POLONIA

Per la casa europea

Il comunicato finale dell’assemblea dei vescovi

Affinché la presidenza dell’Ue che verrà assunta dalla Polonia il 1° luglio prossimo “possa portare dei frutti migliori sia per il Paese che per l’intera Ue” l’episcopato polacco riunito nei giorni scorsi in sessione plenaria ha assicurato il suo sostegno spirituale alle autorità nazionali. Particolare missione. Il comunicato finale della plenaria sottolinea che “la Polonia, in quanto culla del movimento sociale che ha ispirato le trasformazioni in Europa e nel mondo, è insignita della particolare missione di promuovere l’idea di solidarietà e le relative soluzioni istituzionali” e che quel compito costituisce “una grande sfida per l’intera Ue”. Il comunicato rileva inoltre l’urgenza pregnante, “in considerazione del rischio di una crisi demografica”, di azioni “in difesa del diritto alla vita di tutti i bambini concepiti” e di “un’efficace politica a favore della famiglia”. Il segretario della Conferenza episcopale polacca (Kep), mons. Stanislaw Budzik ha espresso la speranza che la presidenza polacca approfondisca ancora di più l’interesse per le politiche famigliari così fortemente dimostrato dall’Ungheria durante il semestre in corso. Mons. Kazimierz Gorny, invece, durante una delle celebrazioni liturgiche per i presuli radunati a Zakopane ha auspicato che “la prossima beatificazione di Giovanni Paolo II sia il lievito per la costruzione di un movimento in difesa dei bambini non nati”, incoraggiando “tutti gli uomini di coscienza” a costruire la civiltà della vita. Valida testimonianza. “In nome della verità storica abbiamo anche l’obbligo di dimostrare il contributo del cristianesimo alla costruzione della civiltà e della cultura dell’Europa”, hanno affermato i vescovi polacchi nel loro comunicato, mentre il presidente della Kep mons. Jozef Michalik, richiamando le numerose critiche di “insufficiente modernità” volte dai mass media alla Chiesa in Polonia ha replicato: “Se tali accuse si riferiscono al principio della difesa della vita, del matrimonio tra un uomo e una donna o al divieto della procreazione assistita in vitro, esse confermano in realtà la validità della nostra testimonianza”. Mons. Michalik ha anche ricordato che “la vita della Chiesa e il servizio dei vescovi non può essere valutato alla luce di questo o quell’altro successo, di un fiasco o addirittura una sconfitta, ma va valutato alla luce del Vangelo”. Per i cristiani perseguitati. I vescovi polacchi radunati in sessione plenaria hanno sottolineato inoltre l’importanza – sia nei Paesi dell’Unione che oltre le sue frontiere – della difesa e della promozione del diritto alla libertà religiosa. Prendendo posizione in merito alla “sempre crescente ondata di persecuzioni dei cristiani nel mondo” i presuli hanno invocato “l’obbligo di solidarietà con i martiri per la fede” ed espresso il loro appoggio all’iniziativa volta all’approvazione da parte del Parlamento polacco dell’appello al rispetto della libertà religiosa e dei diritti per i fedeli di Cristo in tutto il mondo. Ribadendo l’importanza di quella questione nel periodo della presidenza polacca del Consiglio dell’Ue, i vescovi hanno inoltre rimarcato che “anche i servizi diplomatici polacchi dovrebbero prendere una posizione univoca al riguardo”. Accogliendo l’appello della Kep, il Parlamento polacco lo scorso venerdì 18 marzo ha adottato (senza voti contrari e con tre astenuti) una mozione-appello per l’intensificazione delle azioni in difesa dei cristiani perseguitati in diverse parti del mondo ricordando che la Polonia “in considerazione della sua plurisecolare tradizione di tolleranza religiosa ha un particolare obbligo morale di sostenere tutti coloro che sono vittime delle persecuzioni a causa della fede, delle discriminazioni e delle violenze contro i cristiani”.Aiuti per il Giappone. La Kep ha inoltre discusso della situazione del Giappone colpito dal tragico terremoto e, ricordando ai fedeli l’importanza della preghiera “in nome della solidarietà umana” per le vittime della catastrofe, ha anche promosso una raccolta di fondi destinati alla Caritas giapponese. Già il 12 marzo, il giorno dopo il terremoto, la Caritas polacca ha risposto all’appello della Caritas Internationalis organizzando una prima raccolta di offerte e inviando in Giappone i primi 50mila euro. In quel contesto i membri della Kep hanno ricordato che il 2011 è in Polonia dedicato al volontariato e hanno espresso la loro riconoscenza ai 45mila gruppi parrocchiali della Caritas polacca e soprattutto ai 49mila giovani volontari che “testimoniano la carità cristiana impegnandosi quotidianamente al servizio per i poveri e i bisognosi”.