TERREMOTO ABRUZZO
L’Aquila: il giornale diocesano come segno di speranza
Sono passati due anni dalla notte tra il 5 e il 6 aprile 2009, quando un forte terremoto spezzò a L’Aquila e dintorni 309 vite umane, sogni e speranze. Su richiesta di mons. Giuseppe Molinari, arcivescovo della diocesi abruzzese, oggi alle ore 10, tutte le campane delle parrocchie suoneranno per un minuto per ricordare le vittime del sisma. È confermata la presenza a L’Aquila del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che parteciperà alla messa delle ore 12 e sul sagrato della Basilica saluterà i parenti delle vittime e tutta la popolazione aquilana. Anche se a due anni di distanza, non tutti i problemi sono risolti, restano tante ferite e bisogna ancora rimboccarsi le maniche, non mancano segni di speranza. Come il quindicinale dell’arcidiocesi, "Vola", nato proprio dopo il terremoto per dare un segno di speranza alla comunità tanto provata. Dal 13 luglio 2009, "Vola" continua ad essere vicino alla gente e per il secondo anniversario del sisma dedica un’edizione speciale alla tragedia che ha cambiato la vita di tanti. Sul numero speciale le riflessioni dell’arcivescovo, mons. Giuseppe Molinari, del vescovo ausiliare, mons. Giovanni D’Ercole, del direttore di "Vola", don Claudio Tracanna, e di molti altri.
Con umiltà. "Un piccolo giornale può aiutare una comunità frammentata dal sisma a resistere, a essere nella lacerazione un segno di unità, di condivisione e di speranza? Dalla risposta a questa domanda, all’indomani della tremenda scossa, è nata l’avventura di ‘Vola’". Nel suo contributo per lo speciale a due anni dal terremoto, Paolo Bustaffa, direttore del SIR, parla delle caratteristiche che contraddistinguono il quindicinale "Vola". Ma "quale volto dare al giornale?". Per Bustaffa, non c’è "nessun dubbio: quello della gente, quello di una comunità cristiana duramente provata ma non rassegnata e tanto meno disperata". Ma come scrivere pagine di carta, si chiede il direttore del SIR, "mentre ogni giorno venivano scritte pagine di sofferenza, di dolore e di tristezza?". "Umiltà", spiega, "è stata la parola chiave di allora e ‘umiltà’ è la parola chiave di oggi. Non certo un complesso di inferiorità ma la fierezza di appartenere a una terra ‘tosta’ anche se lacerata, a un ‘humus’ fertile anche se sconvolto. Una ‘umiltà’ nata dall’esperienza del limite umano di fronte al mistero della sofferenza e della morte". "Ascoltare, condividere e raccontare la vita di persone, famiglie e comunità: queste le tre scelte di fondo" di "Vola". Scelte fatte "tutte alla luce della fede e dell’appartenenza ecclesiale e tutte con il desiderio di una ricostruzione non solo materiale". L’avventura di questo giornale che sta arrivando ai due anni di vita, "continua così a essere vissuta come servizio a una comunità cristiana che ama volare alto evidenzia Bustaffa senza perdere di vista quanto si muove sul terreno ma anche senza rinunciare a spingere verso l’Alto i pensieri, le parole e le scelte dei lettori".
La ricostruzione. Lo speciale di "Vola" per il secondo anniversario del terremoto raccoglie tante voci, ognuna racconta una storia, uno spaccato di vita. Vite che, malgrado il dolore, la morte, la distruzione, hanno continuato a guardare avanti. Così mons. Orlando Antonini, nunzio apostolico in Serbia, ma originario di Villa Sant’Angelo, uno dei paesi abruzzesi più colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009, guarda avanti e ipotizza come dovrà essere L’Aquila del futuro. "Per quelli che amano davvero la città ed hanno il coraggio delle scelte, L’Aquila, se dev’essere ricostruita ‘dov’era’, sul che non si discute, non dovrebbe esserlo ‘com’era’ in ogni caso afferma il presule . Essa dovrebbe esser recuperata, profittando dell’occasione più unica che rara delle distruzioni e danni causati dal sisma del 2009, oltre che nei suoi singoli monumenti, anche nel suo complesso: la città in quanto tale, cioè, comprendendo il tessuto edilizio connettivo e soprattutto, si badi bene, la trecentesca cinta muraria".
Luci di speranza. Anche se non nega le difficoltà della ricostruzione e la crisi economica, Fausta Tinari, presidente provinciale di Mcl (Movimento cristiano lavoratori), vuole guardare avanti in modo positivo: "Le luci della fiaccolata commemorativa che quest’anno si svolge proprio come nell’anno passato, devono essere luci di speranza, l’uomo ha bisogno della grande speranza per poter vivere il proprio presente e per chi come me è cristiano la grande Speranza è rappresentata, come dice il nostro Pontefice, da ‘quel Dio che possiede un volto umano e che ci ha amati fino alla fine’, e che a piccoli passi ci aiuterà a tornare alla semplicità delle nostre vite".
Dal letame nascono i fiori. Nelle parole di una giovane, Evelina Capannolo, il ricordo della città universitaria: "Quando cammino lungo le vie del centro storico martoriate dal sisma, rivedo tutta la mia vita: le prime feste a scuola, le confidenze scambiate, i primi amori. Mi dico che proprio in quelle strade c’è tutta la mia vita, la memoria personale, l’identità e quelle radici a cui sono ancora tanto legata. Sogno di poterle rivedere un giorno, sogno che la città venga ricostruita e con essa il tessuto sociale che si è pericolosamente disgregato". "Mi piace pensare ammette la giovane che tutto questo non sia successo invano, mi piace pensare che ci sia in serbo per noi qualcosa di bello, di grande perché in fondo sono convinta che dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori".