BOSNIA-ERZEGOVINA-ITALIA
L’integrazione nelle scuole cattoliche di Sarajevo e Milano
“Spero che l’Europa non debba imparare la lezione dell’integrazione possibile da Sarajevo”. Sembra una provocazione ma, in realtà, la frase pronunciata dal vescovo ausiliare di Sarajevo, mons. Pero Sudar, racchiude il timore di chi è passato attraverso la guerra civile da troppo poco tempo e vuole far capire che cosa significa ad un’Europa stanca e poco reattiva. Quella possibile integrazione di cui parla il vescovo è riferita all’esperienza delle scuole cattoliche di Sarajevo, che raccolgono 7 mila alunni in tutta la diocesi: “Sono cattolici, ortodossi e musulmani perché l’aspetto educativo è comune a tutti”. E come si fa, allora, a risolvere il problema dell’insegnamento della religione? “Proponiamo delle lezioni di storia delle religioni per tutti, che hanno l’obiettivo di far capire che contributo essere hanno dato alla storia umana. Questo per noi è un passo avanti importante, perché ricordo che durante il comunismo di religione non si poteva proprio parlare”. Ma questa non è l’unica proposta di insegnamento che le scuole cattoliche della capitale della Bosnia Erzegovina fanno ai propri alunni: “Naturalmente abbiamo anche l’ora di catechismo – sottolinea mons. Sudar – di ciascuna religione a cui i bambini appartengono. E non è obbligatoria, ma si può scegliere se seguirla o meno”. Questa possibilità non ha intaccato la frequenza, anzi “il 90% delle persone sceglie questa soluzione mentre, per la percentuale restante, la proposta è quella di fare delle lezioni di etica”. Nei giorni scorsi mons. Sudar è stato a Milano, dove ha preso parte al convegno in vista della tradizionale Marcia dell’Andemm al dom che si terrà il prossimo 16 aprile. Tema centrale dell’appuntamento, che si è svolto al Teatro San Carlo con i rappresentanti di 1.100 scuole della diocesi ambrosiana, è stato quello della “Educazione e multiculturalità: l’impegno della scuola cattolica”. Gli studenti delle scuole cattoliche parificate milanesi sono circa 121 mila, di cui 5.135 stranieri e 2.170 bambini disabili.Tentazioni passate. Dai Balcani infiammati dalla guerra degli anni novanta e che stanno cercando di ritrovare faticosamente una strada arriva dunque la proposta di un modello possibile a partire dalla scuola, primo luogo di formazione delle coscienze: “Mi fa paura – prosegue il vescovo di Sarajevo – questa critica al multiculturalismo che è arrivata prima dalla Germania e poi dall’Inghilterra e credo che occorra fare chiarezza: se per fallimento si intende il non funzionamento di una politica che annulla le differenze, allora non possiamo che essere d’accordo. Ma se è il fallimento di una politica di integrazione possibile occorre che tutti riflettano su questo passaggio importante che l’Europa sta vivendo”. Anche perché è importante non dimenticare la guerra: “Nelle nostre scuole vengono ragazzi che non hanno conosciuto il mondo prima della guerra ed anche questa è una sfida educativa. Con alcuni è più semplice lavorare nell’ottica di una costruzione della coscienza, nel trasmettere i valori del rispetto e della tolleranza, senza i quali la vita umana non è possibile. Con altri è più pericoloso perché il non voler ricordare, il non voler fare memoria può voler dire anche il pericolo di scivolare verso tentazioni passate. L’Europa deve capire tutto questo, lo deve capire prima di tutto chi la governa”. Di certo le scuole cattoliche di Sarajevo sono un argine a questo pericolo, così diverse da quelle pubbliche “monoetniche” e con una scelta forte nel privilegiare i più poveri, riconosciute a pieno titolo dalle autorità scolastiche: “Non facciamo pagar una retta, accogliamo tutti, altrimenti avremmo a scuola solo le persone più ricche”. Confronto e crescita. Quello della multiculturalità è un argomento che lega due realtà diverse come quella di Milano e Sarajevo: “Abbiamo scelto di trattare questo tema perché nelle nostre scuole cattoliche abbiamo bambini di altri Paesi, europei ed extraeuropei – afferma Michele Di Tolve, responsabile diocesano per la scuola e l’insegnamento della religione cattolica – e noi vogliamo far comprendere come l’educazione interculturale è ciò che caratterizza la scuola cattolica di Milano”. Ogni anno il convegno fotografa la realtà delle scuole ambrosiane. Le condizioni attuali sono buone, come confermano i dati diffusi durante l’incontro: “Tante famiglie hanno eliminato qualcosa dal budget, ma hanno confermato la scuola cattolica, una scuola pubblica a pagamento, parificata solo giuridicamente ma non contributivamente. Dobbiamo sostenere le famiglie, che sono i primi educatori”. Per Di Tolve, è significativa “la presenza di ragazzi di altra nazionalità nelle nostre scuole. Vogliamo favorire il dialogo, il confronto e la crescita, perché crediamo possa arricchire la civiltà del futuro”. Durante il convegno si è parlato degli orientamenti pastorali della Chiesa italiana per il prossimo decennio, oltre al momento di confronto con la realtà di Sarajevo.