora favorevole all’Ue dopo questi primi anni di appartenenza alla “casa comune”? “C’è un sondaggio pubblicato da poco che segnala come l’80% dei polacchi sia favorevole all’integrazione comunitaria”, spiega il ministro a SIR Europa. “I polacchi apprezzano l’adesione, ne hanno tratto dei vantaggi: basti pensare al settore dell’istruzione. E per noi è un orgoglio venire a Strasburgo e incontrare il presidente polacco Jerzy Buzek. Si tratta di un segnale di speranza”.I vicini di casa. “Vorremmo – riprende la riflessione – che la Polonia fosse percepita come un fattore di riuscita dell’integrazione comunitaria”. E anche come un soggetto capace di “indicare strade per uscire dalla crisi economica. Perché in momenti di crisi non bisogna chiudersi e ripiegarsi su se stessi, ma occorre aprirsi”, rilanciare investimenti e produttività, conquistare i mercati. Il rappresentante di Varsavia tocca vari temi: dal nuovo quadro finanziario che sta maturando a livello Ue alla sicurezza, dall’allargamento alla situazione nel Mediterraneo. “Siamo favorevoli all’ingresso nell’Unione di nuovi Paesi intenzionati a rispettare” i criteri previsti, relativi all’economia di mercato, alla democrazia, ai diritti umani. A questo punto Sikorski fa cenno a un possibile “fondo europeo per la democrazia”, tutto da chiarire, che potrebbe corrispondere nelle intenzioni ai fondi utilizzati a suo tempo per favorire il processo di avvicinamento degli ex Paesi satelliti di Mosca all’Unione europea (fondi di preadesione). Il riferimento va poi alla Bielorussia, vicina di casa della Polonia: “Siamo rimasti scandalizzati per quanto avvenuto a Minsk dopo le elezioni presidenziali di dicembre. Sta alla stessa Bielorussia riprendere il cammino verso l’Europa”.Verso l’eurozona? E come saranno i rapporti con Mosca? “La Russia va considerata come un importante partner esterno all’Ue. Pensiamo solo alle relazioni commerciali e alle forniture energetiche…”. Fra realismo e idealismo: il ministro degli esteri del governo di Donald Tusk, classe 1963, ha militato in Solidarnosc; ha studiato a Oxford, è stato giornalista inviato per il mondo, ha lavorato negli Stati Uniti (la moglie è americana). Si muove con disinvoltura sulla scena europea. La Polonia entrerà a far parte dell’eurozona? “Prima o poi anche il mio Paese adotterà la moneta unica”, afferma. “L’Euro è una buona scelta, ma ha bisogno di strutture e regole chiare”. Tanto basta per aggiungere: “Il Patto di stabilità è stato violato dagli Stati. Bisogna rafforzare la stabilità finanziaria e operare in questa direzione con metodo comunitario”. Termini questi che piacciono agli eurodeputati: il metodo comunitario, infatti, si contrappone al metodo intergovernativo, secondo il quale sono gli Stati membri ad avere in mano le redini dell’Ue, sottoponendo però l’integrazione europea agli interessi nazionali, che possono degenerare in nazionalismi.Weimar e il Mediterraneo. Da qualche tempo Varsavia sembra essersi avvicinata a Berlino e Parigi, rafforzando il cosiddetto “triangolo di Weimar”; ma l’Europa può sottostare alla volontà preminente di soli tre Paesi? “L’Europa ha sempre visto al suo interno varie figure geometriche. Vi sono rapporti bilaterali tra gli Stati che possono estendersi a più nazioni”. Il discorso si ferma qui: dunque mano libera a chi intende approfondire il tragitto dell’Unione. Infine una parola sul semestre di presidenza: “Cercheremo di fare del nostro meglio nell’interesse dell’Ue. Certo, gli imprevisti possono sempre accadere, come dimostrano i fatti in corso” in nord Africa e nel Mediterraneo. Ma il nostro è un Paese che ha lottato per la democrazia: la stabilità politica non può essere l’unico criterio per mantenere o allacciare rapporti con altri Stati”. Dunque, avanti con le riforme e la democrazia.