EUROPA
Il 3 aprile 1881 nasceva Alcide De Gasperi
Quando si supera la tentazione di celebrazioni fine a se stesse, gli anniversari si trasformano in occasioni di memoria e ripensamento, offrendo oltretutto spunti per la progettualità e il rilancio. Così, in chiave europea, si possono segnalare in questo periodo almeno due date: il 3 aprile cadono i 130 anni della nascita di Alcide De Gasperi (Pieve Tesino, 3 aprile 1881 Borgo Valsugana, 19 agosto 1954), mentre il 18 aprile coinciderà con i 60 anni della firma del Trattato di Parigi (1951), mediante il quale si dava vita alla Ceca, Comunità europea del carbone e dell’acciaio.
Sul De Gasperi “padre dell’Europa”, in compagnia di altri politici della sua epoca (Robert Schuman, Jean, Monnet, Konrad Adenauer, Paul-Henri Spaak…), s’è già scritto molto. Studi recenti hanno però posto l’accento su questo aspetto della complessa biografia del “trentino prestato all’Italia”. L’impegno per la ricostruzione democratica ed economica dell’Italia, risorta dalle ceneri del fascismo e della guerra, viene abbinato e “fuso” negli ultimi studi alla sua “politica europeista”. Nel volume intitolato “Entscheidung für Europa” (Decidere l’Europa), Tiziana di Maio ricostruisce la progressiva “convinzione” degasperiana per un’Europa unita. Tale convinzione sorgeva sia dalla consapevole visione delle sfide politiche in atto nel secondo dopoguerra, sia dalla volontà di inserire l’Italia nel quadro dell’Europa occidentale, e, non da ultimo, in relazione alla sua visione “universalistica” della politica che affondava le radici nella fede cristiana.
Ma De Gasperi aveva in mente “non un’Europa cristiana”, bensì “un’Europa unita nel rispetto del valore principale del cristianesimo, ovvero la difesa dei diritti dell’uomo”. “Ciò gli consentì spiega la studiosa di specificare ulteriormente il suo concetto di Europa: per difendere i diritti dell’uomo, l’unificazione dell’Europa non avrebbe potuto basarsi su una soluzione esclusivamente economica, ma sulla giustizia sociale; l’economia avrebbe potuto rappresentare solo il primo passo dell’unificazione, ad essa doveva seguire necessariamente la politica”.
Non lontana da questa visione si colloca quella che alimenta l’impegno europeista di Robert Schuman, ministro degli esteri francese, che, come noto, è autore, assieme al connazionale Jean Monnet, della famosa “dichiarazione” del 9 maggio 1950, la quale è all’origine della creazione della Ceca, prima comunità sovranazionale europea, cui aderiscono sei Stati: Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo. Per comprendere il valore politico oltre che economico della Comunità del carbone e dell’acciaio, Ullrich Lappenküper ha scritto (“Robert Schuman e l’unificazione europea”): “Per Schuman l’unificazione dell’Europa non era un obbligo derivante da motivi esterni, per esempio la dipendenza dagli aiuti del piano Marshall americano o i pericoli della guerra fredda”. “Essa era nata piuttosto dalla necessità interna di un ordine interdipendente di Stati. Dopo due guerre devastanti, il vecchio mondo doveva riconoscere che c’era un bene comune al di sopra degli interessi nazionali: la solidarietà”.
Giustizia sociale, diritti dell’uomo, solidarietà e bene supremo della pace che sono “frutti” concreti del messaggio evangelico storicamente incarnato muovono dunque la politica europea verso il processo di integrazione che compie sessant’anni. E, se la storia sa illuminare il futuro, l’Unione europea può contare al di là delle innumerevoli difficoltà che ha dinanzi a sé su solide basi.