PARITÀ UOMO-DONNA
L’Ue in vista della 100° Giornata della donna e non solo
L’educazione ha un ruolo fondamentale “per insegnare il più presto possibile ai bambini il valore dell’uguaglianza” tra uomo e donna. Mariya Nedelcheva, eurodeputata bulgara, è responsabile per il rapporto annuale sullo stato dell’uguaglianza di genere nell’Unione europea, che verrà discusso la prossima settimana durante la sessione plenaria di Strasburgo. Per la centesima edizione della Giornata internazionale della donna, il Parlamento europeo ha programmato alcuni eventi, che culmineranno l’8 marzo proprio nella sede di Strasburgo. Ma anche dalla Commissione giungono segnali interessanti.Lotta alle discriminazioni, proteggere la maternità. “La situazione delle donne è migliorata nel tempo – spiega Nedelcheva -, ma tanto resta da fare. L’Ue ha contribuito a questa evoluzione, approvando un corpus legislativo che promuove fra l’altro l’accesso all’occupazione per le donne, la lotta contro le discriminazioni di genere nel contesto professionale, la protezione della maternità. Ma purtroppo, e la crisi che attraversiamo non aiuta per niente, le donne non godono ancora delle stesse opportunità professionali degli uomini”. Il tasso di disoccupazione – afferma attraverso il sito del Parlamento Ue – “è infatti più elevato, anche se in media le donne possiedono un livello d’istruzione più alto degli uomini”. La deputata aggiunge: “Una donna guadagna mediamente quasi il 18% in meno di un uomo per lo stesso tempo lavorato. Facendo un calcolo rapido, si arriva a una conclusione aberrante: una donna dovrebbe lavorare 418 giorni l’anno per guadagnare come un uomo”. Parlamento, il programma per i 100 anni. Le iniziative in vista della Giornata della donna hanno preso avvio il 3 marzo: la commissione per i diritti delle donne ha promosso un incontro con i rappresentanti dei parlamenti nazionali sul tema “Donne e politica nell’Unione europea”. Tra i relatori, l’ex-premier irlandese Mary Robinson e l’ex-presidente del Parlamento europeo Nicole Fontaine. L’8 marzo, invece, è fissata una celebrazione ufficiale, con un dibattito in emiciclo e la discussione di due risoluzioni, una contro le ineguaglianze tra i sessi e l’altra centrata sul problema della maggiore esposizione delle donne alla povertà. Altri momenti seminariali e una mostra fotografica sul centenario della Giornata sono previsti dentro e attorno la sede dell’Assemblea Ue. Sull’argomento è previsto inoltre un intervento del presidente dell’Eurocamera, Jerzy Buzek.Commissione: quale presenza nei vertici societari? Anche la Commissione europea intende sottolineare il tema della pari opportunità tra donne e uomini in Europa. E il primo segnale è giunto dalla vice presidente Viviane Reding che il 1° marzo ha promosso un incontro con gli amministratori delegati e i membri dei consigli di amministrazione di imprese quotate in borsa di dieci Paesi membri allo scopo di favorire la presenza femminile nei vertici societari (consigli di amministrazione) e nelle funzioni dirigenziali, mediante codici di autoregolamentazione e misure che valorizzino le capacità delle donne lavoratrici. “Voglio lanciare un segnale chiaro al mondo dell’economia – ha dichiarato Reding -: l’impresa è donna”. “Per rilanciare l’economia europea dobbiamo sfruttare tutti i talenti che la nostra società racchiude. Per questo è tanto importante il dialogo tra la Commissione e le parti sociali. Sono convinta che un’autoregolamentazione credibile ed effettiva in tutta Europa possa davvero fare la differenza, ma mi riprometto di tornare sul tema tra un anno. Se questa strada dovesse fallire, sono pronta ad avviare nuove azioni a livello” comunitario. Il buon esempio dei Paesi del Nord. Per la Commissione, “l’impresa è ancora un mondo al maschile: nei consigli di amministrazione delle maggiori imprese solo un membro su dieci è donna e nel 97% dei casi l’amministratore delegato è un uomo”. Secondo alcuni studi, le imprese con una maggiore presenza femminile ai vertici “mettono a segno risultati migliori di quelle dirette solo da uomini e, oltre a conseguire proventi di gestione più elevati, sono più abili a comprendere le esigenze della clientela”. Valorizzare “il talento della forza lavoro femminile non solo è vantaggioso per le imprese, ma anche per l’intera economia e l’intera società”. Reding segnala poi che “le donne rappresentano il 60% dei laureati, eppure continuano a essere sottorappresentate nei luoghi decisionali dell’economia”. Va notato che la Finlandia, la Svezia, i Paesi Bassi e la Danimarca hanno adottato codici di governance per le imprese “che hanno permesso a un maggior numero di donne di entrare nei consigli di amministrazione”. La Norvegia ha introdotto una legislazione sulle “quote rosa” e lo stesso si accingono a fare Francia, Spagna e Belgio. Ma al di là del mercato del lavoro, la Commissione fa notare che “sono sempre le donne a farsi carico delle responsabilità familiari”.