ABRUZZO

L’agricoltura resiste

I risultati del programma “Prices”

Sono stati presentati lo scorso 1° aprile, presso la sede regionale di Pescara, i risultati del programma integrato di cooperazione economica e sociale “Prices”. La Regione Abruzzo, e in particolare l’assessorato all’Agricoltura e la Confartigianato, è in primo piano nel programma, al quale hanno preso parte tredici regioni italiane e alcuni Paesi dei Balcani quali Serbia, Montenegro, Bosnia Erzegovina e Albania. Presente a Pescara pure una delegazione del ministero dell’Agricoltura serbo. Nel corso del progetto sono stati approfonditi diversi aspetti che hanno riguardato lo sviluppo economico e sociale delle aree rurali e periferiche e in particolare gli orientamenti strategici comunitari di “Europa 2020” e la Pac 2020, produzione alimentare efficiente, gestione sostenibile, risorse naturali e azioni per il clima, occupazione rurale e sociale, economia rurale e diversificazione, diversità, piccole aziende e mercati locali.La cooperazione con i Balcani. All’interno del progetto, particolare interesse hanno raccolto alcune esperienze significative abruzzesi: il sistema branding e di sostenibilità di prodotti tipici abruzzesi, la governance territoriale espressa dai gruppi di azione locale, le misure del Piano di sviluppo rurale a sostegno dell’innovazione dei sistemi rurali e la loro internazionalizzazione. All’incontro hanno preso parte anche Maria Grazia Rando (Dipartimento della cooperazione decentrata del ministero degli Affari esteri), Iviza Ezdenci (direttore generale Agenzia nazionale per lo sviluppo regionale della Repubblica Serba) e il presidente di Confartigianato Abruzzo Angelo Taffo. Il progetto è cominciato nel 2009 e si concluderà in questo mese di aprile con un appuntamento finale a Matera il 13 e il 14. “Si tratta di un’iniziativa importante – ha dichiarato Angelo Taffo – volta a creare un collegamento tra le nostre imprese agricole e quelle di alcuni Paesi dei Balcani. In particolare, abbiamo cercato di mostrare il nostro mondo del lavoro, di far conoscere le nostre leggi, in modo da poter agevolare l’imprenditore che abbia voglia d’investire nel nostro Paese”. Inoltre, “si è cercato di portare le nostre maestranze in quei Paesi per facilitare le esportazioni e, perché no, conoscere le loro peculiarità e qualità per utilizzarle al meglio. Presto – ha concluso Taffo – faremo un progetto simile per il settore dell’artigianato”. E, in linea generale, secondo quanto ha riferito Iviza Ezdenci, “l’idea è quella di far proseguire le attività e presentare altri programmi di cooperazione”.Una crisi che non si arresta. Questo è un momento particolarmente difficile per l’economia agricola nazionale. In Abruzzo le cose non vanno sicuramente meglio: secondo la Coldiretti regionale, infatti, il territorio è fortemente colpito dalla sfavorevole congiuntura economica. Ma, nonostante tutto, tiene il comparto teramano: alla fine del 2010 le aziende agricole attive nel teramano ammontano a 6.579 segnando una flessione di appena -0,7% rispetto all’anno precedente (che ne contava 6.630), mentre a Pescara le imprese attive passano da 4.899 unità del 2009 a 4.772 del 2010 (-2,6%), a Chieti da 15.828 a 15.258 (-3,6%) e a L’Aquila, dove le imprese passano dalle 4.826 alle 4.504 unità, si registra il decremento maggiore, pari a -6,6%. La fotografia scattata dalla Coldiretti Teramo si basa sull’elaborazione degli ultimi dati diffusi da Infocamere. La fetta maggiore delle imprese agricole della provincia di Teramo, pari a 6.338, si occupa di coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali, caccia e servizi connessi, mentre sono 180 quelle dedite alla pesca e all’acquacoltura e 61 le imprese che si occupano di silvicoltura e utilizzo di aree forestali. “La tenuta nel numero d’imprese agricole nel comprensorio teramano – ha dichiarato Raffaello Betti, direttore provinciale di Coldiretti L’Aquila – dimostra come il settore primario sia riuscito a far fronte a tempi difficili e anche a salvaguardare l’occupazione malgrado il calo dei redditi dovuto in particolare all’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche, dei fertilizzanti e dei fitofarmaci”. Intanto gli agricoltori dell’aquilano tornano a fare i conti con i costi di produzione. Le oltre 4 mila aziende agricole della provincia, infatti, devono far fronte a un progressivo e penalizzante incremento dei prezzi di mangimi e prodotti energetici ai quali si aggiungono oneri previdenziali e a carattere burocratico che si ripercuotono inevitabilmente sulla competitività e sui livelli occupazionali. “Come Coldiretti – ha continuato Betti – ci stiamo impegnando nella promozione di un progetto per una filiera agricola tutta italiana, finalizzato a tagliare le intermediazioni e offrire prodotti alimentari ‘firmati’ dagli agricoltori e venduti al giusto prezzo attraverso la rete di Consorzi agrari delle cooperative e delle imprese agricole”.a cura di Alessandra Circi(06 aprile 2011)