PIEMONTE
“Bonus bebè” per ogni nato nel 2011
Un bonus di 250 euro sarà distribuito ai genitori di ogni nuovo nato nel 2011. La distribuzione del cosiddetto “bonus bebè” varato dalla Regione Piemonte è partita lunedì 14 febbraio: alle famiglie sarà consegnato un carnet di 25 voucher da 10 euro l’uno, che potranno essere spesi per l’acquisto di latte in polvere, creme e prodotti per l’igiene della prima infanzia. I prodotti potranno essere acquistati nelle farmacie, nelle parafarmacie e nei supermercati piemontesi. Per ottenere il “bonus” le famiglie dei neonati dovranno dimostrare, al momento del ritiro nelle proprie Asl, di essere residenti piemontesi e di possedere un reddito Isee non superiore ai 38 mila euro. Secondo le stime della Regione quest’anno in Piemonte si prevede la nascita di circa 38 mila bambini e bambine: si calcola che la spesa complessiva dedicata al “bonus bebè” potrebbe ammontare a circa 7 milioni e 600 mila euro.Il primo passo. “L’iniziativa si muove a favore della famiglia e può essere annoverata tra le buone pratiche che un’amministrazione può e deve fare – fa notare Fabio Gallo, del Forum delle associazione familiari del Piemonte -. Il nostro auspicio è che questo sia solo il primo passo verso una serie di provvedimenti che garantiscano un pieno sostegno alla famiglia”. “In questo momento, in Piemonte si sta rivedendo l’assetto delle politiche sanitarie – spiega Gallo – chiediamo alla Regione di mettere al centro di questo processo di revisione la famiglia, prestando particolare attenzione affinché le risorse destinate alle politiche di sostegno alla famiglia siano aggiuntive, e non sottratte ad altri capitoli di spesa. Dopo l’introduzione del ‘bonus bebè’, ci auguriamo che si avvii un processo che porti a una fiscalità a misura di famiglia su base regionale, che prenda spunto dalla proposta lanciata dal Forum a livello nazionale: il Fattore Famiglia”.Voglia di famiglia. “Il provvedimento va senz’altro in una direzione di aiuto e di sostegno alle famiglie – afferma Gianni Girardo, presidente delle Acli del Piemonte – Bisognerebbe però comprendere meglio e più a fondo il modo con cui di fatto sarà attuata la politica del bonus bebè. Probabilmente, sarebbe stato più opportuno avviare un percorso di sostegno alle famiglie attraverso delle politiche fiscali e degli incentivi alla natalità, più mirati e più duraturi nel tempo”. Secondo il presidente regionale delle Associazioni cristiane dei lavoratori, “serve un sostegno più concreto per incentivare la voglia di famiglia nei giovani, soprattutto in coloro che vivono situazioni di lavoro precario e difficoltà di accesso alla casa”. I problemi che le famiglie devono affrontare sono molti: “Un’indagine, condotta dalle Acli tre anni fa, ha rivelato che il 50% circa degli anziani piemontesi occupa la maggior parte del proprio tempo dedicandosi al sostegno dei propri figli e nipoti – racconta Girardo -. Il welfare si regge soprattutto sulla famiglia e la situazione di crisi economica e la disoccupazione gravano pesantemente su questo sistema, dove le difficoltà dei figli ricadono tutte sui genitori. Anche in questo campo occorrerebbero delle politiche capaci di agire concretamente e in maniera più organica”.Non bastano i nonni. Anche per Egidio Ciola, psicologo e referente del consultorio familiare Ucipem di Cuneo, “il provvedimento regionale mostra un atteggiamento di attenzione nei confronti della famiglia che è significativo, anche se può essere migliorato. Penso soprattutto al fatto che il contributo è erogato in base all’Isee: questo rischia di limitare il campo di azione del ‘bonus bebè’. Segnali più forti, che coinvolgano integralmente la famiglia, sono auspicabili a prescindere dal reddito. Magari attraverso l’applicazione della sistema delle detrazioni, come per esempio avviene in Francia”. “Ci si aspetterebbe molto rispetto nei riguardi delle famiglie: chi mette al mondo un figlio dovrebbe ricevere tutto il sostegno necessario da parte della comunità, perché contribuisce alla crescita della collettività – prosegue Ciola -. Perciò, 250 euro una tantum sono importanti, ma devono rappresentare solo la prima tappa verso un sostegno completo e più ampio”. Il consultorio Ucipem di Cuneo (tra i primi fondati in Italia e in Piemonte) è nato nel 1965: ogni anno i 16 volontari che vi operano accolgono più di 250 famiglie. “Attraverso il consultorio registriamo la realtà delle famiglie che si trovano a dover affrontare problemi e fatiche quotidiane – racconta il referente dell’Ucipem -. Al di là dell’aspetto economico, che certo è importante, i problemi riguardano soprattutto il lavoro e l’organizzazione del ménage. Di fronte a queste difficoltà l’apporto delle generazioni più adulte è determinante: nonni e nonne sono una delle risorse più preziose della nostra società. E però servirebbero delle politiche in grado di garantire la possibilità di accesso al part-time, che facilitino gli orari e risolvano i problemi legati al pendolarismo”.a cura di Gabriele Guccione(25 febbraio 2011)