ECUMENISMO
Giornata ecumenica internazionale in ricordo di Chiara Lubich
Più di mille rappresentanti di oltre venti denominazioni cristiane. Vescovi, metropoliti, pastori. In platea e sul palco si alternano i volti dell’ortodossia russa e di quella greca alle testimonianze di anglicani, siro-ortodossi, cattolici, riformati; le musiche dell’estremo oriente ai canti del mondo arabo. Senza alcun sincretismo. Così Trento (Italia), sabato 12 marzo, ha onorato il ricordo di una grande protagonista dell’ecumenismo moderno, Chiara Lubich, a tre anni dalla sua morte (14 marzo 2008). Si è svolta qui, nella sua città natale, una “Giornata ecumenica internazionale” dal titolo: “Chiara Lubich. Un carisma, una vita per l’unità dei cristiani”. A fare gli onori di casa, il sindaco della città, Alessandro Andreatta: “Il tema al centro dell’incontro – ha detto – racconta il persistere di un sogno, di una visione. E mentre altrove si erigono barriere e si scavano fossati, qui si cercano radici comuni e si intessono nuovo rapporti”. E il l’arcivescovo di Trento, mons. Luigi Bressan, ha aggiunto: “Penso che se riandiamo al cammino compiuto, dobbiamo rendere gloria allo Spirito Santo per aver ispirato il percorso, riconoscenza a quanti hanno risposto all’Amore con generosità, ed anzitutto a Chiara Lubich”. Si tratta allora di “guardare avanti alle sfide che oggi ci presenta la situazione di un mondo globalizzato e nello stesso tempo diviso da tanti conflitti, anche di natura religiosa, per portarvi la vitalità e la pace del Vangelo”. Un’inutile contrapposizione. Alla giornata internazionale è arrivato un lungo e articolato messaggio del cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani: “È doloroso constatare che, ai giorni nostri, molti cristiani non soffrono più come dovrebbero di questa situazione così anormale del mondo cristiano”. “Solo chi ama veramente il Corpo di Cristo soffre per il fatto che su questa terra esiste una certa ignoranza su di esso”. Il cardinale ha evidenziato l’esperienza del “dialogo della vita”, portato avanti “in maniera capillare in tutto il mondo” dal movimento dei Focolari: “Questa realtà – ha detto – prepara la strada ed è un segno visibile che i cristiani professano un solo Signore, una sola fede ed un solo battesimo, e devono vivere insieme amandosi gli uni gli altri. Non vorrei però lasciar passare questa opportunità per segnalarvi e condividere con voi la mia preoccupazione per la sfida che incombe ai giorni nostri e che deriva da una qual partizione tra ‘ecumenismo dall’alto’ ed ‘ecumenismo dal basso’. Essere consapevoli di questa realtà è importante affinché tutti coloro che sono impegnati in questo campo cerchino di arginare ogni inutile contrapposizione che lede la causa santissima dell’unità”.Comunione fraterna tra vescovi. Hanno raccontato la loro esperienza due vescovi: uno cattolico, l’altro anglicano. Fanno parte di una vasta rete di vescovi di Chiese diverse che da trent’anni s´incontrano in una diversa città del mondo una volta all’anno per “vivere insieme alcuni giorni in comunione fraterna”. “Tutti – racconta il cardinale Miloslav Vlk, arcivescovo cattolico emerito di Praga – abbiamo nel cuore il desiderio di Gesù “che tutti siano uno” e portiamo insieme il dolore, alle volte con impazienza, di non essere ancora uno in tutto, perché quando si è legati così profondamente come veri fratelli, si sente più forte il dolore di non aver raggiunto ancora la piena unità visibile tra le nostre Chiese”. “Ci rendiamo anche conto – prosegue il vescovo anglicano Robin Smith – che con la sua croce, Gesù ha collegato, riunito il Cielo e la terra e quindi noi accogliamo questa croce dell’unità non pienamente realizzata, la vogliamo portare per unirci alla Croce di Gesù, per contribuire in tal modo al raggiungimento dell’unità vera, piena e visibile”.Annuncio credibile ed efficace. Da Costantinopoli, è arrivato anche il messaggio riconoscente del patriarca ecumenico Bartolomeo I: “Continuate ad alimentare ovunque il dialogo della vita nel popolo cristiano”. A testimoniare di persona il profondo legame che univa il Patriarca Bartolomeo a Chiara è stato il metropolita ortodosso d’Italia e Malta Gennadios Zervos. “Assieme al patriarca ero presente anch’io al Policlinico Gemelli pochi giorni prima della partenza di Chiara per il cielo – ha raccontato – e la ricordo piena di gioia, sorridente come sempre, dolce, serena ed il suo carisma era ben vivo. Infatti le sue ultime parole prima di congedarci furono: ‘Sempre uniti’!”. Le conclusioni sono affidate alla presidente del Movimento dei Focolari, Maria Voce: “Cosa portiamo via da questa giornata? Abbiamo contemplato di nuovo il progetto di Dio: le Chiese in piena e visibile comunione fra loro per poter ridare all’umanità quel modello che rende credibile e efficace il loro annuncio”.