CARD. ANGELO BAGNASCO

La vera coscienza

Una riflessione sul pensiero di John Henry Newman

“La coscienza è un’eco della voce di Dio che è scritta nel cuore di ogni uomo e di ogni creatura”. Lo ha affermato ieri sera l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, al termine del convegno "La formazione della coscienza nel beato John Henry Newman" al quale sono intervenuti padre Hermann Geissler, direttore del Centro internazionale amici di Newman, e Lina Callegari, autrice del volume "John Henry Newman. La ragionevolezza della fede". Moderatore del dibattito Alfredo Majo. Il convegno è l’ultimo di una serie di iniziative, organizzate dalla diocesi in questi anni, volte a far conoscere e diffondere la figura di Newman. Lo stesso cardinale Bagnasco si è rallegrato di questo affermando che “la nostra città sta scoprendo sempre meglio ed amando questo nuovo beato”.

Eco della voce di Dio. “La coscienza – ha affermato il cardinale nel suo intervento – viene spesso intesa come pura soggettività”, una condizione mentale per cui “ognuno fa quello che vuole, quando vuole”. “Invece – ha precisato, Newman ci dice che la coscienza è l’eco della voce di Dio che ci indica la via della vita, la via del bene e della verità”. “La vera coscienza – ha affermato ancora il presidente della Cei – è dentro di noi e il Santo Padre, nella Chiesa cattolica, ha il compito, per mandato di Cristo, proprio di richiamare la coscienza alla voce che è insita in lei, ossia della verità e del bene, soprattutto quando la coscienza è stordita da mille voci opposte”. Per questo, ha aggiunto l’arcivescovo di Genova, “la voce della coscienza può essere stordita da mille voci, ma queste non hanno il potere di cancellarla ma hanno solo il potere di rendere più difficoltoso ascoltarla, possono farci cadere in errore e fare diventare la coscienza, non il criterio della verità, ma della soggettività dell’individualismo”. Inoltre il sapere della coscienza “riguarda le cose decisive dell’uomo, della vita, e cioè il destino nostro e il criterio dell’agire, la moralità, il bene e il male, il vero e il falso” e senza questa conoscenza “il nostro vivere rischia di essere disumano e disumanizzante e la nostra vita rischia di essere un percorso di insoddisfazione e di angoscia”. Il porporato ha poi spiegato che “ogni uomo cerca la verità” e che san Tommaso diceva che “la verità non si concede a tutti” soprattutto se l’uomo vuole “possederla e farne un oggetto proprio”. La verità “morale e spirituale”, invece, “si rivela solo all’uomo” che “è umilmente disponibile a farsi giudicare dalla verità” perché, “se colui che è in ricerca non è disposto a farsi giudicare dalla verità, non la troverà affatto”. Per questo, ha proseguito, “dobbiamo essere docili alla verità” anche se questo implica “cambiare la nostra vita, le nostre abitudini, schemi mentali, comodità, interessi. Lasciarsi giudicare ed essere docili alla verità è la condizione fondamentale perché la verità ci venga incontro”. Il cardinale ha poi definito Newman “un personaggio di grande attualità, un uomo che ha dialogato, con la modernità in modo particolarmente acuto e si è messo in discussione fino al percorso che egli ha fatto con l’approdo alla Chiesa cattolica, meditando e riflettendo nella ricerca della verità, nell’approfondimento di alcune categorie particolarmente sentite oggi come, ad esempio, il tema della coscienza”.

Coscienza e Chiesa. In precedenza, padre Hermann Geissler aveva concluso il proprio interevento affermando che “oggi la parola coscienza è un termine equivoco e spesso malinteso. Con il suo cammino di vita e la sua solida dottrina il beato John Henry Newman può aiutarci a riscoprire il vero significato della coscienza come eco della voce di Dio, rigettando nel contempo interpretazioni insufficienti ed errate”. “Newman – ha proseguito Geissler – ha sempre affermato pienamente la dignità della coscienza soggettiva, senza deviare mai dalla verità oggettiva” e “mantenne la correlazione tra coscienza e Chiesa” per cui “non si può richiamarsi a lui per contrapporre l’autorità della coscienza a quella del Papa”. Poco prima aveva spiegato che “la Chiesa è un grande aiuto non solo per la coscienza del singolo credente”, ma “offre anche un servizio insostituibile per la società come avvocata dei diritti e delle libertà inalienabili degli uomini” che, “radicati nella dignità della persona umana, formano la base degli Stati costituzionali moderni”. Lina Callegari ha parlato invece del rapporto tra fede e ragione in Newman affermando che “la religione rivelata non teme il vaglio della ragione” perché “funzione della ragione è di analizzare, valutare ma non creare”. L’autrice ha poi parlato di una sorta di “egoismo religioso” nel cardinale Newman in quanto “in definitiva tutto ciò che ha scritto, tutte le riflessioni le ha fatte per sé stesso”. Perché “Newman ha a cuore la propria anima e vuole essere certo di essere nella vera Chiesa”.