UE E TURCHIA

A velocità ridotta

Bruxelles e Ankara: non c’é molta volontà di accorciare le distanze

Si raffreddano i rapporti tra Ue e Turchia e la posizione assunta dell’Europarlamento nel corso della plenaria del 7-10 marzo ne è la riprova. Gli eurodeputati sostengono che il cammino delle riforme nel grande Paese euroasiatico s’è quasi fermato. Ma anche Ankara sembra non aver fretta di raggiungere Bruxelles. Il dibattito e l’approvazione di una risoluzione su questo tema si sono inseriti in una sessione più che altro attenta agli sviluppi della situazione nel nord Africa: la preparazione del Consiglio europeo straordinario dell’11 marzo ha portato a un confronto serrato fra parlamentari, Cathy Ashton (Alto rappresentante per la politica estera) e José Manuel Barroso (presidente della Commissione). Anche se l’impressione espressa da molte voci è che le decisioni sulla Libia si prendano altrove: a Washington, nella sede della Nato, a Parigi, a Londra o Berlino, oppure nel consesso della Lega araba.Ad Ankara progressi limitati. La relatrice Rita Oomen Ruijten, eurodeputata olandese, ha speso poche parole sui progressi compiuti dalla Turchia per quanto riguarda la riforma costituzionale e il miglioramento dei rapporti con i “vicini di casa”. Ha invece sottolineato le carenze nella tutela dei diritti fondamentali e delle minoranze, la mancanza di dibattito politico tra i diversi partiti, il nodo problematico delle relazioni con Cipro. Resta anche l’incognita del ruolo dell’esercito. “È necessaria – ha affermato Ruijten – una riforma costituzionale globale per trasformare la Turchia in una vera democrazia”. Ma altri problemi affiorano dal documento votato in emiciclo: la condizione delle donne, il “deterioramento della libertà di stampa”, l’aumento dei delitti d’onore, i “matrimoni forzati”. I deputati denunciano “progressi modesti” nel dialogo tra il governo e le comunità religiose, comprese quelle cristiane, specialmente sulla questione “della possibilità per tali comunità di ottenere personalità giuridica per aprire e gestire centri di culto”. Il testo passato in aula è stato il frutto di lunghe mediazioni, che confermano i diversi orientamenti che stanno maturando verso Ankara. La risoluzione non cita la “piena adesione” futura della Turchia, ma al contempo non ha accettato un emendamento che avrebbe preferito parlare di “partenariato privilegiato”, che avrebbe di fatto sconfessato i negoziati per l’adesione, per quanto lontana nel tempo. Rimane l’idea di un processo di lunga durata e con un finale “aperto”, ossia non scontato.Rispettare i criteri di Copenaghen. Il Parlamento ha invece accolto “favorevolmente la decisione del Consiglio europeo di accordare al Montenegro lo status di Paese candidato all’Unione”, auspicando che i negoziati – tuttora in stand by – possano iniziare quest’anno. I deputati hanno però espresso diverse preoccupazioni, soprattutto riguardo corruzione, criminalità organizzata, discriminazioni e limitazioni alla libertà dei media. “Mi rammarico che la Commissione insista sul divario tra la concessione dello status di candidato e l’apertura effettiva dei negoziati”, ha affermato il relatore, Charles Tannock (Regno Unito). “Il Montenegro dovrebbe essere giudicato in base alle riforme che è in grado di realizzare e sul rispetto dei criteri di Copenaghen. Spetta al Montenegro soddisfare le aspettative dell’Unione europea”. “Bisogna che questi due Paesi rispettino tutti i criteri di adesione che la stessa Ue ha definito”, ha chiarito Eniko Gyori, segretario di Stato ungherese, a nome della presidenza di turno dell’Unione, parlando di Turchia e Montenegro. “Ma allo stesso tempo bisogna che l’Ue guardi lontano, cercando di comprendere se sia meglio una Turchia inserita nell’Ue oppure no”. “Occorre infatti evitare” che Ankara “perda interesse e si allontani dall’Ue”. “Certamente siamo all’interno di un processo complesso. La situazione in Turchia è difficile; del resto Ankara è per noi un partner strategico, che deve essere amico dell’Europa. Ma deve rispettare ognuno dei criteri per l’adesione”.Un messaggio al Montenegro. Gyori ha aggiunto: “Abbiamo notato alcuni passi avanti in materia costituzionale e nei rapporti tra governo e minoranze. Ma c’è ancora un lungo percorso da compiere. Si pensi ai diritti delle donne, alla libertà di stampa…”. Dopo il voto dell’Assemblea, il presidente Jerzy Buzek ha espresso il suo punto di vista: “Vogliamo sostenere il popolo turco e favorire la democratizzazione e l’impegno per una società aperta e pluralista”. La Turchia “si è impegnata a fare riforme e a tenere buone relazioni con i vicini” in vista della “futura adesione all’Unione. L’allargamento è una questione di valori condivisi e standard comuni. La Turchia ha bisogno di intensificare gli sforzi per soddisfare i criteri di Copenaghen e attuare le riforme concordate”. A proposito della risoluzione sui negoziati con il Montenegro, Buzek ha spiegato: “Il Parlamento ha inviato un messaggio chiaro al popolo del Montenegro, il cui posto è nell’Ue. I negoziati devono iniziare il più presto possibile”.