UNIVERSITÀ

Tornino i “maestri”

Concluso oggi ad Ancona il seminario Cei

"Siamo nella nebbia, ma ne vale la pena": nel tracciare le conclusioni del Seminario di studio "Pastorale universitaria. Questioni e prospettive" che si è svolto ad Ancona ieri e oggi, don Maurizio Viviani, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università (Unesu), è partito dalla situazione non sempre facile del contesto universitario per delineare le prospettive di un servizio faticoso ma importante, che accompagna i giovani in una fase cruciale della vita. All’evento hanno partecipato cappellani universitari, religiosi e religiose che si occupano degli studenti nei collegi o nelle parrocchie universitarie, giovani impegnati in gruppi e movimenti negli atenei e altri ancora provenienti da tutt’Italia.

Da dove ripartire. "In base anche agli interventi di questi giorni il quadro che emerge – ha sottolineato don Viviani – è quello di un generale smarrimento, di una frammentazione e dispersione dei nostri studenti nelle università". Ci sono poi i problemi "strutturali" degli atenei italiani, per non parlare della carente, se non del tutto assente, relazione educativa tra studenti e docenti. "Di fronte a tutto questo noi abbiamo delle certezze da cui ripartire – ha aggiunto – e sono il Vangelo, la Chiesa, i nostri carismi, il nostro impegno, gli Orientamenti pastorali e i temi sulle questioni ultime, a cui i giovani sono sensibili". Il direttore ha poi indicato agli operatori presenti alcune piste sul "come servire" oggi nella pastorale universitaria: "prima di tutto essere noi stessi ‘unificati’", se l’unità della persona è il valore che si vuole trasmettere; poi "essere lievito", "dare fiducia ai giovani", "valorizzare i loro talenti", "mettersi sulla loro lunghezza d’onda" ma anche tornare a "essere maestri" e dedicarsi a una "diaconia dell’intelligenza e dell’intera persona". Il convegno si è svolto nella città dorica che sarà la sede del XXV Congresso eucaristico nazionale (Cen) a settembre, e proprio in previsione di questo evento l’Unesu ha indetto un concorso per le scuole di ogni ordine e grado (www.congressoeucaristico.it). I lavori premiati saranno poi presentati nel corso del Cen, l’8 settembre.

Chi sono gli universitari. Questa mattina è stata anche l’occasione per riflettere su "chi sono" oggi veramente i giovani universitari. Ci sono quelli "concentrati e determinati negli studi – ha affermato Riccardo Grassi, ricercatore dell’Istituto Iard – e quelli che intanto frequentano l’università perché non sanno cosa fare nella vita; ci sono studenti che vanno sotto stress per rispondere alla richiesta di prestazioni molto elevate e quelli che nel periodo universitario costruiscono una rete di relazioni che poi torneranno utili". Grassi ha sottolineato che gli studenti vivono in un contesto in cui l’accesso al mondo del lavoro è sempre più complicato e lontano, risentono fortemente delle tendenze culturali di questo periodo segnate soprattutto dalla "frattura tra valori enunciati e valori vissuti e agiti". Negli universitari si riscontra un atteggiamento improntato al "soggettivismo", al "pragmatismo" e a una "fiducia condizionata". Dagli studenti arriva poi, molto forte, la richiesta della "valorizzazione dei talenti": grande in loro è la frustrazione di aver interiorizzato il "concetto di merito" ma di "non riuscire a farlo valere sia nel mondo del lavoro che in quello del sociale". Passando all’atteggiamento verso la fede, Grassi ha presentato un’analisi sui ragazzi dai 15 ai 29 anni che indica come in questa fascia d’età ci sia "voglia di trascendenza e spiritualità" ma "non di religione"; dal 2004 al 2010, i giovani italiani che si definiscono cattolici sono passati dal 69% al 53%, con la perdita, in sei anni, di circa un milione di ragazzi.

In attesa dei decreti. Ieri Paola Potestio, ordinaria della Facoltà di economia di Roma Tre, ha invece affrontato il tema della riforma Gelmini alla quale, con “una lettura della riforma più indipendente e libera dalle esasperazioni delle contrapposizioni politiche non si può non riconoscere una genuina volontà riformatrice”. Per la docente, tuttavia, questo riconoscimento lascia aperta la “questione cruciale: la capacità della riforma di fermare il declino delle strutture universitarie e di imprimere una svolta al sistema”, i cui problemi “sono stati acuiti o lasciati irrisolti dalle riforme della fine degli anni ’90”. La valutazione sulla riforma è poi resa difficile perché essa rinvia a “una serie corposa di decreti delegati”.

La scomparsa dei "maestri". L’altro intervento della giornata, quello di Paola Dal Toso, docente di storia della pedagogia dell’Università di Verona, ha messo a fuoco il problema del legame educativo. "Sicuramente l’università è un luogo di incontro tra generazioni diverse – ha precisato – ma dal punto di vista del docente non si può dire che l’università sia una comunità educante". Oggi al professore non si chiede di essere "un maestro di vita" ma di trasmettere semplicemente "nozioni e competenze". Per Dal Toso alcune occasioni sono offerte dalle "lezioni da cui, a volte, si ottengono dei riscontri, magari anche dopo molto tempo", dal "ricevimento studenti", dallo "scambio di mail" e soprattutto dalla "stesura della tesi". "Dobbiamo essere consapevoli – ha concluso – che il nostro è un lavoro di semina, i risultati non si vedono, e comunque, quello che conta più di tutto è la credibilità dell’educatore, perché i ragazzi ti sanno riconoscere".