EGITTO
Anche i cristiani impegnati per il futuro del Paese
Dopo le manifestazioni di massa si è aperta la fase più delicata della rivoluzione egiziana, da cui dipenderà il futuro del Paese. Le modalità della transizione sono nelle mani dell’esercito che ha accentrato il potere e che sembra uscito rafforzato dalla rivolta popolare avendo, secondo molti analisti, intelligentemente gestito la collera della piazza, rivolta contro il presidente Mubarak e l’élite affaristica rappresentata dal figlio Gamal. Comincia ora a definirsi il quadro politico: secondo quanto riferito il 2 marzo dalla tv satellitare al-Arabiya, le autorità egiziane avrebbero fissato per il 19 marzo la data del referendum sulle riforme costituzionali, cui sta lavorando la commissione nominata dal Consiglio supremo delle forze armate. La giunta militare avrebbe deciso di tenere a giugno le elezioni politiche e sei settimane dopo quelle presidenziali. Si parla anche di un accordo tra il movimento giovanile "25 gennaio", protagonista della caduta del regime, e il Consiglio militare al potere per ottenere le dimissioni del premier Ahmad Shafiq e dei suoi ministri. Su Mubarak, malato di cancro, si alternano notizie, spesso contrastanti, che lo vogliono ricoverato ora in un ospedale a Tobruk, Arabia Saudita, ora a Sharm el Sheik, assistito dai suoi familiari, dopo la notifica del divieto di espatrio e di congelamento dei beni comunicatogli il 1° marzo dalla procura del Cairo. Sulla situazione il SIR ha intervistato il missionario comboniano, padre Luciano Verdoscia, da oltre 16 anni in Egitto.
"I manifestanti continuano a vedersi ogni venerdì in piazza Tahrir esordisce il religioso ci sono poi piccole manifestazioni sparse nel Paese e soprattutto degli scioperi in alcuni settori del pubblico e del privato. Fasce di lavoratori, operai in primis, cominciano a rivendicare i loro diritti. Il 1° marzo è stato il giorno dello sciopero degli studenti delle scuole superiori e in alcuni istituti sono stati picchiati gli insegnanti a causa dei prezzi piuttosto alti praticati per tenere lezioni private. Vale la pena ricordare che il sistema scolastico egiziano è gratuito solo nominalmente. Le lezioni private, i cui costi ricadono, infatti, sulle famiglie, sono previste, infatti, dallo stesso ordinamento della scuola. Da qui la richiesta di abbassare i prezzi".
Sul piano politico come sta avvenendo questa fase di transizione?
"Direi che prosegue il dibattito tra i partiti circa le prossime elezioni e la riforma della Costituzione. Questa dovrebbe avvenire in due fasi: la prima prevede il cambiamento delle norme che regolano l’elezione del presidente e la durata del suo mandato, la seconda invece vede una commissione ad hoc lavorare per la riforma completa dell’impianto costituzionale. In questo senso il dibattito è aperto soprattutto tra chi auspica una costituzione laica e chi d’ispirazione islamica".
Ravvede rischi circa l’introduzione, nella Costituzione, della legge islamica?
"Rischi di introduzione della Sharia non ne vedo al momento, anche se in Medio Oriente le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Ci sono i Fratelli musulmani che hanno fondato un nuovo partito, ‘Democrazia e libertà’, il cui nome è di per sé già un programma. Si sta facendo conoscere come un partito moderato che più che implementare la legge islamica vuole ispirarsi ad essa. Da quello che ho potuto capire seguendo discussioni in tv e leggendo articoli sui giornali stanno emergendo segnali incoraggianti che indicano che si sta andando verso una forma di governo laico. E se ciò dovesse avvenire si avrebbero ripercussioni positive su altri Paesi della regione".
Come giudica il ruolo dell’esercito, garante di questa transizione?
"L’esercito si sta comportando abbastanza bene evitando forme di repressione. Ci sono stati alcuni interventi repressivi verso alcune manifestazioni ma il tutto è stato ricomposto in breve tempo, con le scuse dei militari. Credo che in questo atteggiamento pesi molto l’influenza degli Usa".
Altra priorità è la ripresa economica che ha nel turismo un volano importante…
"L’economia sta riprendendo quota grazie anche al turismo. Il blocco delle scorse settimane ha provocato danni economici importanti al comparto turistico, ma ora si sta recuperando. Ci sono diversi tour operator che stanno lavorando con offerte incoraggianti. Ma in Egitto non ci sono solo luoghi storici e resort ma anche simboli della cristianità con relative comunità locali. Quello che auspico è una nuova forma di turismo religioso ed etico. Sarebbe bello che i pellegrini in Egitto possano conoscere anche la minoranza cristiana e cattolica, come vive, opera a livello di dialogo interreligioso ed ecumenico, a servizio delle fasce più deboli della popolazione, nell’istruzione, nella sanità e nella formazione. L’Egitto è il Paese che ha radici sia per il cristianesimo sia per l’ebraismo".
Qual è il contributo dei cristiani a questa transizione?
"Anche i cristiani stanno dando il loro apporto. Per la prima volta essi sono rappresentati da tre ministri. Un segnale positivo che l’attuale governo ha voluto dare ai cristiani. Questo non deve, tuttavia, farci dimenticare le discriminazioni cui la minoranza cristiana è soggetta, ma l’inizio è incoraggiante".