MINORANZE IN EUROPA
Sulla sponda del Mediterraneo
“Garantire e tutelare collettivamente” le minoranze etniche e religiose in Europa e su tutta la sponda del Mediterraneo, “anche se persistono problemi di convivenze e integrazione”. Di questo si è parlato al convegno internazionale organizzato dal Cipmo, Centro italiano per la pace in Medio Oriente, che si è svolto a Torino presso il Circolo dei Lettori sul tema “Minoranze etniche e religiose nel Mediterraneo”. Per due giorni, hanno preso la parola imam, esponenti delle comunità ebraiche, rappresentanti delle comunità armene, copte, curde, Rom e berbere. In molti Paesi del Sud del Mediterraneo – spiegano i promotori del convegno – le minoranze vengono concepite come una presenza da tollerare e da controllare, nonché come un possibile fattore di indebolimento delle diverse realtà statuali”. Molte delle minoranze su sui si concentreranno i lavori del convegno sono maggioranza nella sponda opposta del Mediterraneo. “Si ritiene pertanto – spiegano i promotori – confrontare l’esperienza maturata in Europa con la situazione esistente nella sponda sud del Mediterraneo, dando voce non solo a esponenti di minoranza, ma anche delle maggioranze, onde garantire una riflessione articolata e complessa”.Popoli allo specchio. Da sempre tema spinoso e ricco di implicazioni, la questione delle minoranze è oggi più che mai attuale con l’esplodere dei movimenti per la rivoluzione democratica in tutta l’area mediterranea. “Non è casuale – ha detto Janiki Cingoli, direttore del Cipmo – che la prima scossa, in Egitto, si sia avuta con la manifestazioni dei cotpi, a seguito dell’attentato di capodanno contro la loro chiesa ad Alessandria”. E non è un caso se “in Tunisia siano state le zone berbere le più attive nella protesta contro Ben Ali, contribuendo in maniera determinante alla sua caduta”. Le minoranze etniche e religiose nell’area sud del Mediterraneo hanno infatti visto in molti casi negata la loro identità e la loro stessa esistenza mentre in Europa si è venuta affermando una concezione più articolata e complessa che vede nelle minoranze “un fattore di potenziale arricchimento e non di indebolimento delle diverse compagini nazionali”. Da qui l’idea del Cipmo di “consentire agli esponenti delle minoranze e delle maggioranze di questi Paesi di guardare negli altri anche se stessi”. “È quello – spiega Cingoli – che potremmo chiamare un effetto specchio: maggioranza in Europa, i cristiani sono minoranza nei Paesi arabi, al contrario di quanto capita ai musulmani. Gli ebrei, minoranza in Europa e nei Paesi arabi, sono maggioranza in Israele, che ha una forte minoranza araba. I turchi che guardano con sospetto alle loro minoranze armena e kurda, sono presenti con forti minoranze in molti Paesi europei”. La condizione degli ebrei. “Solo quando una minoranza è posta nelle condizioni di dare ed esprimere il meglio di sé – dice Tullio Levi, presidente della Comunità ebraica di Torino -, essa può davvero essere una grande ricchezza per il Paese in cui vive. Se invece viene schiacciata e non le vengono date le condizioni per esprimersi, quella stessa minoranza inevitabilmente diventa un problema”. “Gli ebrei – ha detto Levi – sono il paradigma della condizione di minoranza in tutta l’Europa e nel corso dei millenni”. Eppure, anche in questa condizione, le comunità ebraiche hanno dato nei secoli contributi importanti alla crescita e allo sviluppo dei Paesi in cui sono state accolte. Tullio Levi ha ricordato l’esempio della Spagna e nel 150° anniversario dell’unità di Italia, “il contributo degli ebrei alla costruzione del Paese, dal mondo accademico, alla scienza, alla politica”. E questo è stato possibile perché “gli ebrei hanno goduto dei diritti di tutti”. Ma con i diritti – ha aggiunto il rappresentante della comunità ebraica di Torino – ci sono anche “i doveri” e “due condizioni imprescindibili: il rispetto della democrazia e della Costituzione”. “E di questo gli ebrei – ha concluso – sono stati esempi di lealtà”.La condizione dei musulmani. “La società occidentale e l’Europa sono diventate l’universo mentale in cui si riconoscono i musulmani che vivono in Europa e che oggi si trovano in alcuni Paesi alla terza se non addirittura alla quarta generazione”. A parlare è uno degli esponenti di spicco dell’Islam francese, Tareq Oubrou, imam della moschea di Bordeaux e presidente dell’Associazione degli imam di Francia. Oubrou si dice convinto che “è possibile oggi essere totalmente musulmani e totalmente europei” ma ha anche constatato come “la presenza dei musulmani oggi in Europa è una presenza che fa ancora paura”. Da parte quindi all’Europa spetta il compito di dimostrare “la solidità dei suoi valori universali rendendosi capace di assorbire la presenza musulmana”. Ai musulmani il compito di “adattare la nostra visibilità religiosa alla cultura in cui viviamo”. Una strada percorribile. D’altra parte – ha osservato l’imam – “nel corso dei secoli l’Islam ha integrato molte culture, perché non può farlo con la cultura europea?”.