UCRAINA

Chiesa risorta e giovane

Incontro con mons. Sviatoslav Schevchuk, arcivescovo maggiore di Kyiv

“Siamo una Chiesa orientale, sinodale e cattolica”, e “oggi siamo venuti dal Santo Padre per manifestare questa nostra natura ecclesiale” e “confermare la nostra piena, visibile e reale comunione con il Successore di Pietro”. Ha esordito così mons. Sviatoslav Schevchuk, neoeletto arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč (Chiesa greco-cattolica ucraina), incontrando il 31 marzo i giornalisti nella sala stampa della Santa Sede dopo essere stato ricevuto da Benedetto XVI in udienza privata, insieme con il Sinodo permanente Ugcc. Il neoarcivescovo è stato ufficialmente intronizzato, dopo la conferma della sua elezione da parte del Pontefice, domenica 27 marzo nella cattedrale della Resurrezione di Kyiv, e domenica 3 aprile celebrerà una messa nella chiesa romana di Santa Sofia, “cuore” dei greco-cattolici ucraini residenti nella capitale italiana.Un’alleanza strategica. Interpellato dai giornalisti, mons. Schevchuk, 40 anni, ha dichiarato che il Papa “sarà il benvenuto quando verrà in Ucraina” ma che nel corso dell’udienza “non si è parlato di una sua visita imminente”, ed ha espresso gratitudine al Pontefice per la “conferma dell’elezione di un arcivescovo così giovane: una manifestazione della sua fiducia nella mia persona; ora mi sento rafforzato per lo svolgimento del mio ministero”. Richiamando la presenza dei rappresentanti delle tre Chiese ortodosse in Ucraina alla cerimonia della sua intronizzazione, l’arcivescovo ha parlato di “un importante segno di apertura e speranza” per il futuro delle relazioni reciproche e per “il progresso del dialogo ecumenico”. “Da Giovanni Paolo II – ha aggiunto – ho imparato che nell’ecumenismo è importante coltivare i rapporti personali per far cadere le paure e i pregiudizi e superare le divisioni”. In tale ambito mons. Schevchuk auspica tra la Chiesa greco-cattolica e le Chiese ucraine ortodosse del patriarcato di Mosca, del patriarcato di Kyiv e autocefala, “dialogo costruttivo, cooperazione e convivenza” per “una alleanza strategica a difesa dei valori cristiani, in Ucraina e in Europa, una testimonianza ecumenica e realmente evangelizzatrice. Non vogliamo stare ‘contro’ gli ortodossi ma ‘con’ loro: come sosteneva Giovanni XXIII, sono più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono”.Tre priorità pastorali. Tre in particolare, ha quindi spiegato a SIR Europa, le priorità pastorali dell’Ugcc: “la nuova evangelizzazione, l’inculturazione e la presenza sociale nella società”. “La nostra Chiesa – ha detto – è presente in Ucraina, ma anche negli Usa, in Canada, Brasile, Argentina e Australia. In Ucraina dobbiamo contrastare l’ondata di secolarizzazione che viene dall’Europa, ma anche negli altri Paesi il nostro tesoro di fede, consolidato dal sangue dei martiri, non deve andare perduto, ma trasmesso alle nuove generazioni che rappresentano il nostro futuro”. Quanto all’inculturazione, “dobbiamo tradurre i testi liturgici dal paleoslavo in ucraino, spagnolo, inglese, portoghese, russo perché tradurli significa incarnare i valori cristiani nell’odierna cultura e avvicinarli di più alla gente”. Per mons. Schevchuk l’impegno della Chiesa deve esprimersi anche in termini di “presenza e servizio nella società ucraina postcomunista ispirati ai principi del magistero sociale della Chiesa”, ossia di contributo alla “ricostruzione del tessuto morale della società”. Molti i segni di speranza per il futuro della Chiesa e del Paese: l’alto numero delle vocazioni sacerdotali e religiose e “la nuova generazione di politici giovani e capaci”, con i quali, annuncia, “senza entrare nello specifico delle rispettive convinzioni politiche, ho intenzione di entrare in contatto”. Un pensiero anche ai media: “Riconosco e sottolineo il ruolo che possono svolgere nella nuova evangelizzazione”.Una Chiesa giovane. Facendo notare che nella sua Chiesa l’età media dei sacerdoti è intorno ai 35 anni, mons. Schevchuk ha osservato: “Siamo una Chiesa giovane, che dopo la sua ‘resurrezione’ ha riscoperto la propria identità”. Tra il 1991 e il 1992 i candidati alla vita sacerdotale e religiosa sono stati un centinaio, “una vera esplosione, poi il trend è un po’ calato ma ogni anno entrano in seminario circa 40 studenti”. Ad una domanda circa un eventuale “passaggio” da “arcivescovato maggiore” di Kyiv-Halyč a “patriarcato”, l’arcivescovo ha risposto: “La nostra Chiesa sta crescendo in tutto il mondo, ma la decisione sul patriarcato spetta al Santo Padre con il quale viviamo in piena comunione e obbedienza”. “L’arcivescovato maggiore – ha spiegato – gode degli stessi diritti e presenta le stesse caratteristiche del patriarcato. L’unica differenza prevista nel diritto canonico orientale consiste nel fatto che nell’arcivescovato maggiore l’elezione del Sinodo deve essere approvata dal Santo Padre, mentre per il patriarcato è sufficiente dargliene l’annuncio”. Dal presule la sottolineatura dell’importante contributo che le Chiese orientali possono offrire alla “visione ecumenica”. “È essenziale – ha concluso – sostenerle, soprattutto in Medio Oriente”.