GIOVANI

Dalle emozioni alla fede

Cop: convegno a Torino dal 4 al 6 aprile

"Come educare alla fede i giovani d’oggi valorizzando la sfera emozionale che fortemente caratterizza l’odierna cultura". È uno degli interrogativi che si pone il seminario "Dalle emozioni alla fede" promosso dal Centro di orientamento pastorale (Cop – www.centroorientamentopastorale.org), che si terrà a Torino dal 4 al 6 aprile. Interverranno tra gli altri i vescovi mons. Cesare Nosiglia (Torino), mons. Giuseppe Versaldi (Alessandria) e mons. Gaetano Bonicelli (emerito di Siena), don Nicolò Anselmi (responsabile del Servizio Cei per la pastorale giovanile), Ernesto Olivero (fondatore del Sermig), don Luigi Ciotti (presidente di Libera), Marco Brusati (direttore della Hope music), Rosa Il Grande (psicologa), don Carlo Nanni (rettore della Pontificia Università Salesiana), don Giovanni Villata (responsabile del Centro studi e documentazione della diocesi di Torino), suor Giuliana Galli (vicepresidente della Fondazione San Paolo). In vista dell’appuntamento, il SIR ha incontrato mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente del Cop, che introdurrà il seminario e, al termine, ne trarrà le "conclusioni pastorali".

Perché la scelta di collegare il tema "dalle emozioni alla fede" al mondo giovanile?
"Il tema giovanile è scottante: siamo sempre più di fronte a una generazione di giovani che chiede interlocutori validi per la loro vita, ma anche che la fede sia studiata a fondo e non si trasformi in un fenomeno di nicchia. Al tempo stesso ci stiamo accorgendo che tanti adulti e giovani trovano difficoltà a dialogare con la comunità cristiana. Il mondo giovanile è caratterizzato dal sentimento, dall’immediatezza, dall’opinione e dall’emozione. È possibile mettere dentro questa realtà la forza dell’esperienza di fede?".

Che spazio hanno le emozioni nella vita dei giovani?
"Io vengo da una generazione per la quale le emozioni non esistevano, o meglio erano viste come fragilità, debolezze. Oggi invece alle emozioni viene dato valore: aiutano la persona ad essere aderente alla vita e quindi sono una risorsa per poterla interpretare e darle una dignità ancora più umana".

Ci sono emozioni buone, da coltivare, e altre cattive, istintuali, da respingere?
"Le emozioni sono un’esperienza umana e come tali devono essere portate alla loro caratteristica propria: in quanto esperienze dell’uomo vi s’inscrive una razionalità per trovare armonia e completezza nei comportamenti. L’emozione non è riconducibile soltanto all’istinto. Per esempio, se c’è un mondo fortissimamente legato alle emozioni è quello dello sport, ma nessuno potrà dire che con le emozioni si conquistano i primati o le medaglie: servono sacrificio, self control, progettualità, anni e anni di allenamento. Poi arrivano di conseguenza anche le emozioni, e i risultati. La fede, in tale ottica, è molto vicina alle emozioni: non è apprendimento di nozioni quanto piuttosto un’esperienza d’incontro, di dialogo, di affidamento".

Nel corso del seminario si farà riferimento, tra l’altro, alle Giornate mondiali della gioventù (Gmg) come "fascio di emozioni". Tra pochi mesi vivremo quella di Madrid. Come fare in modo che tutte quelle esperienze forti che i giovani vivono, tra cui le Gmg, s’inseriscano in un cammino di fede?
"È possibile riconoscendo a questo fascio di emozioni una nobiltà, non definendole fragilità o debolezze alle quali adattarsi. Sono esperienze di vita molto belle, profonde e motivanti. Per parlare di emozioni e fede possiamo fare un paragone con il rapporto che vi è tra festa e giorno feriale. L’uomo ha bisogno della festa, di un tempo e un luogo in cui esplode tutta la ricchezza della sua umanità, per rimotivare i giorni feriali, quei momenti di difficoltà e sacrificio. Aver inserito le Giornate mondiali all’interno di un percorso, quindi, fa in modo che vi sia un culmine, l’evento, ma anche un momento ordinario nel quale i semi portano frutto. Un conto è arrivare a settembre dopo un’estate di noia e divertimenti sterili, altro è ricominciare la vita di tutti i giorni, con la scuola, l’università o il lavoro, avendo alle spalle un’esperienza che ha dato ragione di tante fatiche e ha permesso di scoprire un lato più bello e profondo della vita".

Un’emozione che consente, poi, di portare avanti il cammino nell’ordinarietà della vita…
"L’ordinarietà della vita ce l’abbiamo tutti. Non va esaltata, ma piuttosto riempita di momenti belli. Questa è la consapevolezza di guardare alla vita nella sua estensione e ampiezza, dando valore a tutti i momenti umani, che passano dal sentimento all’emozione, dalla razionalità alla decisione, dalla volontà al dono, dal sacrificio alla gioia. Sono sempre momenti della vita umana, ai quali dare un orizzonte di senso".