UE E LIBIA

La misura è colma

Il colonnello deve abbandonare il potere

L’Unione europea dà il benservito al colonnello Gheddafi, non ostacolerebbe un intervento militare (purché realizzato in accordo con Onu, Nato, Lega araba, Unione africana) per proteggere le popolazioni libiche, e promette aiuti ai paesi della sponda sud del Mediterraneo. I 27 capi di Stato e di governo Ue, riuniti l’11 marzo a Bruxelles, hanno finalmente dimostrato di vederci chiaro. Abbandonate le posizioni titubanti o addirittura conniventi, hanno messo nero su bianco il loro sostegno alla transizione, purché pacifica e democratica, del nord Africa. I contorni di quanto sta accadendo non sono chiari e nemmeno le prospettive future appaiono certe: ma il nuovo corso della politica di vicinato verso sud è intrapresa. A Tripoli come al Cairo, passando per Tunisi o Rabat, si misurano trasformazioni epocali, i cui esiti sono assolutamente incerti. Ecco dunque la necessità di una linea chiara da parte della Comunità internazionale: e l’Ue sta cercando di fare la sua parte. Scorrendo la dichiarazione finale del summit brussellese si evidenziano alcuni passaggi fondamentali.
Il primo riguarda la Libia. “Le insurrezioni democratiche stanno determinando cambiamenti radicali nei paesi limitrofi meridionali – vi si legge -, creando nuove speranze e l’opportunità di costruire il futuro sulla democrazia, sul pluralismo, lo stato di diritto, i diritti umani, la giustizia sociale”. Termini e realtà per nulla scontati in quella regione del mondo. Per il Consiglio europeo, “i paesi della regione devono intraprendere o accelerare le riforme politiche ed economiche” e l’Ue sosterrà questi delicati passaggi. Democrazia, pace e diritti sono pilastri portanti dell’Europa comunitaria, che valgono – è questo il messaggio – sia all’interno del Vecchio continente sia oltre i suoi confini.
Sempre a proposito della Libia i leader dell’Unione puntualizzano: “Il colonnello Gheddafi deve abbandonare il potere immediatamente. Il suo regime ha perso ogni legittimità”. Si conferma il blocco dei beni del dittatore, si accoglie favorevolmente la risoluzione 1970 del Consiglio di sicurezza Onu con il rinvio della situazione libica alla Corte penale internazionale; allo stesso tempo si incoraggiano ruolo e azione del “Consiglio nazionale di transizione provvisorio” con sede a Bengasi, ritenuto ora “un interlocutore politico”.
In attesa di un vertice che riunisca Lega araba, Unione africana e Ue, si procederà con gli interventi umanitari verso le popolazioni affamate, i rifugiati, i migranti. Su questo versante si aggiunge un dato costruttivo: lo spirito di solidarietà che trova forma verso i popoli nordafricani si applicherà anche verso quei paesi Ue più esposti ai flussi migratori di massa, con un’attenzione particolare (e sostegno concreto) per Malta e Italia.
Ulteriori elementi-chiave del Consiglio dell’11 marzo riguardano gli altri paesi del Mediterraneo meridionale. Il Consiglio europeo accoglie “con particolare favore” l’annuncio del re del Marocco in merito “all’istituzione di un comitato consultivo per preparare una revisione della costituzione da sottoporre all’approvazione del popolo”. Per quanto riguarda la Tunisia, il Consiglio Ue ritiene positiva la convocazione delle elezioni per un’assemblea costituente previste per il prossimo 24 luglio. Per l’Egitto si appoggiano la transizione democratica (tutta da verificare però) e la “tempestiva presentazione delle prime proposte intese a modificare la costituzione”.
Infine un serio esame di coscienza: “Tenendo conto di quanto è accaduto, l’Unione europea è pronta a rivedere le finalità dell’Unione per il Mediterraneo, con l’obiettivo di promuovere la democrazia e la stabilità nella regione”. Democrazia, stabilità e pace passano anche dal riconoscimento dei propri errori.