CHIESE IN BREVE

Italia, Portogallo, Ucraina

Italia: il 150° dell’unificazione politica”L’identità nazionale degli italiani, così fortemente radicata nelle tradizioni cattoliche”, costituì “la base più solida della conquistata unità politica”. Ad affermarlo Benedetto XVI, nel messaggio d’augurio consegnato dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone al presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, in occasione del 150° anniversario dell’unificazione politica dell’Italia celebrato il 17 marzo. Il Papa ha sottolineato la “sana laicità che denota lo Stato italiano ed il suo ordinamento giuridico”, e i “due principi supremi” chiamati “a presiedere alle relazioni fra Chiesa e comunità politica: quello della distinzione di ambiti e quello della collaborazione”. “Elevare a Dio l’inno di ringraziamento per l’Italia”, nella “consapevolezza che la Patria che ci ha generato è una preziosa eredità e insieme una esigente responsabilità”. Così il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha spiegato il senso della celebrazione da lui presieduta il 17 marzo nella basilica di S. Maria degli Angeli a Roma, alla presenza del presidente Napolitano e delle massime autorità dello Stato. L’unificazione, ha rilevato il cardinale, è “la vera forza della società e dello Stato, il tesoro più grande da custodire con amore e da trasmettere alle giovani generazioni”. Secondo il presidente della Cei, “la religione, in genere, e in Italia, le comunità cristiane in particolare, sono state e sono lievito accanto alla gente: sono prossimità di condivisione e di speranza evangelica, sorgente generatrice del senso della vita, memoria permanente di valori morali. I 100.000 campanili della nostra Italia, ispirano un sentire comune diffuso che identifica senza escludere, che fa riconoscere, avvicina, sollecita il senso di cordiale appartenenza e di generosa partecipazione alla comunità cristiana, alla vita del borgo e del paese, delle città e delle regioni, dello Stato”.Portogallo: Giovanni Paolo II, il “Papa di Fatima”La Conferenza episcopale portoghese (Cep) ha diffuso una Nota pastorale sulla beatificazione di Giovanni Paolo II (1920-2005), che si terrà il 1° maggio, in cui Wojtyla è definito come il “Papa di Fatima”. Il documento spiega: “Con la beatificazione di Giovanni Paolo II, la Chiesa intende sottolineare i tratti di una santità specifica, ritenendo non solo che debba essere conosciuta ed ammirata, ma che essa possa costituire anche una guida ed uno stimolo nel cammino di conversione e di servizio dei fedeli del nostro tempo”. “Il santo è un peccatore, a tal punto raggiunto dalla grazia e liberato, da poter divenire per il mondo un segnale di speranza, e la rivelazione di un Dio vivo, nel quale avere fiducia, perché sta sempre vicino a noi: la vita del Papa Giovanni Paolo II è senza dubbio uno di questi segni capaci di irradiare speranza”. Descrivendo le qualità del futuro Beato, i vescovi lo definiscono “uomo capace di comunicare la sua intensa vita interiore, profeta di audaci interventi in nome della giustizia e della pace, servo che ha mostrato amore per i più deboli e perdono nei confronti dei nemici, testimone di allegria nella salute e nella malattia, con un massimo rispetto per la vita”. Il documento invita i fedeli a partecipare alla commemorazione nazionale della beatificazione, il prossimo 13 maggio a Fatima. “Giovanni Paolo II ha coltivato un’autentica devozione cristiana per la Vergine Maria, vivendo il suo motto episcopale: Totus Tuus”; da questo punto di vista, “è giusto considerarlo” come “il Papa di Fatima, che un anno dopo l’attentato in Piazza S. Pietro a Roma, il 13 maggio 1981, è venuto al Santuario per ringraziare la Regina della Pace per averlo provvidenzialmente salvato”, concludono i vescovi.Ucraina: a Lviv sinodo per elezione primate UgccÈ in corso dal 21 marzo a Lviv il sinodo dei vescovi della Chiesa greco-cattolica (Ugcc) nel corso del quale verrà eletto secondo le norme del canone 128 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali il nuovo arcivescovo maggiore di Kyiv e primate della stessa Chiesa, che succederà al card. Lubomyr Husar a seguito della sua rinuncia per raggiunti limiti di età. Al sinodo, presieduto fino a domani dall’amministratore della Chiesa greco-cattolica ucraina, il vescovo Ihor Vozniak, partecipano 45 presuli provenienti anche da America, Europa ed Oceania, che dovranno rimanere a Lviv fino alla conferma dell’elezione da parte di Benedetto XVI e alla proclamazione ufficiale del nuovo arcivescovo maggiore. La cerimonia di intronizzazione si svolgerà domenica 27 marzo nella cattedrale di Cristo risorto a Kyiv. Organismo legislativo della Chiesa composto da vescovi e convocato di norma una volta all’anno, il sinodo determina la politica interna ed esterna ed assume decisioni su questioni pastorali, ecumeniche e educative. Il card. Husar ha guidato la Chiesa greco-cattolica ucraina dopo la morte del card. Myroslav Ivan Lubachivsky, ed è stato il primo capo dell’Ugcc eletto da uno speciale sinodo dei vescovi, convocato dopo l’uscita dei greco-cattolici dalla clandestinità. I cattolici ucraini sono circa 6 milioni e mezzo, la maggioranza dei quali risiede nel Paese.