SICILIA
Unioni civili: un disegno di legge già contrastato
Il 17 giugno 2010 nella seduta n.178 dell’Assemblea regionale siciliana (Ars) è stato presentato il disegno di legge n.574 a firma di Giuseppe Apprendi, dal titolo “Istituzione nei comuni della Regione del registro anagrafico per le unioni civili”. In Sicilia è stato istituito, ad esempio, un registro anagrafico delle unioni civili a Bagheria nel 2003 e a Milazzo nel 2010. Due soli articoli compongono il ddl n.574 del 16/06/2010. All’art. 1 si dice: “La Regione riconosce le formazioni sociali, culturali, economiche e politiche nelle quali si promuovono la personalità umana e il libero svolgimento delle sue funzioni e attività e riconosce altresì ogni forma di convivenza, rifiutando qualsiasi discriminazione legata all’etnia, alla religione e all’orientamento sessuale”. Nel secondo comma: “È istituito l’elenco regionale delle unioni civili presso l’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro” e nel terzo: “Con regolamento approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell’Assessore regionale per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro, sono disciplinate l’iscrizione e la cancellazione dall’elenco di cui al comma 2”. Nella seduta del 3 novembre 2010 viene dato l’annuncio dell’assegnazione del ddl alla Commissione affari istituzionali ma il suo iter di approvazione non si annuncia di certo facile, infatti il presidente della Commissione, Riccardo Minardo, ha annunciato la sua contrarietà: “Il testo non è stato ancora calendarizzato e non lo metterò mai in discussione – ha chiarito – a meno che non lo decida la conferenza dei capigruppo”. Molto rumore per nulla. “Il tema della proposta dell’istituzione nei comuni della Regione del registro anagrafico per le unioni civili – spiega Giovanni Mangano, presidente del Forum della associazioni familiari della Sicilia – rientra in quella categoria di iniziative politiche atte a suscitare molto rumore per nulla, in assenza di concrete proposte politiche per la soluzione dei veri problemi. Da troppo tempo, infatti, siamo abituati a vedere iniziative legislative su temi etici in sostituzione di concrete politiche per il bene comune”. “Sull’argomento – prosegue Mangano – vale la pena sottolineare tre aspetti: primo, la gran parte delle deliberazioni dirette a istituire i registri delle unioni civili non ha avuto alcun seguito a causa della mancata istituzione del registro di queste stesse unioni o dell’annullamento da parte dei comitati regionali di controllo delle relative deliberazioni comunali; secondo, risulta molto scarso il numero delle coppie che si sono iscritte nei registri comunali esistenti. Basti pensare che a Firenze in un decennio sono state solo settanta le richieste di iscrizione; terzo, sotto il profilo amministrativo, la legislazione vigente attribuisce allo Stato la competenza esclusiva in materia di stato civile e di anagrafe, precludendo agli enti locali la possibilità di dettare una disciplina concorrente e/o integrativa di quella relativa alle suddette materie”. L’appello del Forum famiglie. Il Forum delle associazioni familiari in contrapposizione al ddl sulle unioni di fatto ha inoltrato un appello al presidente della Regione Sicilia, ai componenti della Giunta e al presidente dell’Ars, oltre che ai capi gruppo parlamentari affinché la politica e il governo regionale tutelino e aiutino le famiglie. Si legge nell’appello: “Non è superfluo, oggi, ricordare che la prima condizione di una vera ‘politica familiare’ è il riconoscimento del carattere sociale e non meramente privato delle relazioni familiari, cioè riconoscere come socialmente rilevanti i sacrifici che le famiglie fanno per sostenere il peso quotidiano della mancanza di risorse e di strutture; la famiglia, fondata sul matrimonio fra uomo e donna, è il nucleo fondante della società e come tale ha diritto ad essere correttamente tutelata e promossa anche come modello per le giovani generazioni, a fronte di ogni irresponsabile tentativo di singoli deputati di snaturarne l’essenza con recenti proposte fuorvianti, alle quali – è bene dirlo – l’intero associazionismo familiare siciliano si oppone con assoluta determinazione e saprà rispondere con adeguate iniziative e, ovviamente, con scelte elettorali senza sconti”. Nell’appello vengono elencate quali iniziative il governo regionale deve realizzare per aiutare la famiglia, tra cui: “Nella legge finanziaria e nell’attività di governo adeguare le risorse economiche da destinare alle politiche familiari; dare completa attuazione alla legge regionale n. 10/2003 (norme per la tutela e la valorizzazione della famiglia), con una adeguata dotazione finanziaria (in atto inesistente) che ne consenta una effettiva; riconoscere la famiglia come soggetto sociale, che svolge una funzione sociale e pubblica, attraverso il Forum delle associazioni familiari, già riconosciuto nei tavoli di confronto a livello nazionale. La Sicilia, così – si conclude l’appello – potrebbe svolgere un ruolo leader per il sostegno alla famiglia”.a cura di Marilisa Della Monica(30 marzo 2011)