POLONIA
Il Paese e la beatificazione di Giovanni Paolo II
Un invito all’unità nazionale in vista di tre appuntamenti importanti per la Polonia: il sesto anniversario della morte di Giovanni Paolo II (2 aprile); il primo anniversario della sciagura di Smolensk (10 aprile) nella quale hanno perso la vita il presidente polacco Lech Kaczynski sua moglie e 94 alte personalità dello Stato e l’attesa beatificazione di papa Wojtyla. A lanciarlo è stato, in un incontro con la stampa, l’arcivescovo di Varsavia il card. Kazimierz Nycz che ha espresso seria preoccupazione per il clima sociale nel Paese.Stop ai conflitti interni. In considerazione dell’importanza di questi eventi, l’arcivescovo di Varsavia ha sottolineato l’esigenza di un’atmosfera di unità nazionale, e ha stigmatizzato l’inadeguato livello del dibattito politico che stride con l’eredità del papa polacco e i suoi appelli alla concordia. Il presidente della Conferenza episcopale polacca (Kep) mons. Jozef Michalik in una recente riflessione sul servizio di Giovanni Paolo II come dono per tutti i connazionali, ricordando le parole pronunciate dal pontefice nel parlamento polacco (1999) ha fatto un’amara considerazione: “La scena politica di oggi fa tristezza. La Polonia nei mass media è sempre più partitocratica e sempre più spesso occupano la scena non solo le lotte tra i diversi partiti ma anche quelle interne ai singoli gruppi politici. Tali conflitti offuscano le menti e distorcono l’attenzione da problemi reali”. Il presule ha poi lanciato un duro avvertimento contro “l’abbassamento della cultura del linguaggio accompagnato da una brutalità crescente del dibattito pubblico”. Sembrano un pesante richiamo contro tali pratiche le parole del mons. Jozef Zycinski, pronunciate poco prima della sua improvvisa scomparsa: “Nessun gruppo, fazione o formazione politica può appropriarsi dell’eredità di Giovanni Paolo II! Egli non può essere privatizzato e non si può tentare di fare coincidere la sua figura con una formazione, un gruppo o un orientamento politico”.La Polonia e la Chiesa. La Polonia e il suo rapporto con la Chiesa sono oggetto in questo periodo di analisi e approfondimenti da parte di osservatori e sociologi. Un illustre storico polacco, Jerzy Kloczowski sottolinea come negli anni cinquanta la Chiesa in Polonia godesse di un incontestabile prestigio che durò fino agli anni 80, perché dava un forte sostegno all’anelito di indipendenza dei polacchi e i pellegrinaggi di Giovanni Paolo II hanno ancor di più rinforzato quelle aspirazioni. Finiti però quegli anni, dopo il 1989, nei media è iniziata una radicale contestazione del cattolicesimo ed è apparsa una linea politica intrisa della paura che potesse emergere uno Stato confessionale. Lo studioso rileva che la Chiesa ha dovuto in questi anni fare proprio il modello indicato dal Concilio e cioè, senza impegnarsi direttamente nella politica, formare degli statisti capaci di trarre la loro ispirazione dalla fede. Ciò nonostante a quell’epoca numerosi esponenti della politica hanno tentato di strumentalizzare la religione per i propri fini elettorali. Importante, a questo proposito, l’adozione nel 1997 della nuova costituzione democratica che introduceva il principio dell’imparzialità dello Stato nelle relazioni con le diverse Chiese e comunità religiose.La Polonia e Giovanni Paolo II. Sebbene la morte di Giovanni Paolo II abbia costituito un momento particolarmente alto nella storia della religiosità dei polacchi, tre anni dopo, nel 2008, si parlava del “vuoto” lasciato dal pontefice. Su uno dei maggiori settimanali polacchi (Polityka) Adam Szostkiewicz sosteneva che il papa giorno dopo giorno venisse sempre più dimenticato, che i polacchi (nonostante la loro tradizionale religiosità) si sentissero delusi da una Chiesa non più all’altezza di Wojtyla e che un potenziale capitale sociale costituito dalla “generazione GPII” segnata dai giorni dell’agonia del pontefice avesse ormai disperso le sue tracce. Oggi però i sociologi sottolineano, sulla base delle recenti analisi, che nonostante si fosse temuto una crescente laicizzazione, la Polonia rimane convinta dell’eccezionalità del suo cattolicesimo avvertendo l’importanza delle questioni di fede, che considera parte della propria individualità e elemento costruttivo del proprio ruolo in Europa. Da alcuni anni ormai i sondaggi indicano la fiducia della popolazione nella Chiesa intorno al 70%, mentre le oscillazioni andrebbero osservate solo in occasioni così particolari come il conflitto attorno alla commemorazione del presidente Kaczynski, condiviso da gran parte dell’opinione pubblica.