CHIESE IN BREVE

Italia, Polonia, Austria

Italia: prolusione del card. BagnascoTsunami e disastro nucleare in Giappone, crisi della Libia, arrivo di immigrati nel sud Italia, persecuzione dei cristiani in varie nazioni, celebrazione del 150° dell’Unità del Paese, difesa della vita e della famiglia: sono stati questi i principali argomenti trattati nella prolusione del presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, ai lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana che si sono svolti a Roma dal 28 al 31 marzo. “Nell’ora più grave, i giapponesi hanno dato al mondo una lezione formidabile di compostezza, determinazione e solidità. È quella che, con espressione efficace, è stata definita ‘la disciplina del dolore'”: queste le parole del cardinale. Parlando dell’Italia e della celebrazione del 150° della sua unificazione, ha ricordato “la vocazione singolare che il Signore Iddio, nella sua provvidenza, ha inteso assegnare a questa terra benedetta” e il contributo offerto dai cattolici alla sua costruzione come Paese unito. Circa le tensioni in diversi Paesi dell’Africa del nord e del bacino del Mediterraneo, in particolare il conflitto in atto in Libia, ha espresso l’auspicio di un “immediato superamento della fase cruenta” anche per garantire “l’accesso agli indispensabili soccorsi umanitari, in un quadro di giustizia”. Ha quindi richiamato il fatto che, di fronte al crescere dei fuggiaschi da quei Paesi, “l’emergenza è ‘comunitaria’”. Circa la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’uomo sul crocifisso, ha sottolineato che “il simbolo religioso non comporta in sé una lesione dei diritti”, anzi è “un elemento integrante l’identità italiana e dunque a questo punto anche europea”. Il cardinale ha poi dedicato la parte conclusiva della sua prolusione ai temi della vita, parlando del dibattito in corso sulle “dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat). A questo riguardo, ha affermato che “si tratta infatti di porre limiti e vincoli precisi a quella ‘giurisprudenza creativa’ che sta già introducendo autorizzazioni per comportamenti e scelte che, riguardando la vita e la morte, non possono restare affidate all’arbitrarietà di alcuno”. Sulla famiglia ha auspicato, infine, che “fatto salvo il rispetto per la libertà personale, nessuno nell’ambito pubblico provveda a decisioni che mettano in ombra l’istituto familiare, architrave portante di ogni realistico futuro”.Polonia: invito dei vescovi all’unità nazionale”Giovanni Paolo II è pietra angolare della nostra unità”. Lo hanno affermato i responsabili dell’episcopato polacco alla vigilia della commemorazione della morte di Karol Wojtyla, che precede di alcuni giorni il primo anniversario della catastrofe aerea di Smolensk nella quale persero la vita il presidente della Polonia Lech Kaczynski e 95 personalità dello Stato. Da molti mesi, in Polonia, vengono discusse le cause della sciagura non ancora del tutto chiarite dalle autorità russe che svolgono gli accertamenti sul luogo dell’accaduto. L’arcivescovo di Varsavia mons. Kazimierz Nycz – in una conferenza stampa organizzata in occasione dei prossimi anniversari – ha precisato che quest’anno le celebrazioni della morte del papa polacco “vanno viste in un’atmosfera diversa degli altri anni, ricordando cioè che il giorno di morte è stato anche il giorno della nascita del nuovo beato”. Il presule ha auspicato che quel modo diverso di venerare il defunto Pontefice possa essere valido anche nel caso delle vittime della sciagura di Smolensk. Il prossimo 10 aprile, messe di suffragio per le vittime dell’incidente aereo saranno celebrate a Varsavia, Cracovia, e in altre città polacche. Il segretario della Conferenza episcopale polacca, mons. Stanislaw Budzik, ha ricordato quanto per Giovanni Paolo II fosse importante l’unità nazionale dei polacchi: “Quando ci radunavamo in preghiera per la tragedia della catastrofe di Smolensk e tutto il mondo ci elogiava per questo, dicevamo di averlo appreso con il trapasso del pontefice, poi però ci siamo dimenticati quell’insegnamento e ci siamo messi gli uni contro gli altri”.Austria: un chilometro di corsa per la CaritasCorrere per raccogliere denaro per i bisognosi: questa l’iniziativa della “youngCaritas” austriaca, la sezione dell’organizzazione dedicata ai bambini e ai giovani. Con la campagna denominata “LaufWunder” (letteralmente “miracolo della corsa”), i bambini si impegnano a correre ottenendo da sponsor, da essi stessi trovati, un’offerta per ogni chilometro percorso. Con questa azione, che partirà il 20 maggio, i ragazzi e le ragazze “danno un segnale forte per attirare l’attenzione sul tema della povertà”, si legge in un comunicato diffuso dalla Caritas di Vienna per presentare l’iniziativa. Il denaro raccolto verrà utilizzato per sostenere diversi progetti di aiuto promossi dalla Caritas in Austria e all’estero. Saranno i bambini stessi a decidere a quale progetto devolvere il chilometro corso. La campagna di raccolta fondi si svolgerà in tutto il Paese. Nell’edizione del 2010, sono stati 10mila i partecipanti all’iniziativa – studenti e insegnanti – per una raccolta complessiva di 250mila euro.