CCEE: CHIESE SUD-EST
I giovani: una presenza ricca di speranza nonostante le difficoltà
Nell’incontro tenutosi a Cipro dal 3 al 6 marzo, in vista della Giornata mondiale della gioventù (Madrid 16-21 agosto), i presidenti di otto Conferenze episcopali del Sud-Est d’Europa hanno descritto situazione e prospettive della pastorale giovanile nelle loro Chiese. Una relazione è stata dedicata anche alla realtà dei giovani in Terra Santa. Ecco, in sintesi, il quadro emerso dai nove interventi.Bosnia Erzegovina: dopo le ferite della guerraI giovani della Bosnia-Erzegovina, rispetto ai coetanei di altri Pesi europei, vivono “l’esperienza negativa di essere cresciuti durante la guerra”, tanto che il “62% desidera lasciare il proprio Paese”. Ad affermarlo è stato mons. Franjo Komarica, vescovo di Banja Luka e presidente della Conferenza episcopale della Bosnia-Erzegovina, il quale ha anche sottolineato che in seguito alla guerra la popolazione cattolica è scesa dal 19 al 12%. In tutte le diocesi del Paese operano “commissioni di pastorale giovanile” e particolarmente vivace è il Centro arcivescovile per la pastorale giovanile Giovanni Paolo II fondato nel 2006, “che è luogo dell’educazione – ha spiegato mons. Komarica – ma anche di incontri, di spiritualità, di opere di carità e di attività sportive: insomma un posto dove i giovani possono sviluppare la loro creatività e in essa la loro ricerca interiore”. Nel Centro, da alcuni anni, si sono sviluppate due iniziative, “il campo estivo ecumenico” e il “campo estivo della pace”. Per rafforzare la collaborazione tra i giovani del Paese e quelli che sono all’estero opera il “Comitato per i giovani” della Conferenza episcopale mentre le diocesi della Bosnia-Erzegovina promuovono un incontro biennale dei giovani cattolici. A quello del 2009, c’erano 15.000 ragazzi. Tra le priorità: “aiutare i giovani a prendere in mano la pastorale a loro rivolta”, “promuovere la nascita di associazioni, movimenti e strutture pastorali nei decanati e nelle parrocchie” e “creare nuovi luoghi per realizzare progetti di convivenza tra i giovani dopo le divisioni provocate dalla guerra”.Grecia: la volontà di una minoranza”La pastorale giovanile in Grecia rispecchia la situazione di una Chiesa minoritaria in un Paese a stragrande maggioranza ortodossa. Ciò significa che i nostri giovani non possiedono sempre i modelli sociologici e una psicologia di gruppo che li possa aiutare ad avere una propria autocoscienza cattolica”. Dopo questa premessa mons. Ioannis Spiteris, arcivescovo di Corfù, Zante e Cefalonia, ha ricordato che la Conferenza episcopale greca dal 1970 ha creato una Commissione pastorale per i giovani. “Il numero dei giovani che segue le nostre organizzazioni è esiguo ma cerchiamo di raggiungerli nella preparazione al matrimonio e nel percorso delle giovani famiglie. “Il grande problema – ha sottolineato mons. Spiteris – è come raggiungere la grande massa dei giovani che senza essere contro le Chiese si sono allontanati giustificandosi che non hanno tempo a causa degli studi e del lavoro oppure ammettono l’indifferenza riguardo la religione”. In una situazione complessa si evidenziano: la vitalità della pastorale giovanile nelle isole di Syros e Tynos dove esiste una realtà cattolica molto viva, la presenza di giovani cattolici tra gli immigrati nelle grandi città, il contributo che molti giovani greci portano al loro ritorno dagli studi universitari all’estero dove partecipano a esperienze di fede in associazioni e movimenti. “Un altro elemento della nostra pastorale giovanile è la dimensione ecumenica, noi – ha aggiunto mons. Spiteris – cerchiamo di spiegare ciò che divide ma soprattutto ciò che unisce”.Moldova: il coraggio di crescere”Siamo abituati al sacrificio e soprattutto siamo consapevoli che la nostra vocazione deve confrontarsi con le problematiche di una società in continua evoluzione”. L’esperienza della Chiesa di Moldova in ambito giovanile, presentata da mons. Anton Cosa, vescovo di Chisinau e presidente della Conferenza episcopale, tiene conto di una storia di sofferenza e di una attualità in cui sono evidenti “la pressione materialistica”, la “pressione migratoria” e la “scarsa formazione umana e cristiana”.In questo contesto, ha grande importanza il servizio dei sacerdoti, dei religiosi, in particolare dei salesiani nell’educazione e nella formazione professionale. In questo orizzonte si pone anche la prima Settimana sociale per la Chiesa cattolica moldava che si terrà in ottobre sul tema “Il coraggio di crescere accanto agli ultimi”. “Siamo – ha detto il vescovo – una Chiesa giovane che ha nei giovani il suo potenziale per essere maggiormente presente sul territorio moldavo”. Ecco perché vengono organizzate piccole scuole di formazione” mentre ogni anno si tengono due giornate per i giovani : il primo per vicini e lontani, il secondo per quanti vogliono fare un cammino cristiano. “È forte – ha sottolineato mons. Cosa – il bisogno che i nostri giovani hanno di uscire dall’isolamento socio-culturale, che li rende sofferenti e spesso genera in loro un certo complesso di inferiorità nel dialogo con le altre comunità cattoliche d’Europa”.Cipro: andare dove sono”I giovani sono pronti ad ascoltare la Parola di Dio” e a impegnarsi “nella missione e nell’apostolato” ma “la Chiesa è chiamata a partire” per “andare a trovare i giovani dove sono”. Ne è convinto mons. Youssef Soueif, arcivescovo di Cipro dei maroniti che nel suo intervento ha anche spiegato come, nell’isola, “i giovani cattolici appartengono alla comunità maronita e latina”. I primi sono generalmente ciprioti, con pochi altri provenienti da Paesi diversi, come il Libano; i giovani della comunità latina, perlopiù stranieri, sono “operai, studenti universitari o funzionari”. “Fino ad oggi non c’è un pastorale giovanile cattolica comune – ha raccontato il vescovo – ma la visita apostolica di papa Benedetto XVI è stata una buona occasione per iniziare a lavorare insieme”. Nelle comunità maronite, a livello giovanile, ci sono “gruppi e organismi che non sono lontani dalle parrocchie” e “villaggi, gruppi e Chiesa formano un legame stretto”; nella comunità latine “si animano incontri spirituali dove i giovani sono insieme agli adulti” e c’è un “inizio di pastorale vocazionale”. Mons. Soueif ha indicato, tra le priorità della pastorale giovanile, “l’educazione alla cultura dell’altro, accettando la diversità e lavorando per l’unica società di Cipro, caratterizzata dalla convivialità e multiculturalismo”. Altrettanto importante “promuovere le attività giovanili nei villaggi maroniti”, spopolati dopo la divisione dell’isola nel 1974, a seguito dell’invasione turca. Per il vescovo “i giovani cattolici sono chiamati a conoscere le loro identità”, ma anche ad “avere amore, apertura e collaborazione con tutti”. Ulteriore impegno è infine quello aiutare i ragazzi a “visitare tutte le case di Dio, chiese, monasteri e moschee, che sono spazi di fratellanza, perdono e pace”.Bulgaria: una nuova generazioneLa Chiesa cattolica è presente, in Bulgaria, solo con tre diocesi, due di rito occidentale latino e l’altra di rito orientale e rappresenta l’1% della popolazione, anche se il vero problema non è la condizione di minoranza quanto le difficili condizioni del Paese. “Tanti giovani – ha infatti raccontato mons. Christo Proykov, esarca apostolico e presidente della Conferenza episcopale bulgara – tra i quali non pochi cattolici, lasciano il Paese per cercare una vita più normale”. Il vescovo ha aperto uno squarcio sulla storia di una chiesa che ha molto sofferto, durante il periodo comunista, quando “quasi tutti vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose sono stati in carcere” e alcuni sono “stati condannati a morte, altri uccisi senza processo”. Nel 1989, quando è crollato il regime la chiesa “è uscita indebolita ma viva”, con “una grande autorità morale riconosciuta ufficialmente”. Per quanto riguarda i giovani mons. Proykov ha notato che “oggi i ragazzi sono bombardati dai messaggi del mondo materialista e pur essendo sensibili e attratti dal messaggio cristiano trovano difficile andare controcorrente”. Per questo la “partecipazione agli incontri internazionali come Madrid, è molto importante”, perché il contatto con tanti altri giovani cristiani “dà loro il coraggio e l’entusiasmo di andare avanti”. Il vescovo vede comunque “segni di speranza per il futuro”, perché “cresce una nuova generazione” che ha la possibilità di “approfondire la propria fede” e ci sono “dei giovani che restano nel Paese o altri che, dopo aver studiato all’estero, tornano in Bulgaria”.Santi Cirillo e Metodio: i giovani per i giovani”Giovani per giovani”, la scuola di formazione degli animatori che solo l’anno scorso ha preparato 50 ragazzi già impegnati nelle diocesi, è il fiore all’occhiello della pastorale giovanile della Conferenza episcopale internazionale dei Santi Cirillo e Metodio, che comprende alcune diocesi cattoliche di Serbia, Montenegro, Macedonia e del territorio del Kosovo. A raccontarlo è stato mons. Djuro Gasparovic, che è stato delegato a rappresentare la Conferenza episcopale dal presidente, mons. Stanislav Hocevar: il presule è anche presidente del Consiglio per i giovani presso la stessa Conferenza episcopale, un organismo che è stato istituito per affrontare i problemi giovanili di oggi, come la “secolarizzazione”, la “ricerca della propria identità”, la “disoccupazione” e “la crisi di fede”. Il Consiglio, che si occupa anche di stabilire i programmi annuali di lavoro e di “dare sostegno ai sacerdoti impegnati in questo particolare settore”, si è già attivato per la Gmg. Mons. Gasparovic ha annunciato che “ci saranno 140 ragazzi serbi che parteciperanno all’evento di Madrid” ma ha sottolineato che “esiste anche un incontro annuale per i giovani di tutte le diocesi che si tiene in lingua croata e ungherese”, occasione di “scambio di idee, progetti, relazioni amichevoli e confronto nella fede”. Appuntamenti annuali per giovani si tengono anche in ognuna delle Chiese locali e ci sono appuntamenti semestrali “pastorali-catechistici” per gli studenti. Particolare attenzione viene riservata ai ritiri spirituali, “perché – ha detto il vescovo – siamo consapevoli dell’attenzione che bisogna dare alla vita interiore degli animatori dei gruppi giovani”. Albania: ascoltare e dire le ragioni del VangeloNel “Paese più giovane d’Europa” (40% della popolazione al di sotto dei 25 anni e il 12% oltre i 65 anni) pesa ancora molto “l’eredità del vuoto lasciato dalla ideologia marxista che a venti anni dalla caduta del regime caratterizza ancora in parte l’orizzonte delle idee della società albanese in materia religiosa mentre dall’altra parte l’Occidente propone un modello laicista di vita e una società senza Dio “. Lo ha affermato mons. Rrok Mirdita, arcivescovo di Tirana e presidente della Conferenza episcopale albanese. Anche se le difficoltà economiche rendono più difficili le iniziative pastorali, ha affermato l’arcivescovo, “credo che la chiave più giusta per entrare nel mondo giovanile sia l’ascolto. Bisogna consegnare ai giovani prima di tutto le ragioni del Vangelo e solo dopo aiutarli a capire le ragioni della Chiesa che è al servizio del Vangelo. Occorre da una parte apertura verso ciò che hanno da dire e dall’altra parte occorre avere fermezza e chiarezza nell’annuncio del Vangelo e non dei suoi surrogati areligiosi”. Mons. Mirdita si è quindi soffermato su alcuni aspetti positivi. “Se in molti Paesi occidentali la Cresima è il sacramento dell’addio – ha detto – nei villaggi dell’Albania molti giovani continuano a frequentare le chiese”. Anche se molto diversa è la situazione nelle città “gli universitari sono molto aperti all’educazione religiosa e disponibili se ricevono proposte formative” anche da associazioni e movimenti. Ci sono infine molti giovani albanesi emigrati dei quali, ha detto mons. Mirdita “giungono notizie di tante belle conversioni alla fede cattolica”. Romania: persone libere e responsabili “Una presenza viva dei giovani nella Chiesa dimostra in modo inequivocabile che le nuove generazioni non sono affatto soggetti passivi della cura pastorale della Chiesa, ma vi prendono parte attiva da protagonisti: La Chiesa li deve cercare con amore materno, perché proprio nelle nuove generazioni essa ritrova ogni volta il suo volto sempre giovane e il coraggio di guardare al futuro”. Così mons. Virgil Bercea, vescovo di Oradea Mare e responsabile della Commissione di pastorale giovanile della chiesa greco cattolica di Romania. In un Paese che vede i cattolici (di rito cattolico e di rito greco) in netta minoranza rispetto agli ortodossi, ha aggiunto il vescovo, “cerchiamo di far comprendere la dignità cristiana, di viverla come persone libere capaci di fa fronte alle difficoltà della vita con serenità, generosità e felicità”. Le iniziative sono molteplici e sono da segnalare pellegrinaggi nei santuari e alle tombe dei vescovi morti durante il regime comunista, incontri ecumenici, esperienze con giovani cattolici di altri Paesi (es.Taizè), incontri di preghiera e adorazione eucaristica., formazione degli adolescenti. Nelle scuole cattoliche studiano giovani di tutte le confessioni cristiane mentre nelle facoltà di teologia si formano i futuri sacerdoti e i futuri insegnanti laici. Le scelte pastorali più importanti sono il frutto di una collaborazione molto viva tra Chiesa greco cattolica e Chiesa romano cattolica. “La pastorale giovanile – ha concluso mons. Bercea – è ancora all’inizio e mancano una strategia chiara e formatori competenti. Nonostante tutte queste difficoltà Chiesa cattolica sta cercando di offrire un sostegno ai giovani, si a livello nazionale che locale”.Medio Oriente: la locomotiva trainante”Per la missione della Chiesa, oggi, in Medio Oriente, una pastorale tipicamente giovanile è assolutamente indispensabile”. Lo ha sottolineato mons. Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme per i Latini, presentando la situazione delle diocesi cattoliche del Patriarcato, distribuite in quattro Paesi dell’area, Palestina, Israele, Giordania e Cipro. Mons. Twal ha individuato diversi “frutti positivi” di questa pastorale, tra i quali, certamente, il fatto che “i giovani sono una locomotiva trainante della comunione ecclesiale pastorale di tutta la comunità” in quanto “molte, se non tutte le nostre attività giovanili sono ecumeniche”: le scuole accolgono cristiani, musulmani ed ebrei; i movimenti giovanili, o anche i centri giovanili, “sono quasi sempre misti”. Per il patriarca la “pastorale giovanile è un’ottima risposta al fenomeno dell’emigrazione” che “minaccia tutti i nostri giovani in Medio Oriente”: la Chiesa fa molti sforzi per aiutare le famiglie “ma la medicina più potente è culturale e morale”. In questo campo vengono giudicate fondamentali l’azione dell’Università di Betlemme e l’apertura dell’Università di Madaba il prossimo settembre. Positivi sono, per mons. Twal, i riscontri del lavoro della pastorale giovanile nel campo delle vocazioni: i numeri sono “buoni” e altrettanto importanti i risultati nella “formazione all’impegno per la giustizia, la riconciliazione e la pace”. Tra le sfide mons. Twal ha indicato la necessità di maggiore “inserimento nella pastorale della Chiesa locale di comunità e movimenti nuovi”; importante, poi, investire nella “formazione interna e apostolica dei leader” e anche dei sacerdoti impegnati nella pastorale giovanile.