CCEE-KEK

Un segnale chiaro

Lettera-appello delle Chiese europee per i cristiani perseguitati

Una lettera alla baronessa Catherine Ashton, alto rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza dell’Unione europea, per chiedere che “la questione della difesa della libertà religiosa e dei cristiani nel mondo venga inserita nell’ordine del giorno dell’incontro dei Ministri degli Esteri dell’Ue, in calendario per il 21 febbraio”. Ad inviarla sono state le Chiese d’Europa, delle varie tradizioni cristiane (cattolica, ortodosse, protestanti, anglicane e vecchio-cattoliche) al termine dell’incontro annuale del Comitato Congiunto del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) e Kek (Conferenza delle Chiese d’Europa) che si è svolto a Belgrado dal 18 al 20 febbraio sul tema del contributo dei cristiani all’identità nazionale e all’integrazione europea.Cristiani perseguitati. All’incontro di Belgrado, i rappresentanti delle Chiese d’Europa hanno parlato anche di libertà religiosa affermando che essa “rappresenta un diritto e un valore che ogni società democratica dovrebbe essere pronta a difendere e a promuovere”. In questo spirito, i membri del Comitato Congiunto hanno deciso di redigere e inviare una lettera alla baronessa Catherine Ashton nella quale hanno anche chiesto che “venga offerto un chiaro segnale riguardante le decisioni sulle politiche comuni che dimostri l’impegno dell’Unione europea nella difesa della libertà religiosa per i fedeli di tutte le religioni in tutto il mondo”. “Il riferimento alla persecuzione dei cristiani, la cui urgenza appare evidente davanti ai recenti avvenimenti (in particolare nel Medio Oriente e in Iraq) – scrivono i responsabili delle Chiese cristiane in Europa – non può essere dimenticato o seppellito da politiche astratte e inconcludenti. I Paesi occidentali che hanno speciali rapporti con aree in cui è attestata la persecuzione dovrebbero dimostrare il loro impegno concreto nel difendere coloro che sono perseguitati a motivo della loro fede, di qualunque fede si tratti”. Dedicato al tema del contributo dei cristiani all’identità nazionale e all’integrazione europea, all’incontro – si legge nel comunicato – “è emersa la convinzione che ogni essere umano è dotato di una dignità non negoziabile. Tale dignità gli deriva dall’essere stato creato a immagine di Dio, che è essa stessa una comunione di Persone”. “Pertanto, la persona umana non è limitata alla dimensione individuale ma partecipa anche intrinsecamente della dimensione sociale”. Per questo motivo – affermano i rappresentanti delle Chiese cristiane – la libertà religiosa non può significare relegare la dimensione religiosa alla vita privata”.Ecumenismo. Tra i temi al centro dell’incontro di Belgrado l’ecumenismo. “Come cristiani – si legge nel comunicato finale – abbiamo un contributo specifico da offrire in Europa, e ci auguriamo che l’ecumenismo, in quanto luogo d’incontro fra tradizioni, comunità e singole persone, possa continuare a svilupparsi e testimoniare l’impegno dei cristiani nel mantenere sempre vivo l’amore che ci spinge a seguire Gesù, per poter diventare costruttori della vera pace, che ha le sue radici nei cuori dei popoli e delle nazioni”. L’ecumenismo – affermano i partecipanti – “va visto come uno spazio d’incontro e di dialogo tanto a livello personale che fra le comunità che vogliono intraprendere un cammino verso un’unità più profonda, un cammino che coinvolge l’identità radicata in ognuno e che ci permette di scoprire i doni degli altri. Questo richiede una continua conversione. Senza tutto questo, l’unità della Chiesa rimarrà sempre un’aspirazione irrealistica”. Quest’anno ricorre il 10° anniversario della firma della Charta Oecumenica (22 aprile 2001). L’Istituto ecumenico dell’Università di Friburgo (Svizzera) organizzerà un Convegno il 9 maggio prossimo sul tema Comunione ecclesiale in Europa.Crisi economica e Rom. A Belgrado si è parlato anche di crisi economica sottolineando come “senza la solidarietà e altri valori che l’esperienza della fede permette di scoprire e conservare, l’Europa non potrà mai conseguire uno sviluppo integrale. Sarebbe corretto affermare che la crisi economica ha posto i nostri Paesi di fronte alla sfida di dover scegliere tra protezionismo e solidarietà. Siamo convinti che solo quando si è sicuri della propria identità si è in grado di riconoscere il valore dell’altro e l’importanza dei legami che promuovono l’aiuto reciproco”. L’Europa dunque ha bisogno anche del contributo dei cristiani. “La fede ci aiuta ad amare la nostra identità e coloro a cui apparteniamo e, allo stesso tempo, apre i nostri cuori agli altri e ci incoraggia ad intraprendere tutte le iniziative necessarie per poter andare incontro a chiunque è nel bisogno”. Riguardo alla presenza dei Rom nell’Europa orientale, Ccee e Kek hanno deciso di avviare un processo comune di riflessione sulla situazione dei Roma provenienti dai Paesi membri dell’Ue (Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria). “Questo processo – dicono al Ccee e alla Kek – sarà accompagnato da esperti e sarà volto a promuovere iniziative concrete che permettono, da una parte, una loro migliore integrazione nel loro Paese di origine e, dall’altra, di modificare l’erronea percezione che troppo spesso si ha di essi in Europa”.