TURCHIA
Quaresima 2011 nel Vicariato di Anatolia: il ricordo di mons. Padovese
Catechesi, riti e solidarietà: è improntata su queste tre direttrici la Quaresima 2011 nel Vicariato apostolico di Anatolia, la prima dopo l’omicidio del suo vicario, mons. Luigi Padovese, ucciso dal suo autista, Murat Altun, il 3 giugno 2010. Ad Antiochia, a Mersin, a Iskenderun, a Tarso, luoghi simbolo del cristianesimo turco, i 40 giorni che precedono la Pasqua saranno vissuti nel nome di mons. Padovese, come testimoniato al SIR Europa da presbiteri e religiose che da anni vivono e operano in Turchia.Annuncio e perdono. “Questo tempo di preparazione alla Pasqua è un momento di speranza, annuncio e perdono in comunione con i nostri fratelli ortodossi” dichiara padre Domenico Bertogli, parroco di Antiochia, che anticipa anche altri appuntamenti come quello con i padri Cappuccini di Cappadocia in aprile. “Attendiamo a breve la visita di mons. Ruggero Franceschini, presidente dei vescovi di Turchia e attuale amministratore del vicariato apostolico di Anatolia al posto del compianto mons. Luigi Padovese. Una presenza importante che intende anche rafforzare i nostri fedeli che attendono l’arrivo di un nuovo pastore dopo l’omicidio di mons. Padovese avvenuto il 3 giugno dello scorso anno”. Non mancheranno momenti di solidarietà grazie alla Caritas locale che, spiega il parroco, ha inviato una lettera ai fedeli per invitarli “alla condivisione materiale con chi è nel bisogno”. Un’intenzione particolare di preghiera sarà per la chiesa di Iskenderun, guidata attualmente da una piccola comunità di frati minori conventuali romeni, “rimasta profondamente colpita dalla morte di mons. Padovese. In questo senso l’arrivo di un nuovo vescovo è, a mio avviso, urgente, ma occorre attendere ancora del tempo, forse un paio di mesi. Dovremo aspettare, purtroppo, molto di più per celebrare il processo che faccia giustizia della morte di mons. Padovese”. “Per ricordarlo al meglio – aggiunge padre Bertogli – proseguiamo la nostra missione di annuncio. Dopo tante nostre richieste da giovedì scorso come leader della comunità cattolica, ortodossa ed ebraica non abbiamo più la scorta. Non è necessario e poi non ci sentivamo liberi, ora abbiamo dei telefoni cui chiamare per segnalare eventuali problemi di sicurezza”. Annuncio che riprenderà vigore, secondo le parole del religioso cappuccino, anche grazie “al ritorno dei pellegrini a Tarso ed Antiochia. Stiamo accogliendo, sin dalla fine di febbraio, diversi gruppi da Portogallo, Italia, Francia, Germania. È un frutto dell’Anno paolino, i pellegrini rafforzano la piccola comunità cristiana che così si sente parte della Chiesa universale. E per noi questo è di vitale importanza”.Tornano i pellegrini. “Il flusso dei pellegrini sta riprendendo” conferma la piccola comunità delle suore “Figlie della Chiesa” che vive e opera a Tarso da 16 anni, prestando servizio ai pellegrini che arrivano nella chiesa-museo di san Paolo. “È un flusso lento ma costante che dovrebbe aumentare nei prossimi mesi e con le stagioni più calde – dicono -. Da parte nostra continuiamo il servizio di accoglienza nella chiesa-museo di san Paolo, per la quale mons. Padovese si era speso molto per farla diventare un luogo di culto permanente. Purtroppo senza grandi esiti. Ancora oggi, infatti, i pellegrini per entrare devono pagare un ticket di tre lire turche, ovvero un euro e cinquanta, e preavvisare del loro arrivo”. Anche per le suore di Tarso sarà una Quaresima di particolare significato, “la prima senza il nostro vescovo mons. Padovese. Pregheremo per lui in questi 40 giorni di preparazione alla Pasqua. A Tarso non ci sono cattolici, se non i pellegrini che arrivano, e quindi, come facciamo da anni, per le celebrazioni quaresimali andiamo nella parrocchia di Mersin. Dopo l’imposizione delle Ceneri di Mercoledì, ogni venerdì animeremo la Via Crucis e le catechesi in programma. Non dobbiamo perdere la speranza”.Una grande speranza. “A Mersin ci sono 700 cattolici, su una popolazione di oltre 600 mila abitanti, nonostante così pochi, siamo la parrocchia più grande in Turchia. Viviamo questa Quaresima con grande speranza nonostante intorno a noi le cose non è che vadano molto bene” racconta il parroco, padre Roberto Ferrari, da 60 anni in Turchia. “L’omicidio di mons. Padovese ha lasciato un dolore profondo nella chiesa turca e le tensioni intorno alla minoranza cristiana sembrano non allentarsi. È giusto di pochissimi giorni fa la notizia di un attentato sventato dalla polizia contro un esponente della chiesa ad Istanbul. Due persone sono state tratte in arresto e nella loro abitazione sono state rivenute due pistole. Potevamo assistere ad un’altra strage. Grazie a Dio non è accaduto nulla. Le spinte fanatiche nazionaliste e islamiste si sentono ma bisogna anche dire che la maggioranza turca è composta da brava gente con cui è possibile instaurare un dialogo di vita. Per quello che possiamo cerchiamo di continuare il nostro cammino di fede e la Quaresima rappresenta un tempo privilegiato. Con i nostri fedeli, dopo le Ceneri, pregheremo la Via Crucis con una intenzione particolare per mons. Padovese e per chiedere l’arrivo di un nuovo vescovo”.