UNIONE EUROPEA
Incontro con il commissario John Dalli
Uno sguardo a tutto campo sulla tutela della salute e la difesa dei consumatori europei. John Dalli, maltese, sposato, due figli, ha ricoperto più volte nel suo Paese l’incarico di ministro, occupandosi di economia, finanze, politica sociale. È stato anche ministro degli esteri. Ora siede nella Commissione Ue con la delega alla sanità e ai consumatori e ha le idee chiare, nonostante la complessità del suo mandato, consapevole degli innumerevoli fronti aperti e del problema delle risorse finanziarie da investire, a livello degli Stati, in questo campo. “Dobbiamo orientare maggiori risorse nella prevenzione e per la salute – afferma -, così da ridurre il rischio delle malattie e per favorire la sostenibilità delle spese in questo settore. Pensi che in Europa solo il 3% dei bilanci sanitari nazionali si orienta in tale direzione. È troppo poco!”. A Dalli sta a cuore un altro concetto: “Occorre procedere verso una riduzione delle degenze in ospedale, ovviamente quando è possibile. Perché la prevenzione e le cure in famiglia vanno a vantaggio della persona malata”. Gianni Borsa lo ha intervistato per SIR Europa.Commissario, l’Unione europea ha, tra le sue competenze, l’azione volta a migliorare la sanità pubblica, a prevenire malattie e infezioni, a eliminare i maggiori pericoli per la salute umana. Concretamente, le istituzioni comunitarie hanno reali poteri e strumenti per proteggere i cittadini? “Gli Stati membri sono i principali responsabili della politica sanitaria e dell’organizzazione e fornitura di servizi sanitari per i loro cittadini. Tuttavia, ci sono ambiti dove gli Stati membri non possono operare da soli in modo efficace e dove l’azione di cooperazione a livello comunitario diventa indispensabile, portando un chiaro valore aggiunto. Questi includono le principali minacce per la salute con connotazione transfrontaliera, come pandemie e bioterrorismo. Un altro esempio è rappresentato dall’esistenza di normative europee in materia di malattie trasmissibili, sangue, tessuti, cellule e organi, farmacovigilanza, farmaci falsi e diritti dei pazienti per le cure transfrontaliere. Inoltre, l’attività in materia sanitaria sul piano comunitario costituisce un valore aggiunto alle azioni degli Stati in particolare nell’area della prevenzione delle malattie, compresa la sicurezza dei prodotti alimentari e la nutrizione, la sicurezza dei farmaci e la lotta al tabagismo”. La cura della salute comprende, come sappiamo, innumerevoli campi: il contrasto alle malattie cardiovascolari o infettive, la lotta alla diffusione dell’Aids, la ricerca sui tumori… Ma l’Unione è fatta di 27 Paesi e i sistemi sanitari e sociali sono molto diversi tra loro. Come giudica la capacità di risposta dei sistemi nazionali per la cura della salute dei cittadini? “I sistemi sanitari europei sono sottoposti a una pressione crescente per rispondere alle sfide rappresentate dall’invecchiamento della popolazione, le aspettative dei cittadini, i flussi migratori, la mobilità dei pazienti e del personale sanitario. Tutto questo accade per di più in un momento di grande austerità della spesa pubblica sanitaria. Nel dicembre del 2010, la Commissione europea e il Comitato di politica economica hanno pubblicato un rapporto comune sui sistemi sanitari la cui finalità è quella di capire meglio gli elementi della spesa sanitaria attraverso gli Stati membri. Sulla base di questo rapporto, emerge la necessità di una collaborazione sempre più stretta tra Commissione e Stati membri al fine di imparare di più sulle migliori pratiche che conducono a efficacia e a sistemi sanitari efficienti. Non é il mio ruolo quello di esprimere apprezzamenti sui sistemi sanitari degli Stati, tuttavia io penso che la Commissione può assistere gli Stati Ue mettendo insieme tutti gli attori appartenenti alla sfera sanitaria e finanziaria, identificando le migliori soluzioni a sfide comuni”.La vita media degli europei, come dicevamo, si sta allungando. Cresce il numero degli anziani e, anche per questo, si pongono nuove sfide ai sistemi sanitari, fra cui quella della sostenibilità economica. Lei intravvede vie d’uscita praticabili? “È assolutamente vero che come conseguenza dell’invecchiamento della popolazione, il quadro delle malattie stia cambiando e stia mettendo sotto pressione la sostenibilità dei sistemi sanitari europei. Soluzioni innovative sono certamente richieste. Questo è lo scopo dell’Associazione europea per l’invecchiamento attivo e sano, lanciata nel 2010 come parte dell’iniziativa prioritaria ‘Unione innovativa’ della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e solidale. L’obiettivo dell’Associazione per l’invecchiamento attivo e sano è quello di aiutare gli europei a vivere, in media, almeno due anni in più della loro vita in buona salute. Continuare a focalizzarsi sulla promozione sanitaria e prevenzione delle malattie croniche è inoltre essenziale per alleggerire il fardello dei sistemi sanitari nazionali”.Per battere le malattie, da quelle più comuni fino alle malattie rare, occorre incrementare investimenti e cooperazione in Europa. Si stanno facendo passi avanti? “La cooperazione in materia sanitaria aumenterà come conseguenza della recente direttiva adottata sulle cure transfrontaliere. Un buon esempio di un esistente meccanismo di cooperazione è quello delle malattie rare, dove il valore aggiunto della collaborazione a livello comunitario è incontestabile. Nel novembre del 2009 è stato fondato un comitato europeo di esperti su tale problema. Questo comitato assiste la Commissione nel monitoraggio, valutazione e disseminazione dei risultati delle misure assunte nel campo delle malattie rare. Continui investimenti in azioni sanitarie e ricerca sanitaria sono inoltre realizzati attraverso diversi meccanismi finanziari: il programma di sanità pubblica, che eroga finanziamenti per un totale di 321 milioni di euro per il periodo 2008-2013, il settimo Programma quadro di ricerca, che da solo dispone per il 2011 di un budget di 658 milioni per la ricerca sanitaria, i Fondi strutturali, gli investimenti tramite la politica di coesione economica e sociale”.La ricerca presenta nuove sfide in campo sanitario: fra queste emergono le questioni della cosiddetta “bioetica”. Esistono luoghi di confronto e di discernimento a livello europeo riguardanti la tutela della vita in ogni sua fase, la cura dei malati terminali, i più remoti ambiti della ricerca medica? “La Commissione dispone di molte opportunità e forum di discussione a vari livelli: a livello dei cittadini, a livello di esperti, fino al livello ministeriale, e questo in base alla natura dell’argomento da trattare. Un esempio che viene direttamente dal mio settore è il Forum di politica sanitaria europea: esso mette insieme svariate organizzazioni – 52 al momento – e attori del settore sanitario il cui fine è quello di garantire che la strategia di sanità europea sia visibile e chiara e che risponda alle preoccupazioni pubbliche”.L’Ue ha appena varato una direttiva sulla “salute transfrontaliera”, cui lei faceva riferimento poco fa. Quali sono gli obiettivi principali di tale normativa? “Sono veramente felice che questa Direttiva sia stata appena adottata dal Consiglio. Essa aiuterà sicuramente i pazienti a ottenere accesso a cure sicure e di qualità in un altro Paese membro e di essere rimborsati. Aiuterà in modo particolare quei pazienti che necessitano trattamenti specifici, per esempio quelli legati alle malattie rare. Aiuterà anche a ridurre le disuguaglianze sanitarie, rendendole più accessibili in Europa. La direttiva migliorerà inoltre la collaborazione delle autorità sanitarie nazionali con gli altri Paesi al fine di scambiare informazioni sulla qualità dell’assistenza sanitaria. Tuttavia, per sostenere lo scambio delle conoscenze attraverso e aldilà di queste reti, è indispensabile progredire nel campo della sanità elettronica. A questo scopo, la Commissione allestirà una rete per promuovere la cooperazione in questo ambito”.Non di rado l’opinione pubblica europea viene allarmata da notizie – non sempre attendibili – su epidemie di ogni genere. In passato si è parlato, ad esempio, della “mucca pazza”, dell'”influenza aviaria”, della influenza “suina” (H1N1)… Quanto conta l’informazione massmediale in questi casi? “La pandemia H1N1 del 2009 ha richiamato l’attenzione sul potenziale di una pandemia di influenza nel causare la diffusione della malattia in vaste proporzioni, morte e sconvolgimento della società. È stata inoltre l’occasione per imparare a comunicare sugli sviluppi della situazione ai cittadini senza provocare eccessivi allarmismi. La comunicazione è di estrema importanza durante una crisi sanitaria ed è imperativo che noi non trasmettiamo messaggi eccessivamente allarmisti, poco chiari o contradditori. Nel 2001, la Commissione ha creato il Comitato per la sicurezza sanitaria, per garantire l’allineamento delle misure sanitarie pubbliche tra le diverse autorità sanitarie, la Commissione e le agenzie competenti. Esso deve poi operare per fornire ai cittadini un’informazione il più possibile tempestiva, accurata, coerente e dar loro dei consigli”.La difesa della salute è correlata alla tutela dei consumatori. Basti pensare ai rischi che possono derivare dai prodotti alimentari, da quelli tessili, da un uso non adeguato dei farmaci… In questo campo di quali strumenti dispone l’Ue? “Il primo strumento è il Sistema di farmacovigilanza europea, il quale deve fornire informazioni utili sulla sicurezza dei farmaci, permettendo così l’adozione di misure opportune, assicurando che i farmaci presentino un rapporto beneficio-rischio favorevole. C’è, poi, Rapex, ovvero il sistema comunitario di scambio rapido delle informazioni fra gli Stati membri e la Commissione riguardo a misure adottate per prodotti di consumo che presentano un rischio grave per la salute e la sicurezza dei consumatori, esclusi farmaci e alimentari. Ricordo quindi Traces, sistema di informazione veterinario che sorveglia il traffico transfrontaliero di animali, derrate alimentari e prodotti derivati di provenienza animale. Infine c’è Rasff, sistema rapido di allerta comunitario per alimenti e mangimi, attivo da più di 30 anni”.