AUSTRIA

Cosa vuol dire “cristiano”?

Il simposio promosso dalla Fondazione König

“Cosa vuol dire ‘cristiano’ oggi?”: questo il tema del tradizionale simposio intitolato al card. König, svoltosi a Vienna tra il 18 e il 19 marzo. L’incontro è stato organizzato dalla Fondazione intitolata al card. König e dalla Fondazione Pro Oriente, istituita nel 1964 dal Cardinale al fine di migliorare le relazioni tra Chiesa cattolica e Chiese ortodosse dell’Europa orientale. Il simposio ha avuto un forte accento ecumenico: quest’anno, infatti, in concomitanza con l’evento, diverse chiese viennesi hanno ospitato un incontro regionale di Taizé. Al convegno hanno partecipato numerose personalità del mondo accademico ed esponenti di diverse Chiese: Frère Alois della comunità di Taizé, Michael Chalupka, direttore della Diakonie austriaca, mons. Helmut Krätzl, vescovo emerito dell’arcidiocesi di Vienna. Ecco alcuni tra gli aspetti salienti dell’incontro, che si è svolto nel settimo anniversario della morte del card. König. Obiettivi. “Esistono punti di riferimento cristiani stabili, comuni, nella vita di oggi? Possono i cristiani, nonostante una fede profonda, arrivare a convinzioni completamente differenti tra loro? E chi può dirci cosa sia la ‘sequela di Gesù’ nella realtà di tutti i giorni, nel pensiero e nelle azioni?”. Sono le domande cui ha inteso rispondere quest’anno, “volutamente per i ‘cristiani medi’ di oggi”, il simposio. “Ognuno di noi crede di sapere cosa voglia dire essere ‘cristiani’. Ma nel nostro tempo manca una risposta chiara e completamente convincente”, sia in riferimento a come “il mondo secolarizzato vede i cristiani”, che al “modo in cui i cristiani credenti vedono se stessi”, si legge nella presentazione dell’incontro che, nell’intenzione degli organizzatori, intende “tenere alta l’attenzione” nei confronti del pensiero e delle opere di Franz König, rendendoli fruttuosi “a livello intellettuale, spirituale e nelle azioni concrete”. Cristianesimo vissuto. Il significato attuale del cristianesimo vissuto non si apprende dai libri ma si vede nelle persone: lo ha affermato il card. Christoph Schönborn durante i Vespri ecumenici celebrati il 19 marzo presso la Konzilgedächtniskirche. L’arcivescovo di Vienna ha fatto riferimento alle testimonianze di vita e di fede offerte dal card. König e dal fondatore della Comunità di Taizé, Frère Roger, legati in vita da una profonda amicizia e che “sono grandi esempi per molti, giovani e anziani”. I Vespri sono stati concelebrati dal card. Schönborn insieme con il membro del Concistoro supremo evangelico, Hannelore Reiner, e hanno costituito la conclusione solenne del simposio, così come dell’incontro di Taizé “Pellegrinaggio della fede”, cui hanno partecipato centinaia di giovani venuti a Vienna da varie parti del Paese e anche dall’estero. Superare la crisi. Heinz Nußbaumer, vicepresidente della Fondazione Kardinal König, ha riferito all’inizio del simposio della “profonda perdita di fiducia nei confronti della Chiesa”. “Da parte della Chiesa è imperativo avere un maggior senso della realtà e una maggior vicinanza alla gente”, ha affermato. Mons. Helmut Krätzl ha ricordato che compito dei cristiani è “vivere la riconciliazione e accogliere i poveri e i falliti”, tenendo presente che una vita riuscita può comprendere anche il fallimento, cui segue un nuovo inizio donato da Dio. Kurt Scholz, membro della Commissione Klasnic, incaricata di gestire i casi di abuso verificatisi in Austria, ha osservato che “la Chiesa è sulla buona strada” ed “è l’unica grande organizzazione che stia davvero facendo qualcosa in questo senso”, ha aggiunto, con un accenno di critica al governo austriaco. Scholz ha poi espresso riserve sull’ipotesi di un eventuale referendum per trasformare l’Austria in uno Stato laicista con una separazione netta tra Chiesa e Stato.Contro la xenofobia. L’impegno contro una società non solidale, non democratica e xenofoba quale sfida fondamentale della Chiesa per il futuro è uno degli aspetti più importanti emersi dal simposio. La teologa della pastorale Regina Polak ha esortato i media a sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica sui “numerosi progetti della società civile”, anziché concentrarsi sulle tendenze negative. Michael Chalupka, direttore dell’organizzazione evangelica Diakonie, ha evidenziato che “gli austriaci cercano di ignorare sempre più settori della vita che risultano essere scomodi”, citando ad esempio il caso dei divieti di accattonaggio o l’inasprimento delle norme sulla detenzione amministrativa. “Non vogliamo più vedere queste persone e le mandiamo via o le rinchiudiamo. È compito dei cristiani opporsi in modo veemente a queste situazioni”, ha ammonito. Secondo Cecil Corti, direttrice dell’organizzazione viennese per i senzatetto “Vinzi-Rast”, “si tratta solo di agire in modo umano. Il lavoro con e per i senzatetto richiede un impegno totale”, ha ammesso. “Ma dona anche una gioia profonda”, ha concluso.