L’UE in breve

Diritti dei cittadini: relazione della Commissione”Per far sì che la Carta venga messa in pratica occorre che i cittadini conoscano i propri diritti e sappiano come esercitarli per ottenere giustizia”: Viviane Reding, commissaria Ue per la giustizia, chiarisce gli intenti della relazione sui progressi realizzati in materia di rispetto dei diritti fondamentali nell’Ue, pubblicata nei giorni scorsi dall’Esecutivo. La Carta dei diritti fondamentali è diventata giuridicamente vincolante con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona (dicembre 2009). Essa deve essere rispettata da Parlamento europeo, Consiglio e Commissione quando preparano nuove leggi comunitarie, ma anche dalle autorità nazionali quando attuano il diritto dell’Unione. La Commissione ha dunque presentato una relazione che intende far luce sull’applicazione della Carta. “L’Unione non è un supergendarme dei diritti fondamentali – ha spiegato Reding -. La Carta si applica principalmente alle istituzioni comunitarie. I giudici nazionali devono però far rispettare i diritti sulla base delle rispettive costituzioni nazionali”. La relazione si articola in sei capitoli che corrispondono ai sei titoli della Carta dei diritti fondamentali: dignità, libertà (fra cui libertà di espressione e informazione; libertà di religione…), uguaglianza, solidarietà (ad esempio cura della salute, tutela dei consumatori), cittadinanza (libertà di movimento e di residenza) e giustizia.Richiedenti asilo: record per Francia e GermaniaNell’Unione europea i richiedenti asilo nel corso del 2010 sono stati 257.800, in lieve calo rispetto ai 264mila dell’anno precedente. Lo rende noto Eurostat, che ha portato a termine i calcoli relativi ai 27 Stati aderenti proprio nel momento in cui l’arrivo di profughi dal Maghreb verso le coste europee del Mediterraneo ha riaperto il dibattito sull’accoglienza degli stranieri (il tema fra l’altro è all’ordine del giorno del Parlamento europeo riunito a Strasburgo dal 4 al 7 aprile). Secondo le cifre di Eurostat, nell’Ue si sono registrate dunque 515 domande di asilo ogni milione di abitanti. Divisi per nazionalità, sono gli afghani i primi richiedenti asilo in Europa (20.600, ossia l’8% del totale), seguiti da russi (18.500), serbi (17.700), iracheni (15.800), somali (14.400). Il maggior numero di domande è stato presentato invece in Francia (51.600), cioè un quinto del totale, seguita da Germania (48.500), Svezia (31.900), Belgio (26.100), Regno Unito (23.700), Paesi Bassi (15.100), Austria (11.100), Grecia (10.300), Italia (10.100), Polonia (6.500). In rapporto alla popolazione nazionale i Paesi che hanno avuto il maggior numero di domande sono stati, nell’ordine, Cipro, Svezia, Belgio, Lussemburgo, Austria. Rispetto al numero di domande depositate, sono state assunte nell’Unione 222mila decisioni di prima istanza: in 167mila casi è stata negato l’asilo (75%), a 27mila richiedenti è stato assegnato lo status di rifugiati, 20.400 persone hanno avuto protezione sussidiaria e 7.600 sono state accolte “per ragioni umanitarie”.Programma per avvicinare l’Ue ai partner orientali”Un nuovo strumento regionale volto a favorire lo sviluppo economico per l’area del partenariato orientale”: il programma East-Invest è un fondo istituito dall’Unione europea, dotato per ora di quasi 9 milioni di euro, che l’Ue mette a disposizione per alcuni progetti volti alla crescita economica di Paesi come Russia, Bielorussia, Moldova, Armenia, Azerbajan, Georgia, Ucraina, Egitto, Giordania, Libano, Marocco, Tunisia (si tratta precisamente di 16 Paesi e di 85 partner economici e sociali che afferiscono al progetto). “Questo è uno dei molteplici strumenti concreti che accompagnano i Paesi del partenariato orientale e li aiuteranno a mettere in opera delle riforme economiche in vista di una maggiore integrazione con l’Ue”, spiega Stefan Füle, commissario all’allargamento e alla politica di vicinato. Tra gli obiettivi del nuovo fondo figurano il miglioramento degli scambi commerciali, gli investimenti, il sostegno alle piccole e medie imprese. Politica spaziale, vantaggi per la vita quotidianaLa “prima tappa” di una “politica spaziale integrata che sarà ampliata con la nuova base giuridica prevista dal Trattato di Lisbona”: viene inserita in questo contesto la comunicazione resa nota il 4 aprile dalla Commissione europea, con possibili ricadute concrete su diversi settori economici e sulla vita quotidiana dei cittadini (comunicazioni, sicurezza dei trasporti, imprese e banche, lavoro, ambiente). “L’articolo 189 del Trattato di Lisbona – ha spiegato l’Esecutivo – conferisce all’Unione europea un ruolo esplicito nell’elaborazione di una politica volta a esplorare e utilizzare lo spazio, al fine di promuovere il progresso tecnico e scientifico e la competitività industriale”. “Migliorare la sicurezza e la vita dei cittadini grazie alla radionavigazione, guidare i trattori via satellite per ottimizzare le rese agricole, rendere più efficiente la risposta in caso di crisi umanitaria… Non è fantascienza – spiega la Commissione -, sono solo alcuni esempi delle innovazioni connesse alle tecnologie spaziali diffuse ai nostri giorni”.