SIRIA

Avanti con le riforme

Il vicario apostolico di Aleppo

Dal 1955 in Medio Oriente, già Custode di Terra Santa dal 1992 al 1998, in Siria una prima volta negli anni ’60 ed ancora dal 2001. Oggi è vicario apostolico di Aleppo, seconda città più popolosa di Siria, dove i cristiani sono 2 milioni, tra il 9% e il 10% della popolazione; i cattolici, minoranza nella minoranza, appena 500 mila. Mons. Giuseppe Nazzaro commenta al SIR quanto sta avvenendo in Siria nelle ultime settimane. Dal 15 marzo, infatti, il Paese è segnato da manifestazioni anti-regime senza precedenti, che a Daraa, nel Sud del Paese, sono state represse dai militari, con oltre cento morti, cifra, tuttavia, non confermata. Il 30 marzo, in un discorso al Parlamento, in diretta tv, il presidente Bashar al Assad non ha parlato della revoca dello stato d’emergenza, in vigore dal 1963, chiesta a gran voce dai manifestanti, anche se il giorno dopo lo stesso Assad ha promosso l’istituzione di un comitato giuridico ad hoc per studiarne l’abolizione. La legge, tra le altre cose, regola il funzionamento dei tribunali speciali e consente alle forze dell’ordine di fermare e convalidare l’arresto di eventuali presunti dissidenti.

Eccellenza, il discorso di Assad ha deluso le aspettative di chi sperava di sentire parlare di riforme e di abrogazione della legge di emergenza…
"Nessun capo di Stato, in un discorso pubblico, assumerebbe impegni per i quali, sa bene, che ci vorrà tempo, riflessione e volontà. E per questo motivo è necessario rimanere sul generale per poi passare alla valutazione delle scelte per dare loro concretezza e applicazione. Tanto più che si tratta di richieste avanzate dal popolo. Sono d’accordo con il presidente: non si può salire sul pulpito da un giorno all’altro e dire da oggi si fa così. Le riforme vanno fatte con prudenza, pensate e condivise per il bene comune. Le manifestazioni hanno messo in evidenza alcuni bisogni della popolazione che adesso il prossimo nuovo governo dovrà cercare di soddisfare".

Dopo la repressione a Daraa, un impegno in questo senso sarebbe stato significativo, non crede?
"Sono rientrato in Siria da tre giorni. Ero in Italia, dove attraverso le tv e la stampa ho seguito le vicende di qui. Da quanto mi riferivano i miei collaboratori siriani, ho notato che molte notizie non corrispondono al vero e questo perché non si conosce la realtà. Si è parlato di rivoluzioni dappertutto, ma non è così, si è scritto di oltre cento morti negli scontri tra manifestanti e polizia quando, secondo fonti locali, sono stati circa venti. È una tragedia che non si può negare e davanti alla quale dobbiamo restare in silenzio. Ma non si possono nemmeno negare diverse esagerazioni nel dare le notizie. Per alcuni casi potrebbe essersi trattato anche di vendette tribali. Per questo dico che la cosa migliore è venire a vedere direttamente quello che accade. Quando sono arrivato ad Aleppo dall’Italia, che ha tre milioni di abitanti, ho potuto fare un giro della città e non ho visto tensioni o manifestazioni. Recentemente c’è stata una marcia a Damasco pro-Assad assolutamente pacifica, come se ne vedono molte in tante città dell’Occidente".

Lei pensa, come Assad, che le proteste facciano parte di un "complotto interno ed esterno"?
"Non escluderei che alcune proteste siano state fomentate da persone esterne alla Siria, estremisti. Daraa, dove si sono registrati gli scontri, è al confine con la Giordania ed è possibile che qualche estremista sia entrato per fomentare la violenza. Nel quadro mediorientale si muovono molti attivisti che non si riescono a controllare. Non è improbabile che Al Qaeda possa penetrare e, se accadesse ciò sarebbe, un vero dramma. Se l’Occidente vuole fare del bene deve cercare di aiutare il Paese dando la giusta e retta informazione".

Intanto il presidente siriano potrebbe fare la sua parte cominciando a promuovere delle riforme…
"Alcune riforme sono state già prodotte come l’aumento dei salari, altre ne verranno. La Siria è un Paese musulmano dove i cristiani hanno piena libertà e questa cosa io non l’ho trovata in nessun altro Paese del Medio Oriente dove vivo dal 1955. In Siria ho potuto costruire e consacrare, lo scorso gennaio, in piena libertà una cattedrale cattolica. Non ho avuto difficoltà neanche a edificare l’episcopio, nessuno mi ha posto ostacoli, né persone né istituzioni. Sono anni che vivo in Siria e non ho mai avuto percezione di divieti e proibizioni".

Domani sarà giorno di preghiera e il rischio di scontri violenti non è da sottovalutare…
"L’atteggiamento migliore è quello di continuare, ognuno, a fare il proprio dovere e fare richieste senza cadere nella violenza. Mantenere la calma e non cedere alla tensione. Domani nella preghiera islamica verranno ricordati i morti nelle proteste. Mi auguro non accada nulla. Spero solo si lasci il tempo necessario alle istituzioni per pensare a come fare fronte alle richieste della popolazione".