COMECE

Il compito dell’Europa

Prolusione di mons. van Luyn alla sessione plenaria di primavera

Crisi finanziaria, terremoto in Giappone e catastrofe nucleare, le prospettive aperte dalla “primavera rivoluzionaria nel mondo arabo” e la condizione di fragilità delle minoranze cristiane in Medio Oriente. Sono le questioni e le sfide con le quali si confronta l’Unione europea e che “richiedono oggi dai suoi uomini politici capacità di attenta valutazione e di rapide azioni”. Si è aperto con queste parole la sessione plenaria di primavera della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), in corso a Bruxelles dal 6 all’8 aprile. A pronunciarle è stato il suo presidente mons. Adrianus van Luyn, vescovo di Rotterdam, che nella prolusione ai vescovi europei ha delineato in particolare tre problematiche: crisi finanziaria, nucleare, cristiani in Medio Oriente. Crisi finanziaria. Pur ammettendo che i vescovi non sono degli “specialisti” in materia economico-finaziaria, mons. van Luyn intravede – in questo periodo di crisi che ha messo in ginocchio alcuni Paesi dell’Ue – un “punto chiaramente positivo” e cioè la volontà manifestata dagli Stati dell’Unione europea – ad eccezione di Regno Unito e Svezia – di “collaborare più strettamente in futuro”. Ed ha aggiunto: “Nei mesi passati abbiamo visto emergere una comunità fondata sui valori della solidarietà e responsabilità. Impegnarsi a venire in aiuto a chi è in difficoltà, è dare l’opportunità di fare ordine nei propri affari. E questo rafforzamento della solidarietà nell’Ue è frutto di una maggiore presa di responsabilità da parte degli Stati”. Ma la crisi finanziaria fa emergere anche un altro aspetto: “Una cosa è sempre più chiara: abbiamo vissuto per troppo tempo in Europa sopra i nostri mezzi. Non abbiamo condiviso le nostre ricchezze né con chi vive nella povertà negli altri Paesi del mondo, né con i figli che ereditano oggi l’elevato debito dei loro genitori senza che ne siano responsabili”. Energia nucleare. Altro tema trattato nella prolusione è stata la catastrofe nucleare che oltre al terremoto e allo tsunami sta profondamente colpendo il Giappone. “Anche se non è comparativamente prevedibile vedere che in Europa un reattore nucleare possa essere colpito da uno tsunami, nulla comunque può oggi garantire che un giorno o l’altro e per altre ragioni, una catastrofe non possa avere luogo”. Inoltre, mons. van Luyn ha ribadito che “una volta passate le azioni immediate e le reazioni esagerate, benché comprensibili, circa la domanda di una uscita immediata dal nucleare, dovremmo seriamente chiederci se possiamo veramente assumerci i rischi e le conseguenze generate da uno stile di vita che richiede un sovraccarico di energia. Dopo aver preso coscienza dell’impatto che le fonti di energia provenienti dalla produzione di CO2 hanno sull’ambiente, dobbiamo oggi riflettere sull’energia nucleare che sembrava a prima vista meno inquinante”. Il vescovo olandese va più in profondità e argomenta che le economie, così come oggi sono fondate, “non permettono allo stato attuale di uscire dal nucleare”. Ne è un esempio emblematico la Francia, dove il 75% dei suoi bisogni energetici sono soddisfatti dal nucleare. Ecco perché “dovremmo fondamentalmente cambiare i nostri stili di vita e orientarci verso stili più modesti, economici e duraturi e puntare su fonti di energia più rispettose dell’ambiente”. “In materia di politica energetica – ha proseguito -, la Chiesa non dispone di competenze dirette”. Ma “la gente attende dalla Chiesa delle alternative che vadano al di là di soluzione esclusivamente tecniche per rivolgersi, più profondamente, all’umanità di ciascuno e incoraggiare le persone a ricercare, trovare, osare il cammino verso una vita diversa, più sobria”.Medio Oriente. Nella prolusione, mons. van Luyn ha infine espresso a nome di tutti i vescovi europei preoccupazione per la “situazione opprimente” in cui vivono i cristiani del Medio Oriente e per “il pericolo di vedere scomparire il cristianesimo da luoghi in cui è nato e ha posto la sua dimora per più di due millenni”. “Siamo ancora scioccati – ha affermato – dagli attentati sanguinari contro le Chiese cristiane in Egitto e Iraq”. Riferendosi alle rivoluzioni che si sono svolte in questi ultimi mesi nei Paesi del Nord Africa in nome della libertà e democrazia, il vescovo ha precisato che “nonostante le evoluzioni di queste ultime settimane, la situazione delle minoranze cristiane resta precaria” e “occorre pertanto proteggerle”. Il presidente della Comece ha quindi elencato una lunga serie di interrogativi: “Quali sviluppi possiamo oggi attenderci dopo la ritirata e l’espulsione dei vecchi detentori del potere?”, “quali sono le chance di una democratizzazione senza prospettive di un reale miglioramento della situazione economica? Non si rischia forse al contrario di rafforzare la frustrazione, già molto forte, nelle giovani generazioni”. Rispetto a queste e anche alle altre questioni di attualità, il vescovo olandese ha concluso: “No, la Chiesa cattolica non ha strategie, piani di azione o risposte confezionate a queste sfide. Di contro, può proporre un suo aiuto per la riflessione e l’elaborazione di soluzioni”.