POLONIA
Presentata una indagine sulla religiosità dei polacchi
La Polonia è uno dei Paesi europei dove la religiosità si manifesta in maniera particolarmente importante: la maggior parte degli abitanti è cattolica e il cattolicesimo è distintamente presente nella storia e nella cultura polacca. Beata Zarzycka, dell’Università Cattolica di Lublino, per conto della Fondazione Bertelsman, basandosi su un campione statistico di 1.000 persone dai 18 ai 70 anni, ha elaborato una complessa analisi socio-psicologica riguardante la specificità della religiosità polacca. I risultati sono stati pubblicati nel 2009 sul Religionsmonitor della Fondazione nell’ambito di una più ampia analisi relativa alla religiosità degli europei, il 74% dei quali si definisce “persone religiose”, e la maggior parte cristiani. Identikit del cattolico polacco. In Polonia il 95% degli adulti si dichiara credenti cattolici, 1/3 prega sistematicamente (almeno una volta al giorno) mentre oltre la metà (il 53%) regolarmente partecipa alle funzioni religiose. Al contempo però il 17% dei cattolici partecipa alla liturgia eucaristica solo alcune volte nell’anno, mentre quelli che non vi partecipano sono il 2%. La religione essendo ben radicata nella cultura polacca ne costituisce un elemento rilevante. Il 44% di polacchi si dichiara molto religioso, il 40% assai religiosi, e solo il 15% rivela la propria “poca religiosità”. Tuttavia, osserva Zarzycka, è sempre più visibile il distacco tra l’asserzione oggettiva di fede e il modo di intenderla, e cioè il distacco tra la fede confessata e i comportamenti dei credenti. Il 68% dei polacchi non crede nell’inesistenza del Satana, mentre il 15% contesta il dogma sull’immortalità, sulla risurrezione e sulla vita eterna. Dalle analisi risulta altresì che la maggior parte dei cattolici polacchi (il 61%) non accetta le regole di etica sessuale e rifiuta almeno alcuni fra i principi dell’etica sociale del cattolicesimo.Tre gruppi di credenti. L’analisi della religiosità dei polacchi porta all’individuazione di tre distinti gruppi di credenti. Per il 41% la centralità della religione influisce in maniera considerevole sulla vita e sul comportamento quotidiano. La maggior parte di coloro che si definiscono credenti (il 48%) però considera la religione un valore esterno e quindi soggetto ad altri. Questi due gruppi che costituiscono quasi il 90% dei cattolici polacchi, nonostante per la maggior parte di loro la religiosità influisca sui comportamenti solo in maniera selettiva, possono, secondo Zarzycka essere definiti come persone religiose e legate alla Chiesa istituzionale. Per il 57% dei giovani polacchi tra 18 e 39 la religiosità costituisce un valore esterno. E invece considerata valore autonomo, e quindi assoluto, dal 29 % dei giovani. Mentre però nel 1988 il 17,1% dei giovani polacchi dichiarava la propria “profonda religiosità”, nel 2007 la dichiara solo il 6%. Il 53% dei cattolici polacchi non si è mai dedicato alla meditazione (la pratica solo l’8% dei giovani). Non più dell’11% dei giovani (e solo il 18% di tutti i cattolici polacchi) è interessato all’approfondimento e al confronto su temi religiosi. La maggior parte dell’intero campione (circa il 60%) è costituito da persone solo occasionalmente o selettivamente interessate alle tematiche religiose. Solo il 27 % dei cattolici polacchi è interessato ad approfondire le proprie conoscenze in materia di religione, mentre il 34% non ha mai letto un libro dedicato a problemi religiosi, e solo il 10% legge la stampa religiosa. Quindi, conclude Zarzycka, nonostante il 97% del campione sottolinei di essere cresciuto in ambienti cattolici, sembra che la fede in Polonia non venga approfondita e raramente sia basata su esperienze personali. Avvisaglie di secolarizzazione. In Polonia, osserva Zarzycka sono già ben presenti le avvisaglie di secolarizzazione e sono in atto dei processi di individualizzazione – privatizzazione e secolarizzazione della fede. Il 35% dei cattolici osserva i principi della fede in maniera selettiva, e solo il 16% riconosce l’importanza dell’apostolato. La selettività della fede, che testimonia la non compatibilità del modo di vivere di molte persone che si considerano religiose con il modello di vita che scaturisce dagli insegnamenti della Chiesa, precisa la studiosa, va intesa come creazione dei propri sistemi di religiosità e mancata accettazione di alcuni componenti del magistero ecclesiale e/o una loro soggettiva interpretazione. Sono sempre più numerosi coloro che nonostante affermino l’importanza di Dio e vadano in chiesa, dichiarano di avere un diverso sistema dei valori. E solo il 18% considera che unicamente la Chiesa cattolica porti alla salvezza. Il compito fondamentale della Chiesa in Polonia quindi non è tanto la preoccupazione per la conservazione della fede ma la forma della religiosità dei polacchi e il loro atteggiamento nei confronti del mondo circostante, conclude Zarzycka. La questione chiave non è il numero di credenti ma piuttosto la qualità della loro fede tradotta in termini di testimonianza di vita.