PARLAMENTO UE
Libia, Mediterraneo, nucleare, rom, violenza contro le donne
Gli avvenimenti bellici in Libia, l’emergenza umanitaria nel Mediterraneo, le sollevazioni popolari in Medio oriente, il diritto di asilo, la violenza contro le donne, l’inclusione dei rom, la sicurezza nucleare, il bilancio comunitario: è lungo l’elenco degli argomenti affrontati dalla sessione plenaria dell’Europarlamento svoltasi a Strasburgo dal 4 al 7 aprile. I lavori sono però stati segnati da quanto avviene sulle coste del nord Africa e dagli sbarchi a Malta e Lampedusa. E c’è attesa per quanto verrà deciso dai 27 governi durante il Consiglio dei ministri degli interni fissato per l’11 aprile. Affrontare l’emergenza, guardare oltre. Con un occhio ai giornali e l’altro ai documenti dell’emiciclo, gli eurodeputati riflettono anzitutto sulla necessità di andare ai motivi di fondo dell’emigrazione nordafricana; ma si impone anche l’urgenza di “condividere – come ha detto la commissaria Cecilia Malström – il problema dei massicci afflussi di profughi sulle sponde” meridionali dell’Europa. Il Parlamento europeo ha approvato a questo riguardo un rapporto di iniziativa intitolato “Flussi migratori causati da instabilità: portata e ruolo della politica estera dell’Ue”. Sono numerosi gli aspetti sui quali si dibatte: sviluppo economico nei Paesi vicini all’Ue, democrazia e stabilità politica, partnership economiche, ruolo dell’Unione sulla scena internazionale. Herman Van Rompuy (presidente del Consiglio europeo) e José Manuel Barroso (presidente della Commissione) si sono confrontati in maniera vivace con i parlamentari. L’italiano Fiorello Provera, estensore della risoluzione su Lampedusa approvato dall’aula, indica due “ragioni” che hanno guidato la definizione del testo: “Valutare in maniera pragmatica il fenomeno dell’immigrazione e delle sue cause strutturali, a prescindere da pregiudizi politici o ideologici”; “approfondire il ruolo della politica estera, al fine di individuare le possibilità di intervento sulle ragioni profonde dell’immigrazione”. Secondo Provera “è necessario intervenire sulle cause di instabilità dei Paesi di origine dei migranti, attraverso una cooperazione regionale con questi Stati e con quelli di transito”. Provera sostiene che “a una politica europea di gestione dei grandi flussi migratori deve corrispondere l’accettazione del concetto di burden sharing” (condivisione degli oneri), “coerentemente col dovere di solidarietà degli Stati, previsto dall’articolo 80 del Trattato Ue”.Ogni Stato faccia la sua parte. Proprio nei giorni di sessione, nuovi sbarchi e naufragi con numerose vittime hanno segnato il dibattito a Strasburgo, spingendo gli eurodeputati a insistere per un intervento comune dell’Europa per l’accoglienza dei profughi provenienti da Libia e Tunisia. Su iniziativa di cinque parlamentari di altrettanti gruppi politici dell’emiciclo (Popolari, Socialisti e democratici, Verdi, Liberali e Sinistra unita) si chiede l’impegno di ogni Paese ad accettare una quota di rifugiati. Rui Tavares, portoghese, relatore per il dossier sui profughi (codecisione con il Consiglio) accusa gli Stati membri: “Le trattative procedono da un anno ma i governi non hanno mai considerato il problema dei profughi come una urgenza. È finito il tempo delle chiacchiere e bisogna agire. Occorre allentare la pressione su Malta e Lampedusa. E serve un corridoio umanitario tra la Libia e i Paesi di provenienza dei rifugiati, come ad esempio Somalia, Eritrea, Etiopia”. La deputata tedesca Nadja Hirsch aggiunge: “Bisogna predisporre azioni comuni per evitare il ripetersi di questi drammi. Gli Stati membri dell’Ue dicano chiaramente quante persone possono accogliere. Abbiamo già avuto troppi morti”.Voglia di fuggire e nuove speranze. “Quelle morte in questi giorni nel Mediterraneo erano persone che avevano bisogno della protezione internazionale. Avevano certo ottimi motivi per scappare dal loro Paese se si sono avventurate in mare in quelle condizioni… Ma non c’è stata risposta. I Paesi europei devono dare delle vere risposte”: Franziska Keller, parlamentare tedesca, richiama l’impegno solidale degli Stati dell’Unione. L’emiciclo ha fra l’altro osservato il 6 aprile un minuto di silenzio per ricordare le vittime dell’esodo forzato. Antonio Masip Hidalgo, eurodeputato spagnolo, afferma dal canto suo: “Chiederò anche al mio governo di dire chiaramente di quante persone intende farsi carico. Io sono un giurista, ma adesso è ora di dire basta ai cavilli giuridici. Ogni Paese si faccia carico di una quota di profughi”. Hans-Gert Poettering, deputato tedesco ed ex presidente dell’Assemblea, sottolinea un altro aspetto: “Ciò che sta avvenendo in nord Africa è motivo di speranza. In un recente viaggio in Egitto e Tunisia ho incontrato tanti giovani, che hanno espresso la volontà di vivere in una società libera e democratica. Queste sono attese che accomunano musulmani, cristiani e persone di altre religioni”. “Se rivoluzioni pacifiche avranno successo in questi Paesi, si smentirà l’esistenza del conflitto di civiltà”.