EGITTO

Un bivio storico

Domani si vota per il referendum costituzionale

Dopo oltre 30 anni di regime oltre 45 milioni di egiziani saranno chiamati, il 19 marzo, ad esprimersi sulla riforma della Costituzione del 1971, sospesa dal Consiglio Supremo delle Forze Armate che, dall’11 febbraio, ha in mano la direzione temporanea del Paese fino alle prossime elezioni, previste in estate. Il Consiglio ha nominato un Comitato con l’incarico di emendare alcuni articoli della costituzione (76, 77, 88, 93, 179 e 189). Gli emendamenti limitano la durata della presidenza a due mandati di quattro anni ciascuno, reintroducono la supervisione giuridica delle elezioni, rendono più complicato per il presidente mantenere lo stato di emergenza e lo obbligano a nominare un vice-presidente. L’esito del referendum si preannuncia tutt’altro che scontato, con i movimenti legati alla rivolta che chiedono di votare per il ‘no’, in quanto ritengono che l’Egitto abbia bisogno di riscrivere radicalmente la sua costituzione. I Fratelli Musulmani e l’ex partito di regime, sono invece a favore dell’approvazione degli emendamenti. Se a prevalere fosse il ‘si’, potrebbe profilarsi una svolta conservatrice che aprirebbe la strada ad elezioni nei prossimi due mesi. Se ne avvantaggerebbero probabilmente i Fratelli Musulmani e l’ex-partito di regime che godono di strutture e radicamento territoriale. Le altre forze politiche, infatti, sono impreparate ad affrontare le elezioni in estate. Con un parlamento non rappresentativo, il rischio è che dalla stesura della nuova costituzione sarebbero esclusi proprio quelli che hanno guidato la rivoluzione. Sul referendum in Egitto il SIR ha sentito il missionario comboniano, padre Luciano Verdoscia.

Che valore assume per l’Egitto questo referendum del 19 marzo?
"Un referendum è sempre uno strumento di democrazia. Nel caso specifico mostra la volontà di questo Governo provvisorio di marciare nel processo di democratizzazione del Paese. L’Egitto ha delle complicazioni interne che si sveleranno nel tempo, per cui il cammino non sarà semplice, ma faticoso e lungo. A mio avviso, tuttavia, ci sono segnali di speranza. La storia ci insegna che i popoli che, sotto dittatura, non prendono in mano la storia e quella del loro Paese, non diventeranno mai adulti. Io vedo molto positivamente questo processo ma non dobbiamo farci illusioni perché potrebbe anche riservare delle sorprese".

Quali ad esempio?
"La presenza di un certo fondamentalismo e di forze antidemocratiche rappresentate da figure del vecchio regime e dalla vecchia classe imprenditoriale che ha avuto difficoltà a costruire la modernità del Paese. Il processo di democratizzazione deve cominciare altrimenti non si giungerà mai alla trasformazione".

Il popolo andrà alle urne quasi spaccato: data la posta in gioco questa spaccatura potrebbe nuocere alla causa della democrazia?
"Direi che il quadro frammentato rappresenta bene i voleri della gente. Stiamo assistendo alla formazione di un gruppo laico rappresentato dai giovani della rivoluzione e da coloro che si sono proposti di guidare il Paese verso nuovi orizzonti. Si tratta di persone con una visione laica della politica che si oppongono a questo referendum o a questo modo di precedere poiché vogliono una riscrittura completa della Costituzione. Ci sono dibattiti anche sull’art. 2 del Trattato che sancisce che nessuna legge può essere contraria a quella islamica. E con questo art. 2 non ci troveremmo in un Paese laico ma in uno confessionale. Un vero governo democratico non può essere religioso. I Fratelli Musulmani, invece, per quanto più moderati di quanto credesse il vecchio regime, non hanno problemi poiché con la vittoria del ‘si’ rimarrebbero invariati alcuni presupposti che privilegiano l’assetto islamico della società. Se i Fratelli musulmani non si pongono in atteggiamento di rispetto per la diversità non si potrà avere vera democrazia".

Come voteranno i cristiani?
"Credo sceglieranno per chiedere una nuova Carta costituzionale".

Siamo ad un passaggio nodale della storia dell’Egitto?
"Non solo per l’Egitto ma del Medio Oriente e del Nord Africa. È un momento storico privilegiato nel quale possiamo osservare come si svilupperanno le rivolte in queste regioni. Se l’Egitto andrà verso la democrazia avremo una nuova era con nuovi orizzonti di relazioni. Se invece ci saranno risvolti di tipo religioso allora in Occidente dovremo riflettere molto seriamente sulla presenza dei musulmani e su quello che potrà capitare. La storia diventa maestra per tutti".