CHIESE IN BREVE
Francia: mons. Simon su laicità e islam”Chiesa di Francia o Chiesa in Francia?”. Partendo da questo interrogativo mons. Hippolyte Simon, arcivescovo di Clermont e vicepresidente della Conferenza episcopale francese, interviene sul quotidiano cattolico “La Croix” del 14 marzo al dibattito annunciato dal presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy sulla laicità e il rapporto tra religione e Stato. Nella sua riflessione ripresa dal sito dei vescovi di Francia www.eglise.catholique.fr, mons. Simon rammenta che da qualche settimana una questione agita l’opinione pubblica francese: “Occorre sviluppare un ‘islam di Francia’ e di rifiutare ‘l’Islam in Francia’”. Pur ammettendo di non avere “nessuna competenza al riguardo”, il presule invita a porsi la domanda dal punto di vista cattolico: “Siamo parte della ‘Chiesa di Francia’ o della ‘Chiesa in Francia?'” e sottolinea che al di là delle appartenenze nazionali, “per noi cattolici non ci sono Chiese nazionali, esiste solo la Chiesa cattolica, presente in tutti i Paesi del mondo, nella diversità della sue diocesi”. Quanto “alle difficoltà” incontrate dal Culto musulmano, mons. Simon evidenzia che esse sono legate “all’assenza di rappresentanti religiosi di fronte allo Stato”. Tuttavia, secondo il presule “spetta solo ai musulmani che sono in Francia sapere cosa è bene per loro, nel quadro istituzionale della laicità stabilito dalla Repubblica francese”. Di qui “il limpido monito del card. Lustiger, che resta sempre attuale, e quindici anni dopo assume maggiore rilievo con riferimento agli eventi attualmente in corso nei Paesi del sud del Mediterraneo: ‘Non spetta al governo francese creare un islam alla francese. Oggi non vi è altra soluzione che quella di far rispettare con saggezza e benevolenza la legge repubblicana e attendere trent’anni, quasi due generazioni, il tempo necessario affinché in una società unitaria come la nostra i musulmani di nazionalità francese si percepiscano e siano percepiti come francesi di religione musulmana’”.Belgio: mons. Harpigny sulla QuaresimaPer i cristiani la Quaresima “è un tempo per rinnovare i doni ricevuti nel battesimo ed è un tempo di conversione per i peccatori”. Per i catecumeni, “è l’ultima linea da superare di ricevere i sacramenti nella notte di Pasqua”. Celebrando la Messa del Mercoledì delle Ceneri, l’arcivescovo di Tournai, mons. Guy Harpigny, ha rammentato il significato della Quaresima e ne ha sottolineato le tre dimensioni: l’elemosina, il digiuno e la preghiera. “La carità – ha affermato – può assumere la forma di partecipazione alle collette organizzate da Entraide et Fraternité, destinate quest’anno a progetti nelle Filippine. Per la preghiera sono previsti momenti speciali come la liturgia delle ore”. Il digiuno, infine, “va vissuto come un cambiamento di abitudini per ritrovare l’essenziale”. Dimensioni, ha precisato l’arcivescovo, “da vivere nel segreto, dove solo Dio ci vede”. Quest’anno nella diocesi di Tournai, saranno trentotto i catecumeni a fare ingresso nella Chiesa la notte di Pasqua.Ucraina: pregare per chi ha lasciato la ChiesaL’amministratore della Chiesa greco-cattolica ucraina, il vescovo Ihor Vozniak, invita a pregare durante la Quaresima per coloro che hanno lasciato la Chiesa. In un messaggio letto in tutte le chiese greco-cattoliche del Paese domenica 13 marzo, il vescovo chiede ai fedeli di “pregare per la conversione di tutti coloro che, per vari motivi, si trovano al di fuori del recinto salvifico della chiesa”. Nel documento, scritto in vista della beatificazione di Giovanni Paolo II che si terrà il prossimo 1° maggio, l’amministratore dell’Ugcc afferma: “La nostra gioia non è ancora piena poiché oggi la Chiesa di Cristo nel nostro Paese sta soffrendo” e “il dolore è causato dalla comparsa in Ucraina di nuove sette, il Gruppo Dognal”, che fanno tutto il possibile per “contaminare la santa memoria del Papa Giovanni Paolo II”. Il vescovo Vozniak denuncia “calunnie” e “fantasie malate” contro l’immagine di un uomo “che tanto bene ha fatto alla Chiesa ecumenica e alla nostra Chiesa” e la cui figura “è vicina a molti ucraini, non solo cattolici”. “È stato Giovanni Paolo – prosegue il vescovo – ad impegnarsi con tutte le sue forze per ottenere la libertà per la Chiesa greco-cattolica ucraina dall’Urss. Il Papa ha mostrato uno speciale rispetto per la nostra chiesa martire, dimostrato” dal trionfo della “beatificazione dei nuovi martiri ucraini durante la sua visita pastorale nel nostro Paese. Il suo amore per la nostra Chiesa è stato così grande che egli, capo supremo della Chiesa di Cristo, non ha avuto paura a sostenere” alla fine degli anni ’80 la fedeltà dei greco-cattolici ucraini alla loro Chiesa. Per quanto riguarda la visita di Giovanni Paolo II in Ucraina nel giugno 2001, l’amministratore Ugcc ha concluso: “Questo Santo Padre del nostro tempo, nel quale il Vangelo è diventato vivo, ha dato una forte testimonianza di fede attraverso le parole e le azioni”.