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Per la libertà religiosa

Aperto colloquio di dialogo a Parigi tra ebrei e Santa Sede

Ebrei e cristiani possono unire la loro voce perché “la libertà religiosa e i diritti umani siano garantiti pienamente a tutti e in ogni Paese del mondo”. È la proposta di azione comune lanciata dal card. Kurt Koch, presidente della Commissione per le relazioni religiose con il giudaismo della Santa Sede a Parigi dove è in corso dal 27 febbraio al 2 marzo la 21ª sessione degli incontri tra l’International Jewish Committee for interreligious Consultation (Ijcic) e la Commissione vaticana. Partecipano all’incontro – che quest’anno celebra il suo 40° anniversario – una settantina di persone provenienti da tutto il mondo. A prendere la parola nel corso della sessione pubblica inaugurale che si è svolta presso la sede del College des Barnardins sono stati Gilles Bernheim, Gran Rabbino di Francia, Richard Prasquier, presidente del Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche in Francia (Crif), il card. Kurt Koch, presidente della Commissione per le relazioni religiose con il giudaismo della Santa Sede e il card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi. L’incontro si conclude con la pubblicazione di una dichiarazione congiunta. Vari e significativi i gesti di riconciliazione che si stanno compiendo a Parigi. I partecipanti hanno piantato una quercia nella città di Raincy (Seine-Saint-Denis) in memoria di Ilan Halimi, un francese ebreo torturato e ucciso nel 2006 ed hanno visitato il memoriale della Shoah a Parigi. Nel suo discorso alla sessione inaugurale, il presidente del Crif Richard Prasquier ha annunciato la creazione in Israele di un memoriale dedicato al Cardinale Jean-Marie Lustiger, attore instancabile del dialogo tra le due religioni. Sarà situato nel Negev vicino Arad, sulla rotta indicata nella Bibbia come la “Strada dei Re”. 40 anni di storia e di dialogo. Nel presentare l’evento, il card. André Vingt-Trois, arcivescovo della capitale, ha ripercorso i 40 anni di dialogo ufficiale tra gli ebrei e la Chiesa cattolica. Mezzo secolo di storia – ha detto – che ha radicalmente trasformato la “secolare eredità di sospetti e fantasmi” che pesavano sui rapporti. “Abbiamo progredito molto soprattutto sul modo in cui ebrei e cattolici si rapportano vicendevolmente. Abbiamo cioè chiaramente espresso che l’obiettivo dei cattolici non è quello di convertire gli ebrei e che l’obiettivo degli ebrei non è quello di convertire i cattolici. Occorre piuttosto prendere coscienza di quello che ci unisce, delle nostre identità differenti e di misurare come il nostro radicamento comune nell’Antico Testamento ci chiama oggi ad azioni comuni per la società”. Anche il card. Kurt Koch, presidente della Commissione vaticana per le relazioni religiose con il giudaismo ha ripercorso i 40 anni di dialogo ufficiale definendoli “un immenso miracolo, frutto dello Spirito Santo”. “Mi sembra – ha aggiunto il cardinale – che nel corso di questi 40 anni, molti pregiudizi e inimicizie siano stati superati, che la riconciliazione e la cooperazione siano aumentate e che le relazioni di amicizia personale si siano arricchite”. Affermando che il decreto conciliare “Nostra Aetate” rimane la “Magna Charta del nostro dialogo”, la “bussola che ci guiderà verso nuovi obiettivi”, il cardinale ha aggiunto: “Il nostro dialogo con il mondo ebraico non è un lusso, un’opzione che possiamo tralasciare. È costitutivo della nostra identità cristiana. Ecco perché abbiamo l’obbligo di proseguire il dialogo con il popolo ebraico”. Le sfide comuni. Nel delineare quindi le “comuni sfide”, il cardinale ha parlato della difesa della libertà religiosa nel mondo. “Abbiamo – ha detto – la responsabilità comune di lavorare insieme per il bene dell’umanità, rifiutando ogni forma di antisemitismo, gli atteggiamenti anti-cattolici e anti-cristiani, così come ogni forma di discriminazione, per lavorare insieme per la giustizia e la solidarietà, la riconciliazione e la pace. Negli ultimi mesi – ha proseguito il cardinale – la nostra attenzione è stata attirata dalla persecuzione e uccisione di cristiani in Medio Oriente. Statisticamente è chiaro: a livello mondiale i cristiani sono diventati il gruppo più perseguitato. Essi hanno bisogno della protezione speciale e della solidarietà dei leader religiosi di tutte le religioni del mondo”. “Ebrei e cristiani – ha concluso il card. Koch – possono alzare la voce insieme per la tutela di coloro che sono perseguitati per motivi religiosi, ovunque essi vivano e qualsiasi tradizione religiosa professino. Dovrebbe essere nostro compito dare segnali chiari e pubblici di solidarietà e pregare per i nostri fratelli e sorelle in queste situazioni difficili. In questo senso, la mia speranza è che il nostro incontro qui a Parigi possa essere costruttivo e possa approfondire l’amicizia ebraico-cristiana. Possa questa amicizia dare una testimonianza al mondo della comprensione e rispetto reciproci, anche nella nostra diversità”.