TRAGEDIE DEL MARE
Sulle modalità della morte di alcuni naufraghi
La prima tragedia del mare accertata in queste settimane di esodo da Tunisia e Libia: sono tra i 130-150 i dispersi nel naufragio del barcone avvenuto la notte scorsa nel Canale di Sicilia. Finora sono stati avvistati una ventina di cadaveri e tratte in salvo 48 persone. Nella zona del naufragio stanno operando mezzi aerei e navali della Capitaneria di Porto, che hanno lanciato in mare zattere e salvagente. Il naufragio del barcone è avvenuto in acque Sar (le operazioni di ricerche e soccorso) di competenza maltese, a 39 miglia da Lampedusa. Le autorità della Valletta hanno segnalato il barcone in difficoltà alla centrale operativa delle Capitanerie di Porto di Roma, dopo avere ricevuto un S.o.s. lanciato dal barcone attraverso un telefono satellitare. Ma i morti in mare potrebbero essere molti di più: altri 400, come testimoniato al SIR da don Mussie Zerai, presidente dell’Agenzia Habeshia, che rivela anche alcuni particolari inquietanti.
Da due settimane lei continua a lanciare appelli su due imbarcazioni disperse: un barcone di 355 persone e un gommone di 68 persone, tutti eritrei ed etiopi. Cosa ha scoperto?
"Siamo riusciti a capire che tra i 70 corpi ritrovati sulle coste libiche, alcuni facevano parte del barcone dei 355 eritrei ed etiopi partito da Tripoli la notte tra il 22 e il 23 marzo. La cosa grave è che questi corpi portano segni di arma da fuoco, quindi sono stati attaccati da qualcuno quando erano già in mare. Vogliamo si faccia chiarezza su quanto avvenuto. Essendo stato il primo barcone ad uscire dalla Libia subito dopo l’inizio dell’intervento internazionale, non vorrei che qualcuno li avesse scambiati per mercenari. Ho parlato con mons. Giovanni Martinelli, vicario apostolico di Tripoli. Inizialmente sembrava fossero stati sepolti, invece ha verificato che alcuni corpi sono ancora all’obitorio. Alcuni connazionali eritrei in Libia sono andati all’ospedale ed hanno visto due donne eritree e un egiziano, lo scafista che guidava il barcone, che riportano segni di arma da fuoco. Chi li ha riconosciuti si è detto sicuro che quelle persone erano dei 355 saliti sul barcone".
Cosa pensa di fare ora?
"Ho la chiara intenzione di denunciare l’omissione di soccorso. Le 68 persone che erano nel gommone sono state segnalate, localizzate a 60 miglia dalle coste libiche. Lì è pieno di navi della Nato, non riesco a capire perché nessuno li abbia soccorsi".
Cosa dire di fronte alla tragedia di questa notte?
"È un disastro. Sono morte tante donne e bambini. Intere famiglie cancellate. I parenti dei dispersi continuano a chiamarmi e si disperano al telefono per la perdita dei loro cari. Oramai, se i loro compagni vengono trovati morti con segni di arma da fuoco, che speranze ci sono per gli altri? Se l’Unione europea ci avesse ascoltato, quando lanciammo un appello per chiedere l’evacuazione umanitaria dei profughi eritrei, etiopi e somali, non saremmo oggi a contare i morti. L’unico Paese che ha fatto un gesto, seppur piccolo, è stata l’Italia, che ha evacuato 110 profughi eritrei dalla Libia. Gli altri Paesi non hanno fatto nulla. Se in Tunisia e in Libia non troveranno risposte, queste persone si affideranno al mare, con il rischio di dover contare altri morti".
Tunisi ha accettato i respingimenti immediati di chi d’ora in poi sbarcherà in Italia. Che ne pensa?
"Potrà reggere solo se saranno accompagnati da investimenti per dare possibilità di vita dignitosa ai tunisini. Sono tutti giovani, se non troveranno risposte nel loro Paese, cercheranno altrove. Per la Tunisia questa ondata di emigrazione è una sorta di valvola di sfogo. Nel Paese c’è ancora caos, in questo momento non è in grado di dare risposte ai giovani, che sono nell’età di costruire la propria vita. O l’Europa aiuta la Tunisia a creare dei posti di lavoro per far vivere dignitosamente le persone nel proprio Paese. Altrimenti è inutile ergere dei muri, non serviranno a nulla".
Sono stati anche promessi 20.000 permessi di soggiorno temporaneo per motivi umanitari a chi è già in Italia…
"Sono cavilli provvisori per aggirare le leggi. Secondo me l’Italia avrebbe dovuto sospendere il Regolamento di Dublino, per consentire ai richiedenti asilo di potersi muovere negli altri Paesi europei. L’Italia, che secondo il Regolamento, dovrebbe ospitarli, non è in grado di garantire un’accoglienza dignitosa, perché abbiamo già migliaia di rifugiati costretti a vivere nelle baraccopoli. Avremmo dovuto dire: ‘Non siamo in grado di gestire tutte queste persone, lasciamoli andare in altri Paesi, dove possono trovare sistemazione più dignitosa e possibilità di lavorare’".
Probabilmente altri Paesi europei non hanno voluto accoglierli…
"O l’Europa esiste in piena solidarietà tra tutti i Paesi, oppure vuol dire che è una Europa solamente di nome. Se è una ‘unione’, tutte le responsabilità andrebbero assunte insieme. Non si possono lasciare alcuni Paesi ad affrontare da soli alcune emergenze. È vero che ci sono Paesi che hanno accolto in passato più rifugiati dell’Italia, però, in questa fase di emergenza, sapendo qual è la situazione economica italiana, quelli che stanno meglio dovrebbero essere più solidali".