TERREMOTO ABRUZZO
La messa a Collemaggio nel secondo anniversario del sisma
Pubblichiamo il testo integrale dell’omelia pronunciata da mons. Giuseppe Molinari, arcivescovo metropolita dell’Aquila, alla messa celebrata oggi nella basilica di Collemaggio nel secondo anniversario del sisma che causò la morte di 309 persone e la distruzione della città e di altri paesi abruzzesi.
Alla messa era presente il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "Gli aquilani ha detto il capo dello Stato non devono avere paura di essere dimenticati perché per fortuna la coscienza civica del nostro Paese e degli italiani non è al di sotto del dovere del ricordo e della vicinanza”. Prima di prendere parte alla funzione religiosa, il presidente Napolitano, che ha incontrato alcuni parenti delle vittime, una delegazione di studenti aquilani e rappresentanze dei soccorritori, ha sottolineato che la sua presenza, per quel che rappresenta sul piano istituzionale come capo dello Stato, “è la conferma di come gli italiani siano stati e siano profondamente vicini e solidali con gli aquilani: nessuno può certamente avere dimenticato o cancellato, neanche per un solo momento, dal suo animo, dalla sua memoria la tragedia del terremoto che ha colpito questa bellissima città e che ha visto poi impegnati popolazione e cittadini con il concorso di altre parti d’Italia in uno sforzo straordinario per la sopravvivenza e il rilancio”. Il presidente Napolitano ha quindi riaffermato l’impegno per la ricostruzione: “Sappiamo che le questioni di prospettiva sono complesse, ma deve essere chiaro che per noi L’Aquila vale quanto la più grande delle città storiche del nostro Paese. Di città storiche ne abbiamo di grandi, di medie e di piccole quanto a dimensioni e tutte costituiscono un tesoro del nostro Paese che è riconosciuto in campo internazionale. E anche con questo occhio guardiamo a L’Aquila, e non solo al bisogno di lavoro, di studio e di attività quotidiane dei cittadini, ma alla rinascita di questo bellissimo, meraviglioso centro storico”.
Questo il testo dell’omelia di mons. Giuseppe Molinari:
Un saluto affettuoso e pieno di riconoscenza al Signor Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano. La Sua presenza tra noi, carissimo Presidente, è un dono grande per tutti gli aquilani e, in particolare, ai familiari delle vittime del terremoto. A questi familiari rivolgo, anche in questo momento, l’attenzione più sincera e la promessa della preghiera mia e di tutti i presenti. Un saluto e un grazie al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, on. Gianni Letta; un saluto a tutte le Autorità; un saluto ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e a tutti voi, carissimi fratelli e sorelle, che siete oggi qui nella nostra Basilica di Santa Maria di Collemaggio.
Nel Salmo Responsoriale (Salmo 129) di questa Santa Messa, che stiamo celebrando per tutti i nostri fratelli e sorelle morti nel terremoto, abbiamo ripetuto insieme: "Dal profondo a te grido, Signore; Signore ascolta la mia voce". In quella terribile notte del 6 aprile tutti, all’improvviso, ci siamo ritrovati in un pauroso abisso. Un abisso di terrore, di morte, di dolore e di disperazione. Dopo due anni, solo il Signore sa fino a che punto stiamo risalendo da quell’abisso. Ma siamo qui proprio per questo: per gridare insieme al Signore: "Signore, ascolta la mia voce". Signore, ascolta la voce dei genitori che hanno perduto i cari figli, dei figli che hanno perduto i genitori, e di tutti coloro che hanno perduto fratelli, sorelle e altre persone care. Signore, c’è tanto dolore ancora attorno a noi.
Sono passati due anni, ma le ferite di quella notte orribile sono ancora aperte. Anche noi ripetiamo, come l’autore del libro delle Lamentazioni (che abbiamo ascoltato nella Prima lettura): "Sono rimasto lontano dalla pace, ho dimenticato il benessere. E dico: ‘È scomparsa la mia gloria, la speranza che mi veniva dal Signore’. Il ricordo della mia miseria e del mio vagare è come assenzio e veleno. Ben se ne ricorda la mia anima e si accascia dentro di me". Ma lo stesso autore sacro subito aggiunge: "(…) voglio riprendere speranza. Le grazie del Signore non sono finite, non sono esaurite le sue misericordie. Si rinnovano ogni mattina, grande è la sua fedeltà. (…) Buono è il Signore con chi spera in lui, con colui che lo cerca. È bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore".
Aspettare in silenzio la salvezza del Signore… per quanti giorni, mesi, anni dobbiamo aspettare, oh Signore? Una domanda come questa, Signore, te la rivolse la tua amica di Betania, Marta, sorella di Lazzaro. Marta e Maria ti avevano informato che il tuo amico era malato, ma tu non ti sei affrettato. Quando sei giunto a Betania, il tuo amico era già morto, perciò Marta ti ha dolcemente rimproverato: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà".
Anche noi Signore non possiamo fare a meno di gridarti: dove eri quella notte terribile del terremoto? Perché non sei rimasto vicino a tutte quelle persone care, che ora non sono più accanto a noi? E tu rispondi anche a noi, come a Marta: "Tuo fratello risorgerà". Tuo padre, tua madre, tuo figlio, tua figlia, tuo marito, tua moglie, quella tua persona cara… risorgerà. E anche noi siamo spinti a risponderti: "So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno". Ma quello, Signore, è un giorno lontano, troppo lontano… noi abbiamo bisogno subito di guardare quel volto, abbracciare quella persona cara, accarezzarla, sentire il suo respiro, sentirla viva accanto a noi. Ne abbiamo bisogno subito, Signore. Il giorno di cui tu parli è troppo lontano… e tu rispondi anche a noi: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà. Chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi tu questo?". Vorremmo, Signore, come Marta risponderti che crediamo. Ma come è difficile! Signore abbi pietà della nostra poca fede, Signore abbi pietà della nostra incredulità. E aiutaci a credere quello che san Paolo scriveva ai cristiani di Roma: "Se Dio è per tutti noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?". Sei tu, Signore, che ci hai chiamato alla vita. Ci avrai donato giorni sereni in questa nostra bellissima città. Poi… hai permesso questa tragedia grande…
Ma ora la fede ci dice che questa tragedia non è l’ultima parola. Ci rimane una certezza grande, incrollabile come la roccia delle nostre montagne: il tuo amore per noi. E per questo sentiamo di poterti ripetere come san Paolo: "Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori, grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né presente, né avvenire, né potenze, né altezza, né profondità, né alcuna altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore". Se crediamo a questo amore, che non ci abbandona mai, allora tutto diventa più certo. Se crediamo a questo amore è certa la vita che ci attende dopo questa vita. Disse un giorno Gesù prima della sua Passione: "Ecco vado a preparavi un posto. Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, tornerò e vi prenderò con me. Perché siate anche voi dove sono io".
Se crediamo all’amore di Gesù che non ci abbandona mai, allora sperimentiamo la certezza che le nostre persone care vivono accanto al Signore. E un giorno potremo incontrarle di nuovo e saziarci di gioia per sempre. Se crediamo all’amore di Gesù per noi, sboccia in noi la certezza che nessun gesto di amore della nostra vita andrà perduto. E la certezza che anche i momenti di pianto e di sofferenza non andranno perduti. Un giorno ne scopriremo il significato e l’incredibile fecondità. Se crediamo all’amore di Gesù per noi, scopriremo che la nostra vita è come una sillaba di un discorso che durerà per tutta l’eternità. Diventeremo umili e sperimenteremo che la nostra vita è tutta immersa in un grande mistero. Il mistero può mettere paura, ma può anche scatenare in noi una grande speranza. A poco a poco scopriremo che, dietro il velo del mistero, si nasconde un mondo che non conosciamo. Il mondo nuovo promesso da Gesù! Un mondo fatto di pace, di luce, di gioia e di bontà. E di tanto amore. Perché tutto passerà un giorno. Solo l’amore resterà per sempre.